Un elettrocardiogramma di emozioni che ha avuto il suo picco nella #nottemagica e nel bis tricolore di Montesilvano e che poi ha lasciato spazio alle grandi manovre di presidenti e dirigenti. Luglio e agosto sono i mesi delle iscrizioni, perfezionate o mancate, delle rinunce e dei ripescaggi. L’estate 2015 segna uno spartiacque nella strutturazione del futsal femminile italiano. Dopo 4 anni di serie A (si iniziò nel 2011-2012 con la serie A a due gironi per poi proseguire con i tre gironi), i tempi sono stati giudicati maturi per un passo avanti: serie A di elite a 16 squadre (due gironi da 8) ed una serie A con 36 squadre (tre gironi da 12). Per un totale di 52 squadre impegnate in un campionato nazionale. Ricordiamo tutti che lo scorso anno dei 48 posti disponibili per partecipare alla serie A di calcio a 5 femminile, solo 40 furono occupati, con tanto di polemiche per la chiusura definitiva delle iscrizioni e poi la frettolosa riapertura dei termini ad agosto.
Una situazione amara che diluisce e scolora i meriti sportivi conquistati nella passata stagione. Squadre che si sono battute fino a metà giugno per conquistare la serie A potrebbero scontrarsi nella prossima stagione con squadre che nel regionale si erano piazzate ben lontano dalla vetta e non hanno disputato play off o spareggi. Il mio spirito sportivo ha un sussulto: per salire nella Serie A di calcio a 5 femminile in Italia basta avere le carte in regola ed un cospicuo budget. La stagione 2014-2015 del futsal femminile regionale, con i suoi verdetti più attesi, è stato solo un dispendioso e più o meno gradevole passatempo.
Proprio ora che il futsal femminile prova a fare un passo avanti, il cerchio si deve stringere, la qualità deve migliorare sia in campo che dietro le quinte, il merito sportivo va premiato e non messo sulla stesso livello di una fidejussione a tre zeri.
Quando si da la possibilità a tutte le società in organico ai prossimi campionati regionali, di presentare domanda di ripescaggio alla serie A, oltre al palazzetto, ai soldi, all’organigramma, mi piacerebbe venisse premiato chi ha già un progetto, come ad esempio una scuola di futsal, che non nasca nell’anno del possibile ripescaggio, ma che prosegua e trovi una maggiore spinta nella (possibile) partecipazione alla serie A.
Forse sarà questo il modello di sviluppo che prevarrà negli sport evoluti e maturi, a vantaggio dello spettacolo e della buona gestione delle società sportive. Ognuno di noi, secondo la propria formazione e sensibilità, può reputare migliore uno o l’altro modello. Quello che è evidente per ora, è che il futsal femminile è uno sport giovane ed acerbo, in cui si sta ancora sperimentando ma che ha bisogno di credibilità e progettualità e di grandi passioni, alimentate, a mio avviso, dalla centralità dei risultati sportivi.
di Letizia Costanzi