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Mal di schiena, adesso si cura con la psicoterapia di gruppo

Da Renzo Zambello

 Mal di schiena, adesso si cura con la psicoterapia di gruppo

Il mal di schiena, da oggi, si combatte con la psicoterapia di gruppo. A dimostrarlo è uno studio di Sarah Lamb, dell’Università di Warwick, in Gran Bretagna, che ha coinvolto oltre 700 persone con mal di schiena acuto e cronico. Gli effetti della terapia cognitivo-comportamentale di gruppo sono visibili già a breve termine e perdurano un anno. A quattro mesi i benefici sono già comparabili a quelli di trattamenti quali agopuntura, ginnastica posturale, massaggi, manipolazioni della colonna vertebrale. Inoltre la terapia è costo-efficace, cioè determina un risparmio per il sistema sanitario rispetto alle terapie tradizionali.

«Il mal di schiena non è però un problema psicologico – ha sottolineato la psicoterapeuta e coautrice dello studio Zara Hansen – ma una terapia di gruppo mirata a cambiare atteggiamenti e comportamenti del paziente funziona». Il dolore lombare è una delle sei principali voci di costo per il sistema sanitario e, tenendo conto della sua diffusione, è anche la terza malattia più invalidante nei paesi occidentali. Il problema è che chi soffre di mal di schiena, per paura del dolore, invece di rimanere fisicamente attivo in accordo con le linee guida della gestione della patologia, si auto-preclude l’attività fisica.

Gli esperti hanno diviso in due gruppi il campione di 701 persone con dolore acuto e cronico e coinvolto solo uno dei due gruppi in un ciclo di terapia cognitivo-comportamentale. «Se abbiamo schemi di pensiero erronei – ha spiegato Hansen – un intervento di terapia cognitivo-comportamentale mirata verso i pensieri e i comportamenti sbagliati potrà essere utile. Il principale scopo della terapia, conclude, è quello di aiutare chi soffre di mal di schiena a capire che può tornare con tranquillità all’attività fisica che ha interrotto per paura del dolore».

da: http://www.ilmessaggero.it  

Commento del Dott. Zambello

Mi capita spesso durante il  lavoro analitico che il paziente porti un dolore fisico,  a volte anche invalidante. Succede ad esempio  che un’ improvvisa lombo-sciatalgia  obblighi il paziente a sospendere per uno o due incontri il lavoro psicoterapeutico. Mi guardo bene di dare “al dolore fisico” una eziologia squisitamente psicologica. Se mi viene chiesto suggerisco il nome di un internista, ortopedico o altro specialista del caso. Ma, é chiaro a me e forse lo diventa anche per il paziente che il suo corpo sta  “urlando” un dolore che non riesce ad elaborare mentalmente, un dolore che non riesce ad avere voce. Per il  “medico”, non c’é organico o psicologico, mentale o fisico, c’é lui,  il paziente, nella sua interezza che esprime  un disagio. Il   compito del medico, quale sia la  specializzazione,  é di dare voce, senso,  a quel ”dolore muto”.  


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