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“Luce d’estate, ed è subito notte”, di Jón Kalman Stefánsson

Creato il 04 ottobre 2017 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe
“Luce d’estate, ed è subito notte”, di Jón Kalman Stefánsson

"[...] dopo essermi occupato per molto tempo di tematiche più astratte e filosofiche, volevo scoprire cosa fosse la vita, la passione, la morte; e scrivere di quanto fosse difficile, a volte, vivere per un essere umano, uno qualunque, cercando di essere una brava persona, di avere una vita dignitosa, pur essendo allo stesso tempo un essere così imperfetto in un mondo davvero imperfetto."*

Nel 2005, dopo la scrittura di romanzi più 'filosofici', come dice nella citazione d'apertura di questo articolo, decide di voler cambiare un po' modus operandi. Lascia quindi da parte la narrazione in prima persona singolare e passa a un racconto più corale, in grado di coinvolgere tipi molto diversi di persone, e decide di sporcarsi le mani con temi più terreni e carnali. Il risultato è Jón Kalman Stefánsson, islandese, classe 1963. Passa la vita facendo svariati lavori e scrivendo tre raccolte di poesie. Poi decide che la poesia non basta e passa alla narrativa e riesce a scrivere dei romanzi che con la poesia condividono, probabilmente, un cuore e un certo senso del ritmo e della parola. La scrittura di Stefansson è infatti qualcosa di unico, di magico, in grado di richiamare alla mente la scrittura in versi ma anche i paesaggi nordici, così ampi e naturali e così estremi e bellissimi allo stesso tempo. Luce d'estate, ed è subito notte, un libro che, in qualche modo, e proprio come suggerisce il titolo, procede per contrasti.

Luce d'estate, ed è subito notte è un ibrido. Non è un romanzo e non è un'antologia di racconti, ma in qualche modo è un misto delle due cose. Si seguono infatti le vicende e le storie di alcuni abitanti di un villaggio islandese, passando da uno all'altro, di capitolo in capitolo, senza smettere di intrecciare le vite tra di loro ma raccontando vicende che potrebbero essere ben distinte.
Il libro diventa un affresco di una comunità, uno studio di un piccolo nucleo per raccontare un po' tutti, perché come si dice sul retro di copertina: "A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande". Ed è proprio così che succede. Il libro si Stefánsson è una lente di ingrandimento su un mondo piccolo ma ripetibile grossomodo ovunque. C'è la storia dell'uomo che tradisce la moglie, quella del giovane impacciato, quella del vagabondo che ritorna a casa, quella della persona agiata che cambia completamente vita, ecc. Storie piccole e grandi allo stesso tempo. Storie di tutti.

" L'essere umano non si mantiene bene come il titanio, e la sua storia potrebbe essere riassunta così: Quello che ha nel cuore, quello che ha nelle ossa, nel sangue, e poi il movimento di una mano una sera d'ottobre."**

La narrazione procede, come dicevo prima, per contrasti. La luce e l'oscurità, il giorno e la notte, la vita vissuta e la vita desiderata, l'opportunità e il rimpianto, la felicità e l'infelicità, la paura e il coraggio.Non c'è una vera trama che collega il tutto, ma episodi che, messi insieme, ci raccontano, raccontano ciò che siamo, ciò che vogliamo.A tratti sembrano quasi fiabe bizzarre, a tratti la storia del nostro vicino di casa, ma è sempre presente la ricerca di una felicità, seppur casalinga, minuta, in contrasto con quello che in effetti capita. Il desiderio contro il caso, la fatalità. E il finale del libro dona, in questo senso, tutta una visione nuova su quanto successo prima.
Perché la verità è che forse non c'è nessuna verità più grande da trovare. Perché forse siamo solo creature che cercano di vivere al loro meglio e basta, e nel farlo lottiamo contro la vita stessa, che non ci dona solo abbracci e incoraggiamenti, ma anche spinte e pugni.

" Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l'essenza che però si allontana sempre più come l'arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l'uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo - la ricerca stessa è lo scopo, il risultato ce ne priverebbe. E ovviamente è la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce dell'estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra; sai per caso come si dice 'ti desidero' in latino? E come si dice in islandese? "**

Il bello di un libro come questo è proprio il saperci raccontare donandoci una lettura a tratti divertente, a tratti distante, ma allo stesso tempo intima, di quelle da leggere la sera, con una tazza di tè, davanti una luce fioca e invernale. Sono piccole verità mascherate di poesia. Piccoli noi mascherati da altri.

“Luce d’estate, ed è subito notte”, di Jón Kalman Stefánsson

* dichiarazione tratta da questa intervista: http://www.mentelocale.it/genova/articoli/53321-genova-jon-kalman-stefansson-intervista-allo-scrittore-islandese.htm

** estratti dal volume "Luce d'estate, ed è subito notte".

Andrea Storti

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