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Merda etnica

Creato il 13 ottobre 2019 da Gadilu

Merda etnica

Io sono tra quelli che di preferenza dice e scrive “Sudtirolo”. Non ricordo bene quando ho cominciato a usare questo nome – nome che non gode di alcuna ufficialità, ma è solo un modo forse ingenuamente gentile di adattarsi alla sensibilità della maggior parte dei parlanti di madrelingua tedesca del Südtirol, ai quali la dizione “Alto Adige” non è mai andata giù anche per comprensibili motivi. Il mio uso di “Sudtirolo”, comunque, non è qualcosa di indubitabilmente politico, non contiene una “dichiarazione di appartenenza ideologica” che esclude a priori altre possibili scelte. Diciamo che tutto sommato a me va bene tutto: Sudtirolo, Südtirol, Provincia autonoma di Bolzano, e anche Alto Adige. L’importante è che – dopo aver nominato il luogo ognuno alla sua maniera – si passi poi subito a parlare di cose più sostanziose e non ci si incagli in queste stupide discussioni sul modo di chiamare il posto in cui si risiede. Per dire, quando non pochi turisti – anche per indicare il territorio a Nord di Salorno e a Sud del Brennero – parlano di “Trentino”, non è che io stia lì a cagare il cazzo. Se dicono “Trentino” a me va benissimo, non blocco il discorso sulla correttezza o meno di questa denominazione. Ti piace “Trentino”? Sei abituato così? Fai come ti pare. Ma forse io sono un po’ troppo tollerante. Di scarsissima tolleranza, invece, ha dato prova il Consiglio provinciale del Südtirol (o Sudtirolo, o della Provincia autonoma di Bolzano o dell’Alto Adige) che con una votazione della quale nessuno sentiva la mancanza avrebbe cancellato dalla documentazione “europea” il toponimo “Alto Adige”. Siccome chi siede in quel consesso, pur non brillando per particolare acume, non è neppure completamente deficiente, è da escludere che votando per l’abolizione di “Alto Adige” non sapesse di calpestare la solita merda etnica (mi dispiace essere così crudo, ma se si tratta di una “merda etnica” bisogna dirlo, non posso dire che si tratti di un “escremento autonomo del deretano di Bolzano”, per dire). Dunque la “merda etnica” è stata calpestata scientemente, e ora sono tutti lì a cercare di pulirsi le scarpe ai pantaloni degli altri. Non è un bello spettacolo, ne converrete. Dobbiamo in ogni caso mettere le mani avanti e rassicurare i più agitati: “Alto Adige” – per fortuna – resterà al suo posto, anche sui documenti ufficiali, e dopo un paio di manfrine alle quali siamo tutti abituatissimi la situazione tornerà ad essere quella di prima, cioè “non risolta” e “contraddittoria”, visto che sulla “non soluzione” e la “contraddittorietà” di tali stronzate (la “merda etnica” non può che produrre “stronzate”) qui vengono addirittura costruite lunghissime e inutilissime (dal punto di vista del bene comune), ancorché remuneratissime carriere politiche. Resta da suggerire una via d’uscita, bisogna cioè rispondere alla domanda: come si affronta, ogni volta che ci finiamo dentro, la “merda etnica”? Non parlarne, chiudere la bocca sarebbe la cosa migliore: capire cioè che questo dibattito è solo il solito triste circo di poveracci e non fa neppure più ridere. L’altra cosa – ed è quello che sto cercando di fare con questa mia breve nota – è richiamare i nostri rappresentanti ad un comportamento meno deludente, che evidentemente non è quello di calarsi ogni volta i pantaloni per mostrare a tutti le loro deiezioni, adducendo magari la scusa che alla maggioranza dei südtiroler, sudtirolesi, abitanti della provincia autonoma di Bolzano o altoatesini la coprofilia etnica è sempre parsa una specialità di cui andare fieri.

#maltrattamenti

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