Memorie di un uomo inutile

Creato il 22 novembre 2011 da Ilbicchierediverso

“Gente allegra Dio l’aiuta” è stato il vecchio adagio che ci è venuto in mente quando abbiamo letto le ultime righe che raccontavano, in prima persona, la vita di Francesco Caravita di Sirignano, di quel Pupetto, principe di Sirignano nato a Napoli l’11 maggio del 1908, pronipote del principe di Salina del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa che ha vissuto con passione, musica, sport, amicizia e donne. Tante donne.

Siamo riusciti a trovare, dopo essere stati consigliati da un nostro carissimo amico, con grandissima difficoltà il suo libro “Memorie di un uomo inutile” (Mondadori 1981) ormai fuori da qualsiasi canale di distribuzione, grazie a un tam tam sul web che ci ha portato dopo un mesetto di ricerche, la copia sulla scrivania. Il proverbio è veritiero, dicevamo, in questo caso perché l’auto protagonista è stato baciato dalla sorte più di una volta e ha sempre avuto pochi problemi grazie alla sua gaiezza.

La vita dell’aristocratico, dopo aver appena finito di leggere quella di Raimondo Lanza di Trabia, ci è sembrata subito molto familiare, con tutte le dovute considerazioni e differenze con il suo pari siciliano.

Macchine, viaggi, incontri incredibili, vassallate da far invidia alle zingarate, un’eleganza ereditata e approfondita, meditata, migliorata, un lusso sfrenato con l’ottica dei denari come poca preoccupazione, dilapidato senza remore o mea culpa. Un libro scellerato, sfacciatamente menefreghista, ma gioioso nel racconto frammentario, slegato, come in una chiacchierata tra amici. Un miele a volte un po’ amaro, come se scosso dal torpore della felicità e dell’abbandono in essa, Caravita avesse un attimo di lucidità e pensasse di aver sprecato il suo tempo e la sua vita. Ma è soltanto un momento, perché torna convinto ad abbracciare la sua filosofia“Io sono pieno di rimpianti per tante cose, ma non ho il rimpianto di non aver vissuto in pieno la mia vita, magari un po’ pazza.”

I balli, i club, gli aneddoti sui protagonisti del jet set e delle famiglie per bene, Capri (dove fu nominato Presidente della locale azienda turistica accogliendo i grandi della dolce vita isolana), gli statisti, monarchi, miliardari, i grandi sarti e camiciai, le avventure all’estero vendendo gli abiti per avere di che sfamarsi, la guerra, gli eventi che si svolgevano come una pergamena dalla consistenza incerta, vengono riportati in queste pagine con l’incanto e la veracità partenopea di un uomo che non ha lasciato che un sorriso su chi lo ha incontrato e su chi lo ha letto. Un sorriso a volte divertito altre tagliente.

Morto nel 1998 a Roma, dove viveva da diversi anni ha tenuto fede a quello che aveva scritto sulle sue memorie “Sulla mia tomba si potrà porre una lapide: Non fece niente di importante ma non fece mai male a nessuno. Si divertì”.

E se qualcuno volesse dire che non si vive così, che è da incoscienti la risposta arriva sardonica dalla sua introduzione “So che nel clima serioso di oggi dovrei vergognarmi come un ladro di questo (e altro). Ma perché? Saper sorridere, anche di se stessi, aiuta. Quindi, forse, queste mie Memorie di un uomo inutile, potranno avere una piccola utilità per voi, insegnandovi a prendere allegramente il buono e il gramo. Perché no? Io me lo auguro.”

Un brindisi a Pupetto!

Buona scelta

IBD

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