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Maurus Malikita / Solarità e ironia per una corretta lettura della realtà

Creato il 02 aprile 2012 da Marianna06

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Se l’artista è di solito nell’immaginario collettivo una persona sempre un po’ speciale, cui sono permesse licenze e si perdonano con indulgenza, a volte, anche eventuali bizzarrie, Maurus Malikita, pittore tanzaniano di Lindi, sobborgo di Dar es Salaam, abbastanza noto ora anche in Europa, lo è forse  un po’  più degli altri.

 Si può dire infatti,senza tema di smentita e senza affettazione di circostanza, che Malikita é decisamente  “personaggio”.

 Cioè  egli non è affatto solo quella persona disinvolta e scherzosa, che può  apparire magari a primo impatto nel corso di una presentazione di circostanza. Magari ad un vernissage.

Gratta sotto la scorza e trovi subito invece la complessità dell’uomo. Un uomo che pensa.

Certo la solarità del suo carattere, che si traduce egregiamente nelle immagini riprodotte nei suoi lavori, cattura  senza difficoltà di sorta l’emotività dell’osservatore che, insieme a lui, all’artista, ritorna improvvisamente un po’ bambino.

Il colore sempre brillante e il tratto incisivo e un po’ clownesco dei personaggi delle strisce dei suoi quadri,che raccontano di tutto un po’ di quel reale della sua Africa e, in particolare dell’Africa del Tanzania, attraggono e  incuriosiscono proprio con quella stessa familiarità delle storie narrate nella letteratura a fumetti, di cui abbiamo avuto magari, in passato, lunga consuetudine .

Si tratta  però di una semplicità,  lo ripetiamo, che è sempre e soltanto apparente. E il tratto, il colore e la tecnica usata non devono portare l’osservatore fuori strada.

Dietro quello che potrebbe addirittura apparire semplicismo, ingenuità, pittura naif, c’è invece un’analisi seria, approfondita e puntuale delle abitudini di vita della gente, della sua gente e, soprattutto, di quegli stranieri, i turisti,  specie quelli del” mordi e fuggi” e/o del classico safari fotografico, caricature d’uomini, che credono d’aver capito tutto e di aver appreso tutto dei misteri della terra d’Africa e  invece  hanno compreso meno di niente.

Il tutto é proposto però sulla tela sempre con una certa gioiosa ironia, che lascia spazio spesso persino alle trasgressioni. Trasgressioni divertenti, che per l’africano non sono neanche tali.

Perché l’Africa, pur con i suoi drammi, e che non sono pochi, è essenzialmente gioia di vivere, è energia pulsante, è accettazione ,e quindi anche talora indifferenza di fronte alla morte, che è per l’africano un evento, uno come tanti, facente parte dell’esistenza d’ogni essere vivente.

E’ accaduto. Accade. Può accadere. Gli spiriti vogliono così.

Perché l’Africa, nonostante il mix di religioni monoteiste, che si sono sovrapposte alle sue culture originarie ed hanno tentato di modificarne il sentire, resta comunque la terra dell’animismo ancestrale, che non disdegna di affidarsi, se è il caso,  alle pratiche di magia.

E lo fa con una certa disinvoltura talvolta anche l’africano acculturato.

 E poco importa se ciò sconcerta l’occidentale, che legge la realtà esclusivamente in chiave di ragione e di scienza.

Ma che storie sono quelle che Maurus Malikita, che in questi giorni espone a Milano, ci racconta nei suoi quadri?

Sono storie di vita di taglio sociale e volutamente anche politico. E bisogna saperle leggere con attenzione.

In grosse campiture sono, ad esempio, raffigurati affollatissimi ospedali del Tanzania con tanto di pazienti richiedenti cure, medici e infermieri. E all’esterno ambulanze(il progresso) e una folla variopinta in strada.

Ma cos’è un ospedale per Malikita?

Un luogo dove le cure prestate non sono uguali per tutti i pazienti. Dove il soldo e lo status sociale fa, e come, le differenze. E le differenze sono evidenziate nello stabile per piani(dal basso in alto) e dal decoro degli ambienti.

Ma tutti comunque vengono curati. E medici e infermieri sono solerti. Anche a costo di spaventare il paziente riluttante con gli “strumenti” del mestiere come può essere la siringa gigante.

 

Malikita,nato nel ’64, infatti, propone politicamente il Paese che ha assimilato e fatta propria da sempre la lezione  dell’ujamaa del vecchio Nyerere.

C’è poi ,tra le altre storie narrate, il mercato che, come in tutti i posti del mondo, è un autentico esilarante e impagabile spettacolo.

L’africano, infatti, ama la folla e nella folla ritrova la propria autenticità. Anche con lazzi e  frizzi.

L’africano non è quasi mai da solo. La sua non è un’indole solitaria.

 E Malikita questo lo sottolinea con una grande varietà di differenti personaggi.

E il mercato poi , con tutte le mercanzie esposte, è il più grande godimento che possa esistere per tutti e cinque i nostri sensi. Africani e no.

Ma ,ancora, tra i lavori di Malikita ci sono anche quelli che ritraggono le interminabili spiagge bianche lungo l’oceano e i soliti vacanzieri, che non disdegnano, ovviamente, di trasgredire e lo fanno   a cielo aperto.

E qui l’ironia si fa davvero molto pungente, e a giusta ragione, nei confronti dell’Occidente,del suo consumismo onnivoro e dei suoi vizietti particolari.

Perché?

Perché c’è trasgressione e trasgressione.

E quella ingenua dell’africano è ben altra cosa da quella del bianco avventuriero, che crede di poter soddisfare ogni sua voglia smodata in quella che, erroneamente, considera  terra di nessuno.

Infine, cambiando scenario,  abbiamo i villaggi di pescatori.

 Semplici, accoglienti, con tutto il fervore di vita quotidiana, che accompagna l’antico mestiere che, ancora oggi, si svolge laggiù con mezzi rudimentali e  tantissima fatica di braccia, mista a reali pericoli.

Concludendo, se si ha l’opportunità di visionare i dipinti di Maurus Malikita, è già quasi di per sé un primo passo, un essere un po’ a mezza via quanto a motivazione( e non esagero), pronti a intraprendere un viaggio con destinazione Tanzania.

Perché Malikita è un autentico affabulatore e la sua “arte” non perdona.

Cattura.

 

   A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana) 

 


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