Magazine Africa

Massacro di pastori fulani di Ogossagou (regione di Mopti) in Mali

Creato il 26 marzo 2019 da Marianna06
  Violenze interetniche in Mali, più di 100 morti in un villaggio     E' salito a 160 il numero delle vittime degli attacchi sferrati sabato contro il villaggio di pastori fulani di Ogossagou ed altre località della regione di Mopti, nel centro del Mali. Lo ha detto ai media locali il portavoce del governo di Bamako, Amadou Koita, aggiornando un bilancio che si attestava finora a 135 morti. Per Koita si tratta dell'attacco più mortifero registrato in Mali da quando, nel 2012, i miliziani jihadisti hanno conquistato le zone settentrionali del paese. Secondo le autorità, ad attaccare i pastori sono stati miliziani vestiti come cacciatori di etnia dogon, questi ultimi da tempo in lotta con i pastori fulani per l'accesso alle risorse del territorio e in relazione alla lotta ai jihadisti: i dogon accusano infatti i fulani di avere rapporti con gli estremisti islamici, mentre i fulani contestano l'azione violenta dei dogon, accusando l'esercito maliano di armarli. In seguito alla notizia del massacro, il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita ha annunciato lo scioglimento della milizia di autodifesa Dan Nan Ambassagou, di cui fanno parte numerosi cacciatori dogon, affermando che la sicurezza nazionale dev'essere prerogativa del governo centrale, e non di gruppi armati.
I vertici di Dan Nan Ambassagou hanno intanto negato la responsabilità dell'accaduto, accusando il governo centrale di cercare nella milizia un capro espiatorio. "Non siamo responsabili di questo massacro", ha detto il portavoce del gruppo, Mamadou Goudienkilé, ricordando che i Dan Nan Ambassagou si sono formati nel 2016 "quando il paese dogon è stato attaccato dai terroristi" per supplire "all'assenza dello Stato", dal momento che allora "l'esercito non era all'altezza della situazione". Con Dan Nan Ambassagou il governo di Bamako aveva firmato un cessate il fuoco unilaterale lo scorso anno nel corso di un incontro con il primo ministro Soumeylou Boubéye Maiga per avviare il dialogo ed il processo di disarmo.
Dopo l'annuncio del massacro, il presidente Keita ha anche ordinato la rimozione del capo di Stato maggiore dell'esercito, M'Bemba Moussa Keita, sostituendolo con il generale Abdoulaye Coulibaly, e del comandante dell'esercito, Abdrahamane Baby, cui è subentrato il generale di brigata Keba Sangare. Secondo i media locali, gli abitanti sono stati uccisi a colpi di machete e oltre 55 civili sono rimasti feriti, quindi trasportati nelle vicine strutture alberghiere per ricevere le cure necessarie. L'attacco è avvenuto mentre gli ambasciatori delle Nazioni Unite erano in Mali per discutere proprio la situazione di aumento della violenza nel paese. La missione del Consiglio di sicurezza ha incontrato il primo ministro Soumeylou Boubeye Maiga per parlare della crescente minaccia dei combattenti jihadisti nel Mali centrale. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato l'accaduto, dicendosi "scioccato e indignato" per l'attacco, e ha chiesto alle autorità del Mali di "indagare rapidamente per consegnare i colpevoli alla giustizia".   a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog