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Mangereta di Adalberto Maria Merli

Creato il 11 febbraio 2019 da Polysusy

Mangereta di Adalberto Maria Merli
Cresce l’interesse per l’opera prima “Mangereta” (La nave di Teseo editore- 2018) di Adalberto Maria Merli, uno dei più grandi attori-interpreti nella storia del teatro, del cinema e della televisione, che qui ritroviamo nelle vesti di scrittore. Parliamo di un’autobiografia romanzata, che si configura essenzialmente come Entwicklungsroman e, nella complessa cornice della seconda guerra mondiale, a partire dal 1943 fino alla ricostruzione post-bellica, si focalizza sull’immediatezza e sugli sviluppi delle innumerevoli vicende che vedono coinvolta l’esistenza individuale e familiare dei Merli. Esperienze di un vissuto maturano la consapevolezza di valori quali la tolleranza, l’accettazione, la solidarietà, in un periodo storico scolpito attraverso la forza espressiva delle parole dell’autore, che sono testimonianza viva e vessillo di risvolti psicologici collettivi e di significati condivisi. Una narrazione retrospettiva in graduale trasformazione, in cui i fatti vengono tutti descritti in prima persona: l'Io narrante protagonista è Berto o meglio “Mangereta”, soprannome metaforico attribuitogli dalla nonna friulana, che sta a indicare la caratteristica di chi mangia molto; l’attore entra in scena da scrittore e interpreta il suo nuovo ruolo: se stesso. Sin dall’inizio del romanzo, si evince la dicotomia di due mondi, due opposte visioni della vita: il calore e l’amore di una famiglia unita da una parte e l’oscurità e il male di una guerra che irrompe in una sfera privata e stravolge le priorità quotidiane ma che, tuttavia, il protagonista si sforza di aggirare con la sua fame di vita, di gioco, di sogni e fantasie, alla ricerca di quelle contromosse “proibite” che per un bambino hanno il sapore di un’emozionante e attraente avventura. Per esorcizzare i dolori e le ristrettezze di una guerra, fonte di ansia e sradicamento, Berto riesce a cavarsela anche meglio degli adulti e insieme ai suoi tre fratelli, sempre spinto da un’irrefrenabile curiosità, impara a confrontarsi con ogni nuova conoscenza, affronta ogni volta nuove sfide, s’impegola in diverse monellerie, si difende, soccombe o ne esce vincitore, pur non dimenticando mai il valore positivo del rispetto verso gli altri. Egli esplora un mondo che racchiude in sé incertezze, tensioni e paure che gli temprano il carattere e gli impongono una crescita personale. Seppur educato con estremo rigore, disciplina e forti imposizioni, soprattutto da parte della madre friulana “dai lineamenti morbidi ma volitiva nel carattere”, sceglie personali scorciatoie di sfogo, per evitare ogni sgomento e godersi quella poca serenità che un bambino e un adolescente merita di vivere.Lo stile di scrittura è disinvolto, spontaneo, senza alcuna retorica e libero da inutili orpelli, suscita ammirazione, empatia e, a tratti, ilarità. Ciò che maggiormente affascina è la capacità di creare immagini vive, con l’aiuto di poetiche descrizioni di luoghi e paesaggi nonché di ritratti individuali fatti di sguardi, mimiche facciali e caratteristiche personali. Il linguaggio cambia forma e densità, lasciandosi travolgere da sfumature e profondità di stati d’animo, a seconda delle situazioni in cui si trova il protagonista, il quale non si vergogna di esercitare un pungente sarcasmo anche contro la tradizione culturale e i vizi del suo tempo. Non fa sconti ad alcuno, non nasconde episodi raccapriccianti di quel periodo storico né si fa scrupolo, nel suo cuore, di simpatizzare con persone “nemiche” ma a lui care; con le sue riflessioni personali ricostruisce ed evidenzia sia gli aspetti migliori che i peggiori del suo passato.Un romanzo minutamente costruito, stratificato di spunti, di episodi, di tutto ciò che il ricordo ha accumulato in tanti anni; strettamente ancorato a una memoria emotiva che, tessuta con finissime osservazioni psicologiche, è strumento privilegiato per farci comprendere fino in fondo la drammatica realtà sociale di quegli anni oltre che una dimensione relazionale e affettiva che, nonostante tutto, attraverso lo sguardo di un bambino, lotta quotidianamente contro sentimenti di paura, angoscia e vulnerabilità.
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