Luci e ombre del compromesso necessario

Creato il 18 settembre 2012 da Gadilu

Talvolta In Alto Adige-Südtirol è semplice giudicare la qualità di un provvedimento legislativo: se la sua introduzione scatena contemporaneamente i malumori delle destre italiane e tedesche, vuol dire che si è fatto qualcosa di buono sul piano della convivenza. La legge provinciale sulla toponomastica votata allo scoccare della mezzanotte di venerdì potrebbe confermare questa regola.

Sulla materia, che come ognuno sa è molto spinosa, ci si è accapigliati per decenni senza mai cavare il ragno dal buco. Il campo era costantemente occupato da due teorie contrapposte: pugili suonati e barcollanti, eppure difficili da mandare al tappeto proprio perché ostinati e capaci di sostenersi a vicenda. Da una parte i difensori della toponomastica italiana, a dir poco restii a denunciarne la derivazione fascista, oltre che insensibili alla differenza tra “bilinguismo” e “binomismo” tanto cara ai loro critici; dall’altra i paladini di una supposta esattezza scientifica, per i quali cioè un nome o è “cresciuto storicamente” oppure è solo una falsificazione, e dunque intenzionati a fare piazza pulita di un grandissimo numero di toponimi italiani confinandone l’uso in una sfera esclusivamente privata.

Per oltrepassare uno stallo del genere, costruendo un percorso che mantenesse la giusta distanza tra questi estremi, era necessario far nascere un compromesso in grado sia di erodere il principio della traducibilità di ogni nome, anche a costo di scalfire il principio dell’intangibilità dell’intera toponomastica istituita da Ettore Tolomei, sia di accettare l’avvenuta storicizzazione di molti toponimi (o per meglio dire microtoponimi) italiani, ormai entrati nell’uso e dunque da legittimare mediante una normativa scritta finalmente con inchiostro provinciale. Almeno da questo punto di vista, è possibile salutare con benevolenza il risultato raggiunto.

Certo, permangono dei problemi. Senza contare l’incognita dell’ennesima commissione (paritetica, per fortuna, ma di nomina politica), l’ombra più minacciosa si addensa sulla modalità scelta per giungere a circoscrivere il repertorio dei toponimi da ufficializzare. Le Comunità comprensoriali, investite a sorpresa del compito di selezionare le varie denominazioni in base al famoso ma vago criterio dell’uso, non paiono idonee a svolgere questo ruolo e soprattutto non scongiurano il rischio che la litigiosità, l’inconcludenza e l’istinto prevaricatore possano tornare a manifestarsi. Speriamo non accada, perché di toponomastica davvero vorremmo non sentirne parlare più per un po’. Purtroppo certe frettolose dichiarazioni di Durnwalder (pronunciate solo in tedesco) non aiutano a essere ottimisti.

Corriere dell’Alto Adige, 18 settembre 2012