Machete Kills

Creato il 05 novembre 2013 da Arpio

Uscito in America qualche settimana fa, arriverà in Italia fra un paio di giorni, ma come è ovvio la rete offre sempre i suoi spunti e quindi eccoci qui a parlare di questo nuovo film di Robert Rodriguez. Il regista messicano grazie al primo Machete e a questo secondo film, è riuscito a rendere commerciale e ben voluto il trash movie d’exploitation e questo, diciamocelo, non so se sia un bene o un male. La carriera di Rodriguez dietro la macchina da presa è colma di perle niente male a partire dalla prima saga che ha creato, ovvero il ciclo del Mariachi (El mariachi, Desperado, C’era una volta in Messico), dove Rodriguez mostra da subito le sue capacità di fare degli action movie davvero belli, a chi piace il genere exploitation ovviamente (come a me). Nel ’95 sul set di Four Rooms si avvicina a Tarantino e grazie ai suoi consigli l’anno dopo gira il bellissimo Dal tramonto all’alba. Mettiamo subito in chiaro che Rodriguez, però, ha veramente poco da imparare dal Maestro del Pulp e mantiene sempre un suo stile, che negli anni si arricchisce, fino ad arrivare nel 2007 al suo capolavoro trash: Planet Terror. Un film che ricorda fortemente il trash degli anni ’70 e ’80, i film della Troma e quel pulp che negli anni ci ha insegnato ad apprezzare. Da quel film, o meglio dai fake trailer che lo precedevano, nasce il primo Machete e di conseguenza questo secondo capitolo.

Il film parte poco tempo dopo la fine del primo capitolo e vede Machete e Sartana (Jessica Alba) collaborare per la distruzione del Cartello messicano. Dopo 3 minuti di film la compagna viene seccata e Machete ha un nuovo motivo per cercare vendetta. A dare inizio alla carneficina è la chiamata del Presidente degli Stati Uniti (Charlie Sheen), che invia Machete in Messico per fermare un terrorista che minaccia di distruggere Washington. Machete dopo un breve alterco cattura Mendez, che è collegato al sistema di lancio di un missile e per disinnescarlo devo riportarlo in America. Sulla testa di Mendez e Machete viene messa una taglia da 20 milioni di dollari, che attira in breve una serie infinita di killer, fra cui il Camaleonte che prenderà le sembianze di quattro personaggi diversi. Durante la strada Machete incontrerà vecchi alleati e nuovi nemici mortali con cui dovrà fare i conti.

Ecco sintetizzata la storia di questo secondo film sul tenebroso Machete. Sceneggiatura, riprese e in generale l’intero film sono sicuramente più convincenti della prima pellicola, che sembrava quasi il tentativo di Rodriguez di mischiare l’azione della saga del Mariachi con il trash di Planet Terror (analizzato già qui). Questo secondo capitolo, invece, ha una personalità tutta sua e non sembra più imitare i vecchi film del regista. Finalmente questa saga acquista una personalità propria e devo dire che questo film mi è sembrato molto migliore rispetto al primo: il trash e l’exploitation di questa pellicola sono più genuini e i personaggi più marcati. L’esagerazione di cui è ricoperto l’intero film è pari a quella mostrata in Planet Terror e questo è bene.
La note dolente di Machete è, come sempre, Danny Trejo che come mi suggeriva giusto ieri il collega orconero “non va oltre le tre battute”. Trejo viene bene nelle comparsate e nelle caratterizzazioni, come ha fatto nei precedenti film di Rodriguez o in Breaking Bad, ma non regge un film intero come protagonista…proprio non ce la fa, Dead in Tombstone ne è un’altra prova palese.
Molto apprezzato, invece, il citazionismo di Rodriguez: ad esempio quando il cattivissimo congela l’amica Luz (Michelle Rodriguez) che cade a terra in un parallelepipedo come Han Solo in Star Wars, o ancora la mutanda con fucile sfoggiata da Sofia Vergara a metà film e già vista addosso a Tom Savini in Dal tramonto all’alba. Altro punto a favore è il grande cast di questo film, che oltre agli eccellenti comprimari del primo film si riempie di volti noti come quello di Mel Gibson, che ha abbandonato le preghiere serali per partecipare, e Antonio Banderas, che ha lasciato incustodito il Mulino Bianco per tornare nelle braccia del regista che l’ha reso famoso. Non manca, come è giusto, la grande ondata di gnocca di cui questi film sono pervasi…dove c’è sangue a catinelle c’è anche tanta gnocca, si sa.



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