Magazine Cultura

Macerie Prime – Sei mesi dopo, di Zerocalcare – Recensione

Creato il 25 maggio 2018 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Questo 2018 vede nomi illustri nella “narrazione divisa in due parti”. In primo luogo abbiamo Avengers – Infinity War, punta di diamante di dieci anni di lavoro alla Marvel, la cui prima parte ha sbancato ogni record al botteghino già dal primo fine settimana, e di cui vedremo il seguito solo l’anno prossimo. In secondo luogo abbiamo Loro di Sorrentino, diviso in due parti più per necessità di minutaggio che per scelta registica. Ma prima dei due sopra, quest’anno un altro autore si è cimentato in un racconto in due parti, scelta voluta e non dettata da condizioni esterne. Stiamo parlando di Macerie Prime, ultima opera di Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, che torna a parlare di temi personali, che lo vedono come protagonista, dopo la graphic novel Kobane Calling, preceduto da Dimentica il mio nome. Proprio in quest’ultimo, a partire dalla morte di sua nonna, Zero si trovava a fare i conti con il passaggio dall’adolescenza all’inizio della età matura, attraverso il racconto della sua famiglia e di tre generazioni. Macerie Prime prosegue in qualche modo quel racconto, parlando a tutti quei trentenni, la sua generazione, che sta crescendo allontanandosi da una visione della vita “in divenire”, e che sta entrando a pieno nella età adulta, dovendo quindi fare i conti con tutti i progetti e i sogni avuti da ragazzi, e guardando in faccia la realtà dei fatti.

Macerie Prime – Sei mesi dopo, di Zerocalcare – Recensione

Macerie Prime nasce come necessità per l’autore di riportare ad oggi le vite dei personaggi rappresentanti i suoi amici, “allineare le lancette” tra le loro vite nei suoi fumetti e quelle reali. Ecco quindi che vediamo Cinghiale non più single incallito sempre pronto alla conquista, ma in procinto di sposarsi e di avere un figlio; Secco non più giocatore di poker online, ma insegnate di scuola elementare; gli amici Katja e Deprecabile fermi in una relazione che non fa passi avanti, e così via. Lo stesso Zerocalcare è diviso tra i vari “accolli”, che lo tengono via dalla sua tranquilla vita domestica.

Zero non ha mai nascosto la sua umiltà nei confronti del lavoro che fa, che ha sempre vissuto come una parentesi felice ma, come tale, destinata a finire, nonostante le code interminabili di lettori alle presentazioni dei suoi libri lascerebbero pensare il contrario. Ma se chiedete a Zero come fa a passare ore a fare i “disegnetti”, come li chiama lui, risponderà che non è niente di diverso da chi passa otto, dieci ore in ufficio davanti al computer.

Macerie Prime affronta proprio questo: la trasformazione da ragazzi, pieni di idee e speranze, con le potenzialità da adulti ma ancorati ad una visione immatura della vita, a uomini e donne che devono fare i conti con la vita di tutti i giorni, la routine, il lavoro, le bollette da pagare e così via. Persone quindi che devono scendere a compromessi tra le loro aspettative e la necessità di sopravvivere, di trovare il loro spazio di ingombro nel mondo. Questo conflitto si ripercuote esternamente, nei rapporti tra Zerocalcare e i suoi amici, ed internamente con la figura dell’Armadillo, suo spirito guida, a rappresentanza della sua chiusura in sé, a protezione dagli stimoli esterni. A questa si sostituisce quella del Panda, animale per Zero solitario e menefreghista, che si lascia scivolare addosso tutto senza lasciarsi coinvolgere minimamente.

Macerie Prime – Sei mesi dopo, di Zerocalcare – Recensione

Macerie Prime – Sei mesi dopo esce esattamente a sei mesi di distanza dal primo volume, e narra di eventi accaduti esattamente sei mesi dopo gli eventi del primo. Zerocalcare stesso consiglia di non rileggere la prima parte, ma di lasciare che siano i ricordi a lavorare, di non preoccuparsi di eventuali inesattezze (lui stesso ha scritto il secondo volume con un certo distacco dal primo), ma di concentrarsi sulla sensazione di “vuoto di memoria” o di ricordo confuso che si va a creare. Per questo tale scelta, rispetto ai due esempi all’inizio dell’articolo, è voluta e va stimata.

Per tutto il racconto viviamo la sua narrazione su due livelli, come già fatto per Dimentica il mio nome: da una parte abbiamo gli eventi reali, dall’altra una allegoria, il gruppo di amici che vive in una terra post-apocalittica, le Macerie Prime del titolo, cercando di sopravvivere. Diversi mostri faranno la loro apparizione tra le due realtà, ma al termine del primo volume il rapporto che c’è tra le due storie non è chiaro.

Ovviamente in questa seconda parte tutto viene spiegato e chiarito, offrendo quella sensazione di epifania che è la chiave di volta per risolvere il dilemma presentato. Tale soluzione, di cui non vogliamo anticipare nulla, non vuole essere una morale che Zero offre ai lettori. Allo stesso modo di come lui affronta con umiltà il suo lavoro, Zero vuole offrirci la sua visione della situazione e la sua soluzione, che per chi lo segue da tempo è l’unica possibile e quella ben accetta.

Non staremo qui a discutere del tratto, della scelta registica o dei tempi dati alla narrazione: Zero ha dimostrato già più volte di saper padroneggiare ampiamente e con disinvoltura tali strumenti già dai volumi precedenti, e questa è solo la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, della sua capacità di parlare alla sua generazione.

Chiara Iovino


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :