Lupin III - Il castello di Cagliostro | Miyazaki Selection

Creato il 11 settembre 2013 da Xab @Xabaras89

Ovvero quella volta in cui il ladro gentiluomo di Monkey Punch incontrò Miyazaki e si sballò con la FIAT 500
Visto che è un po' che non mi metto a fare pseudorecensioni, qualcosa con cui riempire il blog la devo pur trovare e che, come detto e ridetto, il Maestro Miyazaki ha deciso di appendere il totoro al chiodo (che brutta immagine...) ho pensato di inaugurare, nel mio piccolo, una bella serie di articoli sui suoi lungometraggi...e non potevamo non partire con nessun altro se non

Lupin III e Il castello di Cagliostro

Prima di tutto la frase ad effetto introduttiva è una mezza bugia, Lupin e Miyazaki si erano incontrati già da molto tempo, e questo film si "limitò" ad essere la coronazione di una collaborazione longeva e ricca, il matrimonio perfetto degna conseguenza di un fidanzamento coi fiocchi
Ma andiamo con ordine:
L'anno è il 1979, e Hayao Miyazaki è un affermato animatore-tuttofare di 38 anni, ancora lontano dal suo status leggendario e dalla nascita dello Studio Ghibli (che avverrà solo sei anni più tardi, dopo il successo di Nausicaa)
Questo signore, per farla breve, si ritrova a dirigere un lungometraggio su quella che è con ogni probabilità una delle più importanti (e prime) icone dell'animazione nipponica, quel Lupin III che ha tanto ammaliato anche noi spettatori italici
Fermiamoci qui.
Tutto quello che si potrebbe dire a questo punto è già stato detto, ribadito, sottoscritto e laudato più e più volte....ed è sintetizzabile con un " Lupin III e Il Castello di Cagliostro è un film stupendo, animato in modo superbo, avvincente e forse la miglior rappresentazione mai vista del personaggio "
Ma forse.

Il peso della "firma d'autore"

Perché si, Il Castello di Cagliostro è indubbiamente un capolavoro, specie se si guarda la sua data di nascita e si nota quanto sia invecchiato bene.
Ma è anche un qualcosa di diversissimo dal Lupin "propriamente detto" (e Monkey Punch stesso lo fece presente, a suo tempo, anche perché appena uscito il film si rivelò un flop commercialmente parlando)
Ora, quel diversissimo in realtà non è da vedersi in modi estremi come potrebbe sembrare.

Il Lupin di Miyazaki (e la Fujiko, lo Zenigata, il Jigen e il Goemon, di logica conseguenza) è sempre inequivocabilmente Lupin, sopratutto affine a quello delle prime serie più proletario-romantiche (da cui eredita, tra l'altro, la giacca verde), eppure contemporaneamente è anche un altro personaggio, in un altro mondo e con una storia fatta più sulle dolci sfumature europeistiche, che sull'avvincente e frenetico ritmo jazz-action Nippoamericano (che poi fu fondamentale fonte d'ispirazione per i vari City Hunter e Cowboy Bebop che ne seguirono, ma queste sono altre storie) tipico della serie e del manga originale
Le conclusioni che se ne traggono sono quindi due:
  • Il film è un meraviglioso quanto "anomalo" ritratto dell'amatissimo universo di Lupin III
  • La personalità, il tratto e l'estro di Hayao Miyazaki sono ovunque, mostrando quindi quanto il suo stile tanto caratteristico fosse già presente sin dal suo esordio (seppur in maniera più indiretta) 


Yuji Ohno, il compositore storico di tutte le peripezie animate del personaggio, è probabilmente uno
dei principali (e sottovalutati) segreti del suo successo

Un preludio di quel che fu, un'imposizione (probabilmente involontaria) di un Genio che di li a poco sarebbe esploso ai massimi del suo potenziale.

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