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Mangiare i santini per assimilarne il potere

Creato il 07 gennaio 2019 da Mcnab75
Mangiare i santini per assimilarne il potere

Mentre scrivo il sistema di magia per il mio nuovo gioco di ruolo, Moths RPG, sto applicando una suddivisioni in "branche magiche", cosa che manca al gioco di Italia Doppelganger. Quest'ultimo è infatti soprattutto un RPG di investigazione horror e, per quanto sortilegi e incantesimi siano comunque a disposizione dei personaggi, non sono poi così comuni. Anche perché appartengono a un mondo (il nostro) in cui la magia si è indebolita secolo dopo secolo, perdendo ogni codificazione e ogni ordine complesso.
Moths RPG è invece ambientato in una primaria alternativa (ovvero in un mondo parallelo al nostro, simile eppur differente), dove la magia, per quanto occulta, è ancora forte. Da qui la necessità di rendere più organica la suddivisione degli incantesimi a disposizione dei personaggi e dei loro avversari.
Tutto questo preambolo per dire che, facendo ricerche a scopo di scrittura ludica, si fanno straordinarie scoperte. O meglio: si approfondiscono argomenti appena sfiorati in passato e del tutto dimenticati.
Per esempio la grafofagia, ovvero la magia basata sul masticamento di preghiere scritte, santini e cose simili.

Gli Ebrei usavano i "tefillin", brevi passi biblici su pergamena, applicati agli stipiti delle porte o legati alla fronte o al braccio durante la preghiera. Tra i buddisti, in area himalayana e vietnamita, era consuetudine cucirsi addosso, o legare agli animali, una formula per tenere lontani pericoli e malattie. Esistevano anche muri a secco coperti di scritte magiche che si pensava emanassero un influsso benefico su chi passava loro accanto. In Tibet certi incantesimi incisi su legno erano "stampati" sulla parte malata del paziente per guarirlo. Pensiamo infine alla grafofagia, cioè il "cibarsi" della scrittura per assorbirne l'effetto magico-protettivo. Tra gli esempi di "talismani eduli", o "bocconcini", il Kieckefer ("La magia nel Medioevo") cita un manoscritto tedesco del XI secolo, che suggerisce di scrivere una certa preghiera su cinque ostie, da ingoiare stando a piedi nudi e recitando una specifica orazione. Ancora in tempi recenti i nostri soldati, durante la prima Guerra Mondiale, inghiottivano, dopo averli ritagliati dai santini, i tondini con i miracoli di Sant'Antonio.

Per l'efficacia della formula scritta si assegnava, però, un ruolo decisivo al rituale, ai tempi e modi con cui il testo era preparato ed utilizzato. Nell'Alto Medioevo, quando la scrittura era pri­vilegio di pochi, si riconosceva ai gesti un valore talvolta superiore a quello di una pergamena, perché essi impegnavano la persona nella sua interezza (J.C. Schmitt, "Il gesto nel Medioevo").

Si pensava che i gesti avessero il potere di trasformare la materia o gli esseri a causa di una potenza intrinseca che trasmetteva l'azione di forze invisibili. Per questo il segno di croce, da indice di appartenenza cristiana o benedizione, diventava anche strumento di protezione ed acquisiva una valenza magica, a condizione di eseguirlo in forma corretta e codificata. In tante orazioni scritte, infatti, le parole da recitare erano spesso intervallate da croci che indicavano appunto il gesto da compiere. Un esempio di rituale relativo alla "superstizione dello scritto" è fornito da K. Thomas ("La religione e il declino della magia") riguardo alla società inglese del XIII secolo:

"Scrivi queste parole: Arataly, Rataly, Ataly, taly, aly, ly e lega il foglietto al braccio del malato per nove giorni.
Ogni giorno recita tre Pater in onore di San Pietro e San Paolo. Quindi togli il foglietto, brucialo, e il malato sarà guarito".

Grande importanza aveva il materiale scrittorio, dalla pergamena vergine, cioè di animale non nato, all'inchiostro, costituito da sangue umano, di pipistrello o ingredienti misteriosi. Quanto alle circostanze, la recita del testo doveva avvenire in momenti propizi ed essere ripetuto un numero magico di volte, sebbene bastasse indossarlo affinché esercitasse il suo potere salvifico.

Tutto questo interessante estratto è preso da un post del sito Shan Newspaper. Sito che abbonda di articoli un po', uhm, sopra le righe, ma che ha anche diversi approfondimenti succulenti per chi è appassionato di certe tematiche, e per chi le applica alla narrativa fantastica.

Mangiare i santini per assimilarne il potere

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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