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Lunghe attese? Più soldi più personale più strutture

Creato il 05 dicembre 2018 da Informasalus @informasalus
CATEGORIE: Denuncia sanitaria
medico

Dopo che un po' tutti gli addetti ai lavori e gli "osservatori" - compreso chi scrive - avevano fatto presente che 50 milioni di euro l'anno (fino al 2021) per contrastare le vergognose, incivili, lunghissime liste di attesa, erano una miseria, il governo ha corretto il tiro: saranno 150 milioni per il 2019 e altri duecento per i due anni successivi. In totale 350 milioni di euro: più del doppio preventivato.

Un emendamento alla legge di Bilancio, approvato due giorni fa, prevede dunque un intervento economicamente massiccio. Ottimo. Eppure è solo un pannicello più caldo, che non può essere risolutivo. Come sappiamo da sempre. Perché gli inaccettabili ritardi che si registrano negli ospedali d'Italia (dal Nord al Sud, chi più chi meno), per andare incontro alle esigenze diagnostiche e terapeutiche dei cittadini (che se non possono pagare i servizi di tasca propria, vengono condannati ad una fine prematura), hanno soprattutto altre cause: organizzative e di carenza di personale nella sanità.

In passato pensavo che ad incidere sulle lungaggini delle liste di attesa fosse principalmente l'intramoenia, cioè l'attività privatistica del medici tra le mura dell'ospedale. Gli studi e le ricerche condotte nel corso del tempo hanno permesso di analizzare meglio il problema. Perché, fermo restando un giudizio negativo sull'intramoenia (misura introdotta quando la Sanità era guidata da Rosy Bindi), si è capito che il problema di fondo è più ampio. E riguarda la diminuzione del numero delle strutture sanitarie, degli ambulatori pubblici, le apparecchiature obsolete e quindi poco utilizzabili. E poi il numero troppo alto di prescrizioni, che ingolfano di lavoro gli ambulatori. Come anche, se non in primo luogo, lo scarso turn-over tra il personale medico-sanitario, insufficiente per fronteggiare una domanda assistenziale in costante crescita "grazie" all'invecchiamento della popolazione.

Ed è proprio su questi aspetti che si dovrebbe intervenire per ridurre i tempi delle attese. Assumendo medici, meglio se specialisti, e infermieri. Perché senza personale sufficiente il servizio pubblico funziona male, favorendo di conseguenza la sanità privata (per chi se la può permettere). Verificando ospedale per ospedale qual è il rapporto tra liste di attesa e lavoro intramoenia. Intervenendo a sostegno delle strutture e del personale che dimostrano comportamenti virtuosi. E invitando anche i medici di famiglia ad essere più "sobri" nelle prescrizioni.

Pensare che i soldi siano l'arma migliore per garantire - a tutti - il diritto alla salute, è legittimo. In realtà però serve una politica sanitaria a 360 gradi. E le liste di attesa sono paradigmatiche per comprendere se il governo e la ministra della Salute, Giulia Grillo, hanno davvero intenzione non solo di difendere ma di rilanciare il nostro Servizio sanitario nazionale. Che dopo 40 anni di esistenza appare molto affaticato, se non proprio malato, viste le difficoltà che incontrano milioni di italiani che vogliono - e devono - curarsi nei modi e nei tempi giusti.



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