Dopo la sconfitta interna (0-2) subita da un Bologna rimaneggiato alla grande da Roberto Donadoni (6 punti su 6), la panchina di Andrea Mandorlini ora traballa pericolosamente. In una Serie A che ha vissuto soltanto il doppio cambio in panchina a Carpi, sarebbe un peccato perdere un mister competente come lui, ma i numeri non lo aiutano per niente. Ultimo posto insieme proprio ai biancorossi, 6 punti soltanto, e per di più tutti pareggi. Già, l’Hellas è una delle pochissime squadre in Europa a non avere ancora vinto in campionato.
Nonostante l’ennesimo ko, il tecnico, che ha portato i gialloblu nella massima serie e ha addirittura sfiorato l’impresa di una qualificazione europea nel 2014, per il momento è salvo. “Avrei voluto festeggiare diversamente i cinque anni qui. E’ un periodo duro, difficile, abbiamo tante emergenze ma oggi non ce la siamo giocata al massimo delle nostre potenzialità”, ha detto a mente fredda, “al di là dei meriti del Bologna, pensavo di fare di più”.
Gli alibi sicuramente ci sono, uno su tutti l’assenza di Toni, che l’anno scorso contribuì alla facile salvezza con 22 gol, capocannoniere stagionale insieme a Mauro Icardi. Anche l’ex milanista Pazzini lascia un vuoto di gol che è difficile colmare. Mandorlini non cerca giustificazioni, predica lavoro e sente comunque l’appoggio dell’ambiente: “I tifosi ci hanno incitato fino alla fine, una società come questa non si trova facilmente non solo in Italia, ma nel mondo. Le difficoltà sono tante, non ho mai avuto un sostegno così, tutti vorremmo fare di più ma non si riesce”.
La dura realtà è però che il club, pur riponendo una grandissima fiducia nel tecnico, si sta guardando intorno. Sarà decisiva la prossima sfida, domenica 22 alle 15 in casa contro il Napoli. In caso di (probabile) mancato successo, scatterebbe quasi automatico un doloroso esonero. I nomi sondati sarebbero quelli di Ballardini e Di Carlo, specialisti in squadre provinciali e abituati alla lotta per la salvezza.