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Maldicenze e guerre

Creato il 10 ottobre 2019 da Renzomazzetti

MALDICENZE E GUERRE

Tanto più passa il tempo che ci separa dalla guerra, tanto più le distruzioni e le orride esperienze delittuose svaniscono dalle coscienze dei contemporanei per la scomparsa dei sopravvissuti, per la perdita della conoscenza e dello studio della storia completa e corretta, per la mancanza della umana sensibilità. Male dici oggi di una persona, male domani e poi ancora continui a dirne male, ed ecco la violenza, il delitto individuale, i gruppi che aggrediscono il singolo, bruciano persone e libri, fino ad arrivare ai campi di sterminio. La politica pacifica è fraterna comunanza di persone che hanno gli stessi ideali e si organizzano per realizzarli; è studio, ricerca, conoscenza, elaborazione, stesura di un progetto con una visione del mondo per far vivere bene le persone; è propaganda per diffondere i sogni e per far conoscere ed apprezzare i programmi sui quali partecipare e contribuire. La politica degenerata in odio genera incubi, diffonde cattiverie e falsità, fa sprofondare nella barbarie. Fra il secolo Ventesimo (XX°) e il primo ventennio del XXI°, in tempo di relativa pace per le guerre definite a “macchia di leopardo”, quotidianamente venivano commessi crimini contro l’umanità. (Ricordo da un racconto di Irina).

LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO

La calunnia è un venticello
un’auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente,
incomincia a sussurrar.
Piano piano, terra terra,
sotto voce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando
nelle orecchie della gente
s’introduce destramente,
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo,
lo schiamazzo va crescendo
prende forza a poco a poco,
vola già di loco in loco
sembra il tuono, la tempesta
che nel sen della foresta,
va fischiando, brontolando,
e ti fa d’orror gelar.
Alla fin trabocca e scoppia,
si propaga, si raddoppia
e produce un’esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale
che fa l’aria rimbombar.
E il meschino calunniato,
avvilito, calpestato,
sotto il pubblico flagello
per gran sorte va a crepar.
-Gioachino Rossini-

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