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Luigi De Magistris, il sindaco che fa l’influencer mentre Napoli è in coma

Da Marianocervone @marianocervone

Chi mi segue sul blog lo sa bene, non scrivo mai di politica, né il mio è un tentativo di trasformare il mio sito nella succursale del blog di Grillo. Ma ci sono alcune storie che ti bruciano sulla punta delle dita, nella penna, e che senti il bisogno fisico di scriverle, di tirarle fuori.

I napoletani e coloro che vivono a Napoli hanno imparato, per necessità o diletto, la nobile arte di sapersi arrangiare. È forse questa innata capacità il vero problema della città e dei suoi abitanti, quella di sopravvivere, sempre. Quello che, sin dai tempi delle due guerre, e anche prima, i partenopei hanno trasformato in un vero e proprio modus vivendi, una filosofia di pensiero positivo, che esula dal piangersi addosso, come molti credono, e che fa di quello napoletano un popolo capace di sopravvivere ad ogni cosa e in qualsiasi circostanza.

Ed è probabilmente su questa capacità, che geneticamente continua a trasmettersi di generazione in generazione, che deve aver fondato il suo programma di (non) governo il Sindaco Luigi De Magistris, che dal 2011 (non) amministra questa città.

Sì perché, chi segue la pagina del Sindaco forse se ne sarà già accorto, ma De Magistris deve aver evidentemente confuso la fascia di primo cittadino con quella di Miss Italia. Negli anni ’90 le reginette di bellezza italiane, dopo aver vinto il titolo, spesso girovagavano di centro commerciale in centro commerciale per inaugurazioni ed eventi. Allo stesso modo il Sindaco di Napoli anziché andare in Comune per portare avanti una città ormai allo sbando, sembra molto più affascinato dalle luci della ribalta: party esclusivi, set cinematografici e televisivi, selfie con attori e cantanti. Dalle trasmissioni sulle reti locali alle ospitate su quelle nazionali, De Magistris passa molto più tempo davanti alla camera che in quella del Municipio, postando di volta in volta con orgoglio (e forse bisognerebbe aggiungere con coraggio) le foto dei suoi impegni mondani e glamour, come se fare il sindaco si fosse trasformato in quello di influencer, dove le relazioni con la gente diventano più importanti delle giunte comunali.

Il tutto mentre la città è completamente fuori controllo, abbandonata a sé stessa o ad amministrazioni di quartiere e entità private che ne fanno una terra di conquista.

Metropolitane che somigliano sempre più ad affollati treni cittadini, rifiuti riversati in ogni angolo della città, soprattutto nelle aree periferiche, e linee autobus con macchine rotte e attese medie, nel migliore dei casi, di almeno quaranta minuti.

Il tutto mentre Luigi De Magistris confonde la sua pagina con dicitura di “personaggio pubblico” con quella di “personaggio politico” continuando a postare immagini e commenti che narrano una vita sotto i riflettori.

Microfoni, palchi, inaugurazioni. Sono soprattutto questi gli eventi di gran lunga superiori ai post di oneri e onori di Sindaco, trascurando ormai del tutto un programma politico che nemmeno ricordiamo, e portando a compimento opere come N’Albero (la colossale quanto inutile opera di impalcature sul lungomare a Natale lo scorso anno) e il Corno che quest’anno ne avrebbe dovuto prendere il posto e che invece la decenza e il dissenso dei cittadini ha fortunatamente evitato.

De Magistris fa tesoro della massima latina panem et circenses, pane e giochi circensi, offrendo o credendo di offrire attrazioni che distraggano i cittadini dai reali problemi della città. Il che potrebbe anche funzionare, se non fossimo alla stregua delle forze e in una vera e propria situazione di stallo che non accenna a migliorare.

Dopo un’estate che ha messo a dura prova non solo i residenti ma anche i tanti turisti, con attese dei treni metropolitane che hanno abbondantemente superato i 22 minuti, l’inverno migliora di poco, con carrozze perennemente sovraffollate e corse diradate.

Nel frattempo cadono vetrate dalle chiese, i rifiuti continuano ad ammassarsi per le strade, e Napoli appare come l’ectoplasmatico scenario della grande capitale del regno che è stata, proprio mentre sta paradossalmente vivendo un rinvigorimento del flusso dei turisti che accorrono a frotte per scoprirne bellezze, monumenti e musei.

Mi ha fatto decisamente sorridere il fatto che la Federalberghi su LaRepubblica di Napoli abbia lamentato le poche luminarie e i tanti musei chiusi (tutti quelli nazionali) durante i festivi e non la totale assenza di copertura del servizio dei trasporti nella giornata del 25 dicembre che ha lasciato i turisti letteralmente isolati nelle zone delle loro temporanee residenze a partire dalle ore 13.30, costringendoli a lunghi tragitti a piedi o a non allontanarsi troppo, e costringendo i napoletani non solo a prendere le loro auto (con un maggiore impatto ambientale) per spostarsi per i tradizionali auguri di rito ad amici e parenti.

Anche questo è fare turismo, ma soprattutto cultura d’impresa.

Fingere di incoraggiare ad investire in un settore in cui lo stesso Comune di Napoli e gli altri enti territoriali dimostrano di fatto di non credere davvero, è pura demagogia spicciola a vantaggio delle prossime elezioni.

Basta fare un giro sui social del sindaco per vedere di continuo volti noti come i protagonisti di Sens8Ferzan OzpetekFiorella Mannoia, i The Jackal e tantissimi altri, e tutta una sequela di impegni istituzionali che potrebbero benissimo esulare dall’esserlo. E di certo, va detto, serve sicuramente a poco da parte del Sindaco di Napoli, se non ad auto-assolversi la coscienza, “spingere” su social come instagram i vari eventi e anteprime cui prende parte come se fosse Chiara Ferragni, se poi la sua città non garantisce di poterne ugualmente usufruire a tutti gli altri cittadini e ospiti.

Ogni post rende soltanto più evidente l’abissale differenza tra vivere la città da Primo Cittadino e doverla vivere da cittadino qualunque.

Nel pomeriggio di Natale, e anche oggi, Santo Stefano, Piazza Bellini, come tante altre zone di bagordi nel centro, era una vera e propria discarica a cielo aperto: un puzzo di alcol esala dai tanti bicchieri abbandonati sulle scale, sulle ringhiere, nelle aiuole, mentre per terra sono riverse cicche e cartacce.

Non va di certo meglio in periferia dove in ogni angolo ci sono cumuli di spazzatura ordinaria e straordinaria, accresciuti con maggior rapidità a causa dei cenoni e regali di questi giorni.

Napoli è inconsciamente ritornata ad essere una grande meta turistica, proprio mentre sta vivendo uno stato di morte cerebrale. Un coma che la lascia in vita senza vivere. Un limbo. Dormienti sono le coscienze delle amministrazioni, che hanno generato, e adesso affrontano, situazioni di emergenza, dormienti le coscienze dei cittadini che perennemente si arrabattano, dormienti le coscienze di chi crede che un post o la mera propaganda bastino come endorsement per creare un engagement naturale.

Una città come Napoli, che ambisce a vivere di turismo, servizi come quello della pulizia (ordinaria) e, soprattutto, quello del trasporto pubblico dovrebbe comunque e assolutamente garantirli ai propri cittadini e ai tanti che vengono dall’estero e da altre parti d’Italia in città per godersi un soggiorno di vacanza e non di certo per vivere i disagi del posto.

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