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Malta 15 - Dwejra bay

Creato il 09 giugno 2019 da Enricobo2

Malta 15 - Dwejra bay

La costa ad Azure Window


Malta 15 - Dwejra bay

Un balcone a Gharb

Mattina presto, piove che Dio la manda, accidenti, non ci voleva, vista l'intenzione di arrivare alle scogliere più belle della costa nordovest. Sembra proprio che la nuvoletta di Fantozzi ci stia seguendo, ma il nostro Robert sorride positivo, tranquilli, qui le nuvole passano veloci, tra una mezz'oretta verrà il sole. Intanto ti rimetti in sesto con una colazione imperiale. Lui e Asun, che sta cuocendole uova, non sanno più cosa fare per coccolarci. Scegli tra una dozzina tra marmellate, creme di cioccolate fatte in casa, mieli e altro, mentre sorbisci  il tuo cappuccino denso e intanto arriva una cocottina con le uova strapazzate, condite dal sorriso di Asun che certifica che anche questa giornata sarà promettente. Un peccato fermarsi qui soltanto un giorno. Davvero sarebbe valsa la pena di prendersi uno di quei momenti di stacco in questo B&B di campagna e perdersi un po' tra mare e brughiera, tra campi e muretti a secco. Ma ahimè, purtroppo siamo turisti non viaggiatori, bisogna andare e continuare a mettere spunte sul taccuino dove hai disegnato il tuo itinerario. Avresti però proprio voglia di fermarti un attimo a pensare, a riepilogare il già fatto, prima di riprendere la corsa intanto che il nuvolone nero cessa di piangere. Per esempio mi accorgo di non avervi relazionato su uno dei punti toccati ieri pomeriggio, che tra l'altro è tra i più emozionanti tra quelli che è in grado di mostrare l'isola, il fiordo di Wied il- Ghasri, a cui puoi arrivare o seguendo la costa da Marsalforn e facendo un ultimo tratto a piedi o risalendo da Zebbug o da Ghasri.

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L'onda a Wied il-Ghasri

Si tratta di uno strettissimo canon provocato dalla scavare continuo di una fiumara, ora in secca, dove il mare rientra per quasi duecento metri con l'impetuosità di uno tsunami, tra pareti alte una trentina di metri, se solo l'onda è minimamente mossa. Ad ogni respiro della massa d'acqua, vedi la superficie che si ritrae lasciando scoperto il fondo ghiaioso e poi a distanza di qualche secondo, ecco arrivare un muro liquido alto qualche metro che si fa strada violento nella esse sinuosa del fiordo, di cui non scorgi neppure la fine, e che colpisce la roccia con cattiveria inaudita, frangendo, spezzando, corrodendo, smuovendo pietre e massi e tutto quanto non sia ancora bene fissato alle pareti. La furia dell'acqua si infila in buchi sempre più stretti negli alti muri di roccia, acquistando ancor maggiore potenza, li percuote e alfine li fora, li buca, ne strappa i veli sottili, quando queste rocce diventano via via più esili, riemergendo dall'altra parte con soffi inquietanti che provocano altissimi spruzzi verso l'alto, fontane naturali progettate da malevole deità marine, di certo nascoste in qualche anfratto segreto a nutrirsi delle loro vittime. Quando invece il mare sarà calmo, questa rientranza diventa una verde piscina infossata tra le rocce in cui sarà delizioso bagnarsi. Ogigia dispiegherà allora la sua bellezza più dolce e accattivante. Continuo stupito a raccontare queste mie emozioni ai nostri ospiti che assentono, consapevoli di quanto possono offrire, intanto che il cielo comincia a colorarsi di azzurro.

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La torre

Un grato saluto dunque e via verso la costa distante al massimo un chilometro. Scegliamo stradicciole sempre più improbabili, convinti dal passaggio di grossi camion che si dirigono verso una delle tante cave. Se ci vanno loro sarà la strada giusta, d'altra parte la Dwejra bay è un ampio circo perfettamente tondo di oltre quattrocento metri e da qualunque parte si arrivi, andrà pure bene. Invece giunti alla cava, le strada finisce e siamo ancora ben lontani dal bordo della scogliera. Bisogna farsela a piedi, attraverso campi d'orzo e scampoli di sulla rossa; scendi per una valletta larga e risali quando ormai il sentiero si perde nelle rocce corrose, infine arrivi alla sommità. Passi vicino alla torre di osservazione e finalmente raggiungi l'ampio anfiteatro, chiuso verso il mare dalla Fungus rock, l'enorme masso forato che segna il confine di questo cerchio, residuo di una colossale grotta il cui soffitto avrà ceduto in un lontano e dimenticato passato. Ma la parte ancor più interessante è ancora più in là e, tra l'altro ci si arriva con una comoda strada da Gharb seguendo il Triq id-Dwejra, che ti porta fino ad un approdo dove si apre la laguna interna dell'Inland Sea e poco più lontano al Blue hole, due spettacoli naturali che richiamano i divers. Infatti immergendosi qui, circondati da pareti di roccia, si arriva poi al mare attraverso archi naturali sottomarini, otto metri sotto la superficie, che forano le pareti e sfociano in mare aperto. Credo che sia una bella emozione che. ahimé. mi è negata. Guardo un folto gruppo di panzoni tedeschi insaccati dentro strettissime mute nere, come salame da sugo, che ciabattano con le pinne in attesa di immergersi.

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Fungus rock

Tutta gente che ha più o meno la mia età e la mia conformazione estetica. Accidenti perché io devo invece risalire mestamente la china verso il parcheggio? Consoliamoci va', arriviamo almeno fino alla scogliera successiva da dove puoi vedere in fronte l'Azure window, l'ardito arco naturale che è il simbolo di Gozo e dell'intero arcipelago. Gira di qua, gira di là, dell'arco, foto alla mano per riconoscerlo, nessuna traccia. Compulsando google, compare l'atroce verità, l'elegante meraviglia di pietra, presente in tutte le immagini di promozione turistica maltese, non c'è più. Sapevatelo. E' crollato sotto gli schiaffi impietosi di un mare in tempesta l'8 marzo 2017 alle 9:40, secondo un testimone oculare e senza neppure un filmatino a garanzia, cosa piuttosto strana in questo mondo digitalizzato dove tutti filmano e fotografano come giapponesi in calore degli anni '80. Che ci sia un complotto delle multinazionali e della Monsanto? Vero è che questa è la fine di tutti gli archi di roccia, appunto naturali, quindi sono di certo inutili le recriminazioni di incuria verso l'amministrazione che non ne avrebbe curato il deterioramento, pur conoscendone lo stato ormai precario (forse da qualche migliaio di anni), tanto che ne aveva proibito l'accesso,come si legge su internet. Forse secondo gli indignati so tutto io, l'amministrazione pubblica avrebbe dovuto fare un ordinanza per vietare al Mediterraneo di avere imponenti mareggiate proprio in quel punto, oppure avrebbe dovuto coprire con una bella colata di cemento il tutto, per renderlo più stabile, magari dipingendolo poi del colore del calcare sottostante, governo ladro, sicuramente c'entra Soros e i burocrati europei, ma a voi non la contano giusta. E questo è quello che succede quando per risparmiare si usa una guida del 2007!

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Dwejra bay

Comunque diciamolo, smentendo i precedenti post, è questo il punto della costa più emozionante dell'arcipelago, non ci sono più dubbi, a costo di essere sbugiardato nei rimanenti giorni. Lo so che lo dico ogni volta rimangiandomi quanto detto precedentemente, ma d'altra parte questo crescendo continuo evita l'assuefazione e fa sì che questo viaggio diventi di giorno in giorno più convincente. Mamma mia che bel posto! Su questo tratto ci si dovrebbe stare almeno un giorno intero e se, causa la tua neghittosa limitatezza, non riesci a godere delle meraviglie che ci sono sott'acqua, quantomeno puoi indugiare, passeggiando lungo il bordo della scogliera, per meravigliarti ad ogni scorcio che compare d'improvviso dietro una roccia, per rimanere seduto a contemplare estaticamente gli spruzzi bianchi, altissimi che sbattono su questo confine tra terra e mare in continua mutazione, per aspirare a pieni polmoni questa sferzata di iodio, lasciando da parte invece l'odio che sale ogni giorno dai social, per considerane la forza titanica che ha creato, in modi diversi, tutto il paesaggio del nostro pianeta. Di nuovo peccato andarsene, con il rammarico solo attenuato da un caldo pastizzi ripieno di formaggio di pecora, che si sfoglia sul palato, croccante, leggero, saporoso e appagante. Per fortuna che ci sono in giro questi baraccotti che rendono più facile la fatica al passeggere. Andiamo, andiamo che la capitale ci aspetta, per mostrarci altre meraviglie, altri doni nascosti da raccontare.

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Campo di Sulla (Hedysarium coronarium L.)


SURVIVAL KIT

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Dwejra bay

Wied il-Ghasri - All'estremo nord dell'isola, rappresenta un fenomeno unico nell'arcipelago, un lungo e stretto fiordo sinuoso che penetra la costa e nel quale il mare, quando è anche solo leggermente mosso, lo percorre con un'alta e devastante onda continua. L'acme si raggiunge col mare in tempesta con spruzzi altissimi e un fragore di onda impressionante. Lasciata la macchina nel parcheggio si scende la parete di roccia fin sul fondo con una stretta e ripida scala di pietra, raggiungendo una caletta ghiaiosa, dove quando invece il mare è calmo si può fare il bagno. Si può passeggiare in alto lungo la costa per vedere il tratto di scogliera ad est, spesso scavato da piccoli quadrati per ricavare sale.
Dwejra bay - Sulla estrema parte occidentale dell'isola, rappresenta sicuramente la parte più nota tra i paesaggi naturali di Gozo. Due ampie baie circolari che presentano una serie di scorci ineguagliabili. Paradiso per i subacquei, soprattutto per le possibilità date dai punti denominati Blue hole e Inland sea. Persa la possibilità della cartolina della Blue window, come si è detto, crollata due anni fa, non vi mancheranno i punti di vista imperdibili, dal basso e anche dall'alto della torre di osservazione, in particolare di fronte alla Fungus Rock, anch'essa forata, detta anche Roccia del Generale. Se il mare è calmo vale la pena di fare un giro in barca per vedere altri punti di vista di queste meraviglie naturali. Nel parcheggio alla base  sono presenti baracchini per il ristoro.

Malta 15 - Dwejra bay

Mareggiata


Malta 15 - Dwejra bay

Wied il-Ghasri

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