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Maralba Focone

Creato il 22 agosto 2016 da Chiave Di Volta @chiavedivolta_

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Maralba Focone
MaralbaFocone è nata a Napoli nell’agosto del 1946 ed ha svolto i suoi studi a Torino. Roma e Bruxelles. Ha insegnato storia dell’arte e come pittrice ha ottenuto significativi riconoscimenti e pubblicazioni su riviste, libri e cataloghi sia in Italia che all’estero.

Principali mostre Galleria casa di Dante, Firenze. Galleria San Carlo. Napoli. Galerie de Paris. Roma. Processo alla VA Dimensione, Gallerie del Vaticano. Roma. Galleria Crucitti, Anterpen. Centro Ter Dilft. Bornem. Faculty Club Accademische, Leuven. Galleria del Banco di Roma. Bruxelles. Huis Hellemans, Edegem. Antica chiesa ducale di S. Maria Maggiore. Avigliana (To) Galleria della Camera di Commercio Italiana, Bornem. Centre Culturel. Consolato Italiano, Bruxelles. Centro Culturale Ermete Trismegisto. Roma. Galleria Crucitti, Antwerpen. Accademische Tijdingen, Leuven. Chiesa San Rocco. Condove. Casa del Conte Verde. Rivoli.

maralba.f@gmail.com

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IL FUORI E L’OLTRE  Un artista può raccontare o raccontarsi.

Può rinunciare per un momento al proprio panorama interiore per disegnare uno condiviso – oppure trascinarci in una inopinata esplorazione delle vie segrete – nelle cui ombre solo lui può orientarsi per trasmetterci il brivido dell’altrove. Due opposte possibilità, tra le quali oscillare senza districarsi: anche qui presenti. E una donna il cui destino è disegnato da due nomi fusi in uno solo non può che dibattersi tra queste polarità – tra l’essere fuori, sulla linea dell’orizzonte, a tracciare analitici paesaggi immaginari e brulicanti oppure oltre, in zone più rarefatte dell’essere, a condensare per quanto possibile essenze più sottili in sintesi inquiete. M. attua la consapevole eliminazione di ogni orpello, dandosi a criteri che non sono altrimenti definibili se non archestesie del sentire, e offre veli di antichi rammarichi e mute allegorie di lamenti. Cristallizza infelicità senza desideri in definite gerarchie del pallore e dell’evanescenza e piega alla pesantezza della materia allegorie di anime contemporanee – anime morte. insomma. Il disagio del trascinato visitatore di questa dimensione dell’oltre deriva dal sostare davanti a qualcosa che riconosce e vorrebbe perciò cacciare nel non visibile, per non finire a specchiarcisi. .De te fabula narratur. Allora meglio avviarsi, secondo quanto dice il poeta, in un’estasi di tabacco ad ammirare i monumenti discutere gli ultimi avvenimenti… Allo sguardo compiaciuto si offrono agglomerati pastello, sfondi di presepe, reminescenze di fondali quattrocenteschi. con un senso dell’ordine che sarebbe piaciuto a Gombrich e un dettaglio che soddisfa il desiderio di affabulazione che godiamo da bambini. Ma forse l’intrico dei muri non offre vie sicure, (o non ne offre affatto?) e costringe a torsioni e passaggi spericolati. a volerne penetrare il senso oltre l’affabilità. Forse. più che un fuori, anche questo è un oltre del tempo e della dimensione usuale, un luogo di possibili incontri Rassicurati – o forse pericolosamente attratti da quella dimensione particolare della grazia che è, come ognun sa, il minuscolo.

Barbara Bernardi



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