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“Masters of Sex”: storia di chi ha studiato il sesso modificandone la percezione sociale

Creato il 20 gennaio 2014 da Stivalepensante @StivalePensante

In onda dal 29 settembre 2013 sul canale televisivo americano a pagamento Showtime e conclusasi nel mese di dicembre, Masters of Sex è sicuramente una delle serie televisive più originali del momento e purtroppo ancora inedite in Italia. 

(photo by www.sho.com)

(photo by www.sho.com)

La serie, creata da da Michelle Ashford, narra della storia di William Masters, sessuologo e ginecologo americano pioniere nello studio fisiologico del sesso e della collega e amica Virginia Johnson, fedele aiutante nello sviluppo di una ricerca che avrebbe cambiato la percezione sociale della sessualità negli anni sessanta.

La sceneggiatura si basa sulla biografia di Thomas Maier, “Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson”, un insieme di interviste attraverso le quali Maier ripercorre le vite dei due scienziati, puntando chiaramente l’attenzione sullo studio che all’epoca contribuì a superare diversi miti sulla sessualità, andando incontro a diverse polemiche e suscitando non pochi scandali.

I due cominciarono a lavorare insieme nel 1956. Mentre William Masters era un affermato medico quarantenne di Cleveland specializzato in fertilità e felicemente sposato, Virginia Johnson aveva solo trentun’anni e due divorzi alle spalle quando cominciò a lavorare come ricercatrice e assistente di Masters al Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia della Washington University di St. Louis. Determinato nell’indagare la sessualità e le reazioni fisiologiche dell’organismo durante l’atto sessuale, Masters nel 1957 ottenne un’iniziale autorizzazione ad effettuare le sue “originali” ricerche, considerate per l’opinione pubblica ma non solo, completamente inaffrontabili. Il sesso veniva percepito e affrontato come necessario alla riproduzione e considerato totalmente relativo alla sfera personale dell’uomo, non era mai stato affrontato da un punto di vista scientifico. Il medico e la psicologa portarono avanti con impegno e convinzione la loro ricerca utilizzando come metodo l’osservazione diretta del rapporto sessuale e della masturbazione. Esaminarono nel corso di undici anni oltre diecimila atti sessuali compiuti da circa settecento volontari. Attraverso il poligrafo, i due registravano valori come il battito cardiaco e l’attività celebrale durante i rapporti. Volendo monitorare anche le reazioni del corpo femminile durante la masturbazione, Masters inventò anche uno strumento per poter portare avanti il suo studio, un dildo, o più comunemente vibratore, in plexiglas connesso ad una telecamera che veniva introdotto all’interno della vagina; lo chiamò “Ulisse”.

Pubblicati nel 1966 nel testo conosciuto in Italia come “L’atto sessuale nell’uomo e nella donna”, i risultati di questa innovativa indagine portarono all’individuazione del “ciclo della risposta sessuale”, cioè l’insieme dei fenomeni fisici e psichici che avvengono nel corpo umano in seguito a uno stimolo erotico, composto da quattro fasi: eccitamento, plateau, orgasmo, risoluzione. Le ricerche di Masters e Johnson contribuirono inoltre notevolmente allo studio dei disturbi della sessualità ma anche al superamento dei luoghi comuni riguardanti il sesso, soprattutto di quello consumato e vissuto dal punto di vista femminile.

Come ogni serie tv che si rispetti, trattandosi di finzione, la vicenda è sicuramente ben scritta e ben romanzata. Masters, interpretato da Michael Sheen, è un affascinante sociopatico dal poco o ben nascosto pessimo carattere, un gelido che vorrebbe avere gli strumenti per godere di quel calore umano che non riserva nemmeno per la sua povera moglie ma che riserverebbe ben volentieri alla collega Virginia, la bellissima Lizzy Caplan, donna di carattere e che affronta quotidianamente il qualunquismo maschilista di una società retrograda, cercando di affermare la propria personalità. Spicca durante la visione del Pilot anche la cura voluta per l’ambientazione, la scenografia. Ci si tuffa realmente in un’epoca, quella degli anni cinquanta americani e occidentali, che per molti versi sembra essere largamente superata ma per altri non del tutto dimenticata. I luoghi comuni e le congetture sociali ripercorse attraverso la storia di Masters e Johnson, come l’autodeterminazione femminile, non sembrano totalmente superate nel mondo contemporaneo.

Lo schiaffo subito da Virginia per essersi permessa di specificare all’amico Ethan che il sesso consumato con lui non aveva significato una promessa di matrimonio ma una libera e piacevole scelta forse momentanea, ricorda quelli ancor’oggi subiti dalle donne che non si piegano di fronte ai desideri maschilisti dei propri “compagni-padroni” e fa pensare all’ancoratissimo luogo comune che una donna libera sessualmente non può che non essere una poco di buono. Certo serve sempre una buona di eleganza ma accompagnata da una più garantita dose di libertà, non impregnata da sociali pregiudizi sessisti che alimentano scontri e non permettono la libera espressione di sé.

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