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Maasai. I guardiani della savana.

Creato il 25 dicembre 2019 da Lilianaadamo
Maasai. I guardiani della savana.

L'antica letteratura orale, il connubio con la natura selvaggia, il primitivismo come oggetto d'attrazione: fra Kenya e Tanzania, una dissertazione sui Maasai.

Trascorsero molti mesi e qualcuno morì. Leelyio fu convocato per disporre il corpo di un giovane, figlio di un vicino della tribù alla quale apparteneva. Il dolore era grande e Leelyio, preso dal disagio, incappò in un passo falso pronunciando la formula in modo errato: " Dopo queste parole, nessuno sopravvisse alla morte. Trascorse altro tempo, dopo una breve malattia anche il figlio di Leeyio mancò alla gioia dei suoi cari. Affranto, l'eletto di Naiteru-kop issò il piccolo al cielo, pronunciando, questa volta, la formula giusta: "

Troppo tardi. Naiteru-kop non perdonò mai l'errore iniziale. Egli fu perentorio: " Così la morte apparve sulla Terra e fino a oggi vale una sola formula,

è tratto dalla letteratura orale Maa, da qui Maasai gruppo etnico che vive tra i bush e gli altopiani di Kenya e Tanzania. Naiteru-kop vuol dire testualmente, . I Maasai non si riferiscono mai a una persona morta come trapassata, ma, particolarmente nel caso di giovani, essi indicano il defunto come (etalaki). Naiteru-kop può essere maschio, può essere femmina, o entrambi e rappresenta la , presumibilmente fra l'umano e il trascendente. Secondo la tradizione, Naiteru-kop fu convocato da Engai (Dio), sul monte Oldonyo Le Ngai. Inizialmente maschio, gli fu dato una moglie, del bestiame, gli fu ordinato di generare una tribù

Per il popolo Maasai, Dio non ha sesso, né maschio, né femmina, oppure li contiene entrambi. Questo rappresentò un rebus per i primi missionari, i quali non essendo in grado di venirne a capo, liquidarono

Maasai. I guardiani della savana.

Sarebbe opportuno interrogare direttamente un Maasai per risolvere la controversia, dal momento che anche noi restiamo assolutamente sconcertati. Il Dio Maasai sussiste tutt'oggi in un'entità parecchio eclettica e se negli ultimi tempi alcune tribù si sono convertite al Cristianesimo, perdura il retaggio dell'Africa primitivista, legato ai misteri della natura e agli

Nei Maasai è vivo il connubio tra animali selvaggi e simbolismo. Fin da piccoli crescono con storie leggendarie, aforismi e aneddoti in cui quel wildlife che tanto ci sorprende durante i safari, resta attore principale. Con caratteristiche corporee degli animali, esso parla e si comporta come gli esseri umani: sono fiabe divertenti e forniscono basilari lezioni di vita. L'insegnamento di storia, cultura e interazione sociale lascia spazio a memorie ancestrali, commentando gli eventi all'interno della comunità, per riflettere sulle proprie azioni e posizioni, oppure sulle altrui attività. Agli è dato l'onere di ridicolizzare qualsiasi condotta ritenuta sconveniente, ma senza indicare alcun individuo in modo palese.

In una struttura sociale regolata da un sistema fondato sull'età dei suoi componenti, resta profonda e indissolubile la connessione all'universo naturale. Un sistema d'impostazione nato dall'interazione fra animali selvaggi e genere umano; un leopardo o un pitone sono messaggeri di Dio, esattamente come i primi missionari avevano liquidato la questione,

Keekonyokie, Damat, Purko, Wuasinkishu, Siria, Laitayiok, Loitai, Kisonko, Matapato, Dalalekutuk, Loodokolani e Kaputiei ha un legame totemico con un attore del wildlife, simbolo di peculiari qualità. Ad esempio c'è il clan dell'elefante (ilmoleliano) i cui componenti sono buoni oratori con doti di leadership; chi appartiene al clan della iena (iltarlosero), può essere annoverato fra gli avidi; nel gruppo del bufalo, invece, è la volta degli egoisti e incostanti.

Maasai. I guardiani della savana.

I Maasai non amano parlare della complessa coesistenza con gli animali selvatici per svariate ragioni: spesso associamo l'idea (errata) e il sospetto (infondato), che l'immagine tanto cara al mondo occidentale armato di frecce, lancia e scudo, sia colpevole nel ridurre di numero la fauna selvatica in Africa. E' vero il contrario. L'emblema del bracconiere nero che minaccia la natura e stermina gli animali è stata creata ad hoc in epoca coloniale e resiste tuttora. L'unica vera insidia deriva esclusivamente dalla densità e dall'uso del suolo per agricoltura e pastorizia, i soli mezzi di sussistenza già dal XVIII secolo, mentre la caccia era praticata solo in momenti di bisogno o per rituali d'iniziazione (Moran).

Maasai. I guardiani della savana.

Nelle zone di Arusha, intorno al cratere 'Ngorongoro, nel Serengeti, Tarangire e Masai Mara, ai piedi del Kilimangiaro, tra paesaggi di una bellezza surreale, è possibile visitare case ellittiche di in cui vivono, piccole scuole dove i bambini imparano a leggere e scrivere, luoghi sacri dove avvengono riti e cerimonie. C'è da sottolineare come negli ultimi anni i redditi locali siano notevolmente migliorati grazie alla presenza turistica, cui le tribù contribuiscono in modo considerevole. Tuttavia i Maasai non accettano l'immaginario che l'Occidente proietta su di loro. Essi si presentano come guardiani della savana e del wildlife contraddicendo nei fatti, le idee di primitivismo assoluto storicamente attribuite. Additati come selvaggi dai colonizzatori inglesi, discriminati dagli Stati di Kenya e Tanzania per l'identità etnica d'origine nilotica, il modo di vivere e le tradizioni, tutto ciò ha prodotto oppressione, trasferimenti forzati, diniego alle cure mediche e alle infrastrutture. Eppure sono stati i Maasai a salvaguardare il tesoro faunistico dell'Africa orientale e oggi possono definirsi a tutti gli effetti, autentici partners nella conservazione, operando con i rangers contro l'odiosa pratica del bracconaggio. Allo stesso modo, non si può sfuggire completamente all'immagine tribale, oggetto estremamente attraente per l'industria turistica, grazie alla quale si è raggiunto uno standard di vita più elevato rispetto al passato. Per i Maasai, dunque, si ritiene necessario mettere in scena una certa dose di primitivismo.


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