di Iannozzi Giuseppe
“Ce l’hai due monete d’oro?”
“Prima dimmi a che ti servono… Poi, forse, te le darò.”
“Per i peccati.”
”E il pane ce l’hai?”
“Quello sì.”
”Il pane è il vero oro. Il pane agli affamati e ai mangiapeccati.”
“Il pane costa l’ira di dio. Hai ragione.”
Il cadavere è lì, al suo posto, rigido, immobile, freddo, quasi bello. E la televisione è accesa ma senza audio: si vedono facce scure, incappucciate, una croce di fuoco, poi un mare di nevischio che dura qualche secondo. Le immagini tornano: si vede una folla di manifestanti, sono armati, stringono in mano calcinacci e bastoni, danno addosso alle macchine parcheggiate, spaccano le vetrine, allargano le bocche, prendono tutto quello che trovano, mostrano i loro trofei come in guerra… la polizia li carica… Ancora nevischio. Un corpo è a terra: un proiettile gl’ha trapanato la testa, gl’ha spappolato una tempia, il cadavere ancora caldo riposa in una pozza di nero sangue.
“Potresti pure spegnerla…”
“Mi tiene compagnia.”
“Sì, ma potresti spegnerla.”
“I bigodini, quelli potresti levarteli adesso. Hai una testa che sembra un cavolfiore.”
“Non posso.”
“Perché?”
“Devo andare dal dentista.”
”Non mi dire che…”
“Sì, è successo di nuovo. Ho staccato un pompino e m’è saltata un’otturazione.”
“Che gli racconterai?”
“Niente. Vado solo dal dentista. Starò in sala d’attesa aspettando il mio turno. Leggerò una rivista, una delle tante. Leggerò il solito racconto pornografico, uno dei soliti, di quelli che puoi leggere solo in uno studio dentistico.”
“E’ un po’ triste.”
“Più che altro io direi che è noioso. Invece quando stacco un pompino al dentista, dopo mi salta un’otturazione come minimo. Il brutto è quando mi trovo in sala d’attesa costretta a leggere un racconto che… Lasciamo perdere. Mi sa che fanno bene i luddisti.”
“Spaccano tutto.”
“E’ perché i processi automatici hanno tolto il pane di bocca a tutto il proletariato.”
“Sei dalla loro parte…”
”Sono.”
“Le monete d’oro?”
“Quasi me ne dimenticavo. Ecco, prendile.”
“Sono… sono due capsule d’oro…”
“Andranno bene lo stesso.”
“Te le regala il dentista, non è forse così?”
“A volte me le regala. Ma queste gliel’ho fregate.”
“Sei terribile. Peggio di Giuda.”
“…?”
“Ah, non fare quella faccia stranita. M’hai capito benissimo.”
“No, non ho capito. Ma va bene lo stesso.”
La televisione gracchia. L’audio è disturbato. Vomita parole su parole, ma non è possibile afferrarne il senso.
“C’è il telegiornale.”
“I giornalisti che stanno in tv sono ben peggiori dei dentisti.”
“Uhm, temo che tu abbia ragione. Però non ci sono mai andata in tv. Non ci sono mai stata con uno di quelli.”
“Forse dovresti cominciare…”
“Non sono così puttana da farmela con tutti.”
“Non ti piace granché il protagonismo.”
”Non mi piace affatto. E’ stupido, più d’ogni insipido racconto che leggo in sala d’attesa.”
“Allora non leggerli.”
“E come me lo faccio passare il tempo… mentre aspetto?”
“In bagno.”
“Che intendi?”
“Ti puoi sempre masturbare.”
“Non è una cattiva idea. Alle volte sai essere molto saggio.”
“Grazie.”
“Dovresti prenderti cura del cadavere. E’ freddo. Freddissimo ormai.”
“Sì, adesso mangerò il pane sul suo corpo.”
“E il sale?”
“Ah, il sale! Ho solo dello zucchero. Andrà bene lo stesso?”
”Boh! Forse.”
“Ormai non posso far diversamente. Pane e zucchero e due capsule d’oro. L’anima del morto si dovrà adattare a questi tempi moderni e pure gli dèi tutti.”
“Che presuntoso!”