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Luino, il commovente ricordo di Liliana Testoni grazie alle parole del professor Emilio Rossi

Creato il 19 marzo 2019 da Stivalepensante @StivalePensante

La tragica scomparsa della professoressa di storia e filosofia Liliana Testoni, che insegnava al Liceo Scientifico "Vittorio Sereni", avvenuta la settimana scorsa a Lavena Ponte Tresa, ha lasciato un vuoto indelebile tra tanti studenti, colleghi docenti e conoscenti, che hanno condiviso con lei lavoro e amicizie.

Oggi ad omaggiarla con un ricordo commovente è l'ex dirigente scolastico dell'Istituto, il professor Emilio Rossi. "È con grande commozione che ho appreso la notizia della scomparsa di Liliana Testoni. Ho sempre apprezzato il suo tenace ottimismo di fronte alle difficoltà che incontrava quotidianamente nell'espletamento del suo non facile compito di insegnante. Ed è proprio questa tenacia che ha avuto la meglio sui limiti imposti dalla sua condizione di non vedente".

" Quando ho avuto tra le mani le sue poesie, le ho lette con un grande coinvolgimento emotivo - continua Rossi -. Volevo capire, volevo immaginare di poter percepire la realtà da una diversa angolazione: la sua. Per questo le suggerii di intitolare la raccolta 'Non Avevo', titolo tratto da una delle sue più belle liriche. E nella presentazione che Liliana volle che io scrivessi per lei, cercai di interpretare il suo mondo interiore per comprenderne a fondo l'immensa ricchezza".

"Oggi, a distanza di quasi dieci anni, ho ripescato tra i miei libri il suo e tra i miei file quell'introduzione", conclude Rossi. Ecco il testo che vi ripotiamo integralmente.

NON AVEVO

C'è una luce dentro di noi, più luminosa della chiara luce del giorno. Da essa si irradia un'incoercibile tensione verso un infinito i cui contorni si sfrangiano sulla soglia dell'umana limitatezza e nella resa incondizionata della ragione, perché "non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi" (Antoine de Saint-Exupéry).

È nella poesia, suprema estasi dei sentimenti, che si rivela il senso profondo di questo nostro vagare verso una meta lontana. "Dentro questa striminzita rima - confessa con candore Liliana Testoni- si gioca tutta la mia vita". E il suo grido si leva alto con la forza di chi anela ad un alba luminosa, dopo una notte di pioggia cadente: " Dove vado, dove vado, dove vado/ per riuscire a camminare dentro questo tempo di nubi?". A volte il silenzio che ci avvolge segna una tappa fondamentale nella nostra vita e vi scorgiamo i semi di un perenne e fecondo rinnovamento.

Fatichiamo non poco a separarcene: "Quanto tempo mi resta per osservare il silenzio?". È in questa contemplazione stupita che Liliana acquisisce la consapevolezza "che ogni solitudine risolve enigmi nel silenzio". "Un rabdomante alla deriva" si definisce, anche se tenta di mascherare il turbinio dei sentimenti che si agitano dentro di lei. "Cosa sussurra il sorriso dei silenti?" si chiede. "L'instancabile rito della vita, il perpetuo interrogarsi degli ingenui, oppure?" E nel lento scorrere del tempo "come piombo gocciola la noia lungo le pareti dei giorni". Eppure la poetessa non si arrende, "sguazzando in pozzanghere dove, ogni tanto, luccica qualche frammento di latta". Il dipanarsi degli eventi rivela la vera natura dell'uomo in cui si fondono e si confondono vizi e virtù, slanci generosi e meschina avidità. "La colpa dei buoni è scambiare i sogni per realtà; il delitto dei buoni è lasciare vivere i cattivi; il male del bene è che non lo riconosci quando ti passa accanto".

In questa lucida analisi delle perenni contraddizioni scritte nella pergamena della storia di tutti i tempi, spesso vergata col sangue dei vinti dalla tracotanza dei vincitori, non c'è spazio per lo scoramento fine a sé stesso: "E non dire mai basta, e non dire mai fine, anche se è finita:/perché basta un guizzo, sì, semplicemente un guizzo". Una scintilla può provocare un incendio, e noi, ciascuno di noi siamo scintille nello spazio. Talvolta ci assale un senso di disappartenenza: "Non appartengo alla vita che vivo", soprattutto nel buio in cui siamo immersi: "Nella notte/ rifugio, angolo sterminato di sterminati pensieri/barcollanti, come intirizziti mendicanti/ fermi sulle soglie ad elemosinare il pane sbriciolato dell'affanno ".

Quando il silenzio diventa insopportabile, corri veloce verso il consesso umano, ma ben presto ti accorgi "che non è il silenzio il nascondiglio delle parole: è la voce che nel pronunciarle/ le occulta, le macchia, le sgretola". La sacralità dei pensieri si infrange sugli scogli di un rapporto comunicativo spesso impraticabile, di fronte a un interlocutore incapace di comprenderne la profondità del "mistero di ciò che siamo, senza apparire". Sapersi accontentare della magia che si cela nelle cose è fonte di vera saggezza: "Anche lo spazio gremito di nulla è accogliente,/ quando il sole tramonta greve, greve/ senza avvertire,/senza scompigliare/la polvere della strada".

È questa "la saggezza dei semplici" che può placare il tumulto dell'anima che scompiglia il cuore. Riconciliarsi con la vita significa soprattutto scoprire l'ineffabile incantesimo dell'amore che ci consente di vedere ciò che i sensi non percepiscono: "Non avevo mai visto la luna, finché tu non la indossasti per me;/non avevo mai visto il sole, finché tu non me lo donasti avvolto da un fiocco verde...Non avevo mai sfiorato il vento, finché tu non mi portasti sulle tue spalle:/ e, in quel momento, ero io il peso leggero della tua gioia" .

Emilio Rossi

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