Medio Oriente: terzo giorno di violenze tra Israele e Hamas, ormai sull’orlo della guerra. Netanyahu: “Una tregua non è in agenda”

Creato il 10 luglio 2014 da Nicola933
di Gabriella Maddaloni - 10 luglio 2014

Di Gabriella Maddaloni. Al terzo giorno di violenze tra Israele e Hamas, il numero delle vittime sale in maniera drammaticamente scontata. Fonti palestinesi riportano 80 morti – di cui 23 donne e 12 bambini –  e 550 feriti. Tali fonti affermano anche che, dalla notte di lunedì, 770 sarebbero i raid aerei compiuti da Israele per colpire obiettivi nella Striscia.

Hamas però non sta a guardare, e Tel Aviv ha registrato, secondo quanto riportano gli stessi palestinesi, 320 razzi da mercoledì: più o meno uno ogni dieci minuti. Una media agghiacciante. Il 90% dei suddetti razzi è stato registrato dall’anti-missile Iron Dome;  l’emittente israeliana Channel 2 conferma la registrazione di 5 di essi nelle ultime ore, ma sembra che se ne sia riuscito ad abbattere solo uno. Fonti militari ebree affermano che l’arsenale dei missili palestinesi è evidentemente giunto da un aiuto iraniano, e che conta almeno 11.500 pezzi. 6000 di questi sarebbero in mano ad Hamas e gli altri 5.500 nelle mani dei jihadisti islamici. “Sono vettori in grado di colpire qualsiasi città israeliana, persino Haifa […] Pezzi difficili da distruggere, perché spesso nascosti in affollati condomini o edifici pubblici”, sostengono le stesse fonti militari.

Netanyahu ha riferito alla Commissione Esteri e Difesa della Knesset che “una tregua con Hamas non è in agenda”. Zeev Elkin, Presidente della Commissione, ha chiesto al premier un inasprimento dei provvedimenti contro Gaza, ma lui ha replicato, come riporta  Haaretz: “Non taglieremo acqua ed elettricità alla Striscia di Gaza. I consiglieri legali non ce lo permetteranno. Non possiamo comportarci come fece la Russia con la Cecenia”.

Nel frattempo, l’Egitto ha deciso di aprire il valico di Rafah a Gaza, per permettere quantomeno ai palestinesi rimasti gravemente feriti dagli attacchi israeliani di curarsi presso gli ospedali del Sinai. Si tratta di una misura del tutto “eccezionale”, come afferma la stessa ambasciata palestinese al Cairo.

Israele sta attualmente valutando l’opportunità di estendere l’attacco aereo anche via terra, e la decisione verrà presa “entro 2 o 3 giorni”, afferma una fonte militare israeliana citata da Ynet. Ieri il Presidente ebreo Shimon Pérez ha avvisato Gaza che tale operazione sarà “inevitabile”, se non fermerà il lancio di razzi verso il sud di Israele. A tale ultimatum il leader palestinese  Abu Mazen ha replicato che “Israele sta commettendo un massacro, un genocidio”.

Il massacro, il genocidio, sta avvenendo in realtà da entrambe le parti, e da decenni. Terminerà solo quando entrambi i popoli si saranno sterminati a vicenda?


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