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Mentre vi guardo – Madre Ignazia Angelini

Creato il 02 giugno 2016 da Irenethehomeless

Mentre vi guardo – Madre Ignazia AngeliniOggi i giovani cercano negli studi una professione che garantisca una minima sicurezza economica: è uno dei primi parametri utilizzati per individuare la propria "realizzazione", ed è un parametro economico. Quindi poi, se con il lavoro non riescono ad avere soldi a sufficienza, pensano di non essere realizzati. Non c'è più l'idea di sé come di una "vocazione", di una chiamata, di un destino, e questo anche al di fuori della fede cristiana. Si può invece pensare che ci sia un disegno attorno al quale la mia corporeità, il mio essere umano, il mio patrimonio cromosomico si condensano ed esprimono qualcosa nel mondo. Ogni esistenza umana è la presenza di un novum nell'universo che, da quel momento, viene cambiato per sempre. Se non pensi questo, allora tiri a campare.

Il mondo prima e il mondo dopo di me non cambia perché io ho realizzato una fabbrica o ho fatto tanti soldi, e nemmeno perché ho partorito cinque figli, seppur cinque figli possono esprimere un altissimo valore umano, ma perché ciò che ho vissuto, il modo di esprimere la mia umanità, ha comunque messo in circolazione delle energie per cui vivere è bello, "vale". Io credo che sia la capacità di una persona di elaborare un gusto della vita a costituire la sua realizzazione. Un bambino che sia vissuto solo cinque anni, ma sia vissuto felicemente, certamente ha messo in circolazione nell'universo qualcosa per cui né prima né dopo di lui il mondo sarà più lo stesso. Questo è per me evidente, ma credo che non sia scontato. Ed è pericoloso che non sia scontato. Prendiamo il fondatore della Ford: un giorno la Ford finirà, finirà anche la Fiat, ma non avranno cambiato niente. Certo, l'automobile ha modificato le nostre abitudini, ma veramente uno può vivere e sentirsi realizzato perché possiede o produce quel modello di auto e può andare a quella velocità? E' un falso, ma di questo falso vivono molti tra noi.

[...]

Ma che cosa intendo per sentimento? Il sentimento è la percezione di me come affetto d altri, "toccato" dalla presenza di un'altra persona. Il risentimento, invece, nasce quando, piuttosto che aprirmi all'altro, mi ripiego sulla sensazione che questi mi ha in un certo modo "ferito". Non c'è più la capacità di sentire l'altro e di vibrare in conseguenza, ma sopravviene la voglia di far pagare all'altro la ferita della relazione, ferita sulla quale concentro ogni mia attenzione, invece che alzare gli occhi sulla persona che l'ha generata. Tanto più grande è stato il sentimento dell'incontro, tanto più acre può essere il risentimento. L'incontro avviene attraverso una "ferita" non perché sia violento, ma perché l'incontro è sempre un'apertura reciproca. Un'apertura che però può generare anche sofferenza, perché ci tocca nell'intimo e ci espone all'altro: se non c'è fiducia, c'è la percezione di essere in pericolo, c'è la paura. Mi sembra questa una reazione diffusa nel nostro tempo: risentimenti in famiglia, al lavoro, risentimenti verso lo straniero. Se di fronte allo straniero provo paura, ho due scelte: posso volgermi a lui per conoscerlo, oppure posso volgermi verso me stesso, verso la mia paura, e provare rabbia, addirittura odio per colui che credo l'abbia suscitata. Così nasce il risentimento. O l'invidia, per esempio: incontro l'altro, ne vedo un bene o una felicità della quale potrei rallegrarmene, invece mi concentro sul dolore provocato dalla mia mancanza, mi concentro su di me, soffro, e infine desidero far soffrire l'altro.


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