Ma non doveva vendere ai cinesi? Pompi apre a Viale Marconi. Ma alcuni cittadini si sentono presi in giro

Creato il 01 aprile 2015 da Romafaschifo
Nella speranza che i nuovi successi imprenditoriali (dei quali ci congratuliamo) convincano la gestione della pasticceria Pompi ad adottare comportamenti maggiormente civili ed evoluti, non certo parcheggiatori per gestire la sosta abusiva delle auto e chiamata col megafono stile "c'è da spostare una macchina", riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nota da parte del Comitato cittadini di Via Albalonga.
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L’Italia si sa è un paese con poca memoria. Se così non fosse non si spiegherebbe come mai continuiamo imperterriti da anni a fare gli stessi errori, perché tendiamo a giustificare tutto e tutti, perché ci mettono sempre i piedi in testa (o ce li facciamo mettere). Roma non fa eccezione, anzi, possiamo dire che conferma ampiamente la regola. Quello che succede oggi viene subito dimenticato domani. Tutti si lamentano, se la prendono coi poteri forti, con “lo Stato”, coi “ladroni bugiardi”, “col Sindaco”, “col presidente del Muncipio”, “con i vigili” (e via dicendo seguendo la scaletta di valori prefissata). Poi però, con la pancia piena, sono pronti a fare dietro front.Lo scorso settembre, quindi non 2000 anni fa, un certo commerciante di via Albalonga conosciuto in tutta Roma per i suoi dolci al cucchiaio, presenziava una assemblea pubblica voluta dal comando di Polizia Roma Capitale nella persona del Comandante Raffaele Clemente. In questo incontro si illustrava perché si era arrivati alle modifiche sperimentali di viabilità sulla stessa strada in cui affacciava il suo negozio. Modifiche che con la nota 215589 del 3/11/2014 l’assessore alla mobilità del Municipio VII a chiesto di rendere definitive, e che il comando VII Appio a Febbraio in una riunione presso il Municipio ha ribadito essere di fondamentale utilità per la viabilità del quadrante Re di Roma.
la modifica della discordia a via Albalonga

Insomma, com’è e come non è, nella riunione di Settembre, il noto commerciante cercava di perorare la “sua causa”, per cui la viabilità così modificata sarebbe andata -secondo lui- a intaccare il suo lavoro, i suoi guadagni e soprattutto l’occupazione dei suoi dipendenti.Il Teorema del Tiramisù era questo: senza sosta selvaggia si lavora meno e se si lavora meno io devo licenziare.Il matematico al mascarpone si lamentava inoltre dell’inasprimento dei controlli su quel tratto di strada negli ultimi mesi, quasi fosse un accanimento personale (ma lui non faceva i dolci? oppure faceva il posteggiatore?), e -non ultimo- apriva a inaspettati servigi resi ai residenti: “noi garantiamo la sicurezza sulla strada”.Ah però.A fine ottobre, dopo neanche due mesi dal provvedimento sperimentale alla viabilità, il pasticcione (eh si, i pasticceri sono altra cosa) se ne usciva con questo simpatico manifesto, in cui dichiarava tutto il suo dolore e tutta la sua miseria.recessione, depressione, panico. per colpa vostra arriveranno i... CINESI!E in cui buttava lì una sottile, ma manco tanto, minaccia: per colpa vostra, residenti scellerati, per colpa di tutte le vostre segnalazioni, del vostro “senso civico”, del vostro volere una via più decorosa e dignitosa, silenziosa, libera dalle auto in doppia e tripla fila, per colpa del vostro volere i secchi della immondizia svuotati, io me ne vado. E vi lascio in mano ai CINESI.Dopo poche ore però il commerciante rettificava, in puro stile italico ("non sono stato capito"). Il patron del tiramisù più famoso a Roma spiegava a Repubblica.it gli ultimi mesi difficili con i clienti in fuga a causa del parcheggio introvabile. “Ho lottato fino all’ultimo prima di licenziare. Cinque mesi fa ci siamo tutti ridotti lo stipendio, togliendoci il super minimo. Ma non è basto ad agosto sono stato costretto a mandare via 4 persone, a settembre altre 3. È stato un grande dolore, prima di allora avevamo sempre assunto. Razzista io? La mia soddisfazione più grande è stato vedere il cameriere indiano riuscire ad accendere un mutuo grazie allo stipendio”.Ma gli italiani oltre ad essere dei simpatici bugiardi sono pure ottimi imprenditori. Questo è risaputo. Per cui arriviamo al 28 Marzo. Giorno in cui la fenice rinasce dalle ceneri. Viale Marconi è dolce! La crisi è finita, si apre un nuovo punto vendita. La moltiplicazione dei pani e dei panini.

Non staremo qui a ribadire quanto detto in precedenza. O forse si, è meglio che lo facciamo, per non sentirci dire sempre le stesse cose.Nessuna “invidia” per l’imprenditoria, ci mancherebbe. Fare l’imprenditore oggi vuol dire essere davvero coraggiosi, visto come sta messo il commercio romano. Tanto di cappello soprattutto a chi ha saputo prendere un bar di quartiere ben avviato e farne un “brand” di successo. Ce ne fossero. Non entriamo manco nella polemica del “buono o cattivo”, i gusti sono gusti, a ognuno il suo. Se vende evidentemente piace.Solo una cosa ci sta proprio sulle pal.e. L’essere presi per il cu.o. I clienti con l’acquolina in bocca se lo dimenticheranno al primo assaggio, noi residenti di via Albalonga sinceramente no.Fare impresa in questo modo così “romano”, del “volemose bene” è quanto di più irrispettoso si possa pensare. Perché i clienti migliori non sono quelli che entrano e consumano, ma quelli che invece stanno fuori e che devi convincere ad entrare non solo con quello che vendi, ma anche e soprattuto con il tuo modo di fare.Se lo ricordino pure a viale Marconi.

il rispetto comincia davanti al tuo negozio. infatti…

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