Meditazioni al femminile di Michela Zanarella

Creato il 13 settembre 2012 da Nasreen @SognandoLeggend

Nata a Cittadella, Padova, nel 1980, inizia a scrivere poesie nel 2004, ed è ora tradotta in inglese, francese, spagnolo, arabo. Ha pubblicato sei libri: “Credo”, “Risvegli”, “Vita, infinito, paradisi”, “Convivendo con le nuvole”, “Sensualità” e “Meditazioni al femminile”.

Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali e internazionali, e scrive recensioni e interviste per diversi giornali cartacei e online.

Sito: http://www.michelazanarella.it/

Titolo: Meditazioni al femminile
Autore: Michela Zanarella
Serie: //
Edito da: Sangel Edizioni
Prezzo: 10 €
Genere: Poesia
Pagine: 88 p.
Voto:
 

Trama: Dalla scheda del libro: Con Meditazioni al femminile, l’autrice padovana Michela Zanarella conferma la sua cifra stilistica e affida all’originalità delle immagini, all’azzardo delle similitudini, a metafore mai prevedibili e, a volte, addirittura spiazzanti, gli esiti più felici del suo discorso poetico.

Recensione
di Johannes de Silentio

In poesia, si sa, la parola è polisemica, funziona a vari livelli e si presta a più letture, in favore di una ricchezza semantica che spesso, però, va anche detto, sfuma in sensazioni troppo evanescenti, aleatorie e rarefatte da parte di chi legge; col risultato che i recensori di poesia – non me ne vogliano – finiscono non di rado per attribuire all’autore dei propositi a lui estranei. Conscio di ciò, è stato quindi non senza “timore e tremore” che mi sono approcciato a un testo poetico. Ma stavolta è stato diverso, perché dalla silloge Meditazioni al femminile di Michela Zanarella ho ricevuto delle impressioni molto nette e precise.

Comincio dicendo che le meditazioni di Zanarella, a mio giudizio, non sono “femminili” ma “androgine”, in quanto sembrano unificare la dualità maschile/femminile di cui siamo tutti composti. E in ciò le ho trovate notevoli. Leggendo queste poesie, infatti, mi è venuto in mente un pensiero dello psicologo e autore spirituale Mauro Bergonzi, per il quale, in accordo con le tesi di Arnaud Desjardins e Tony Parsons, un uomo non è un vero uomo se non integra la propria parte femminile, e una donna non è una vera donna se non integra la propria parte maschile. Ovvero: se per “femminile” intendiamo l’atteggiamento ricettivo e accogliente di chi si lascia “penetrare” dalla vita per sentirla intimamente (la cosiddetta “via del fuoco”, devozionale e passionale), e se per “maschile” intendiamo la propensione a valutare imparzialmente e obiettivamente le situazioni (la cosiddetta “via del ghiaccio” del testimone impassibile), allora appare evidente quanto sia necessario, per ogni essere umano, armonizzare dentro di sé questi due atteggiamenti complementari. Ed è precisamente questo che sembrano voler dire le Meditazioni di Zanarella: ogni volta che la vita ci mette alla prova, ponendoci di fronte a una situazione difficile, è indispensabile lasciarsi compenetrare in modo ricettivo da un lato, ma valutarla oggettivamente per comprenderla, metabolizzarla e superarla dall’altro.

Le liriche di Michela Zanarella offrono, infatti, uno sguardo molteplice sul reale. Da un lato, abbiamo riflessioni sugli accadimenti del mondo, come nel caso della delicata Un Giappone disperato (“Capricci di terra e di mare/a schiacciare rughe di cemento/ed occhi di un mondo troppo affannato./Un Giappone disperato/svuota il suo dolore alla storia”); dall’altro, invece, abbiamo uno sguardo vòlto verso l’interno, uno sguardo introspettivo, dunque, che è insieme un esame di coscienza e un’invocazione religiosa, come in Ho pensato a te, Dio (“Ho pensato a te, Dio,/quanto poco è il mio senso/di donna/senza l’ossigeno della Tua luce”). Si rivolge a una donna, e precisamente a una madre, la penna di Zanarella, quando ritrae l’Italia nel suo tricolore (“Io che di patria parlo/come di una verde madre,/rivolta a bianche malinconie di nebbia, infrango limiti rossi di linfa/e respiro/energia dalla storia,/dalle cicatrici di un tempo/che è ombra di un tricolore”). Alla caducità di un Paese che è “ombra di un tricolore”, si accompagna la precarietà della vita e dell’esistenza: sembra quasi di avvertire l’eco di Ungaretti e di Quasimodo in Troppo breve (“Troppo breve il senso/e la natura di un respiro./Siamo un piccolo brusio/sotto l’eternità./Il mondo come la vita/si affacciano rapidi/dentro le vene,/finché una polvere/s’impossessa d’ogni radice/e si fa memoria/che abbandona la sua patria”).

E non mancano, nella raccolta di Zanarella, neppure versi dedicati alla sua Padova (Tramonto padovano, Ad una Padova leggera), agli affetti familiari (con le tre liriche Padre, Madre e Un fraterno silenzio, dedicata al fratello Federico) e soprattutto a quei grandi personaggi che l’hanno accompagnata nei pensieri, nella vita e nel percorso poetico, come Giovanni Paolo II, come Pier Paolo Pasolini, al quale è dedicata Scartafacci di vita, e come Alda Merini, la celebre poetessa dei Navigli,  alla cui memoria sono dedicate due liriche (Dei tuoi Navigli, Sono spogli i Navigli).

In conclusione, Meditazioni al femminile è una raccolta completa e universale, che denota tutta la maturità e la sensibilità, umana e artistica, di un’autrice importante quale è divenuta oramai Michela Zanarella. Il suo libro meriterebbe  un voto pieno di 5 stelle su 5, ma sono costretto a togliere un punto dalla mia valutazione a causa dei pasticci combinati dall’editore…  Non si contano, nel volume, le incongruenze grafiche, segno di una superficialità da prendere a schiaffi! Sia chiaro: qui non si vuole denigrare nessuno; il mio giudizio è infatti limitato a questo libro, e non certo esteso a tutto il catalogo della Sangel Edizioni. Ma ditemi voi se è possibile che in un libro si passi più volte dal Times New Roman all’Arial, con vistose variazioni anche nelle dimensioni dei caratteri, senza contare tutte le altre (numerosissime) incoerenze: perché nel testo alcuni apostrofi sono uncinati e altri no (idem per le virgolette)?  Perché i numeri di pagina scompaiono misteriosamente a pagina 22 per poi ricomparire a pagina 46 (rendendo difficoltosa la consultazione delle singole poesie riportate nell’Indice)? Perché nei Ringraziamenti il testo non è giustificato come nelle altre sezioni (Introduzione, Prefazione) ma allineato a sinistra? Perché nelle note biografiche dell’autrice (volendo sorvolare su un’accentazione sbagliata e su una mancata spaziatura dopo un punto fermo) alcuni titoli di libri sono riportati sia in grassetto che in corsivo, mentre altri sono in grassetto ma scritti in tondo? Insomma, se vi pare questo il modo di curare un libro!


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