Magazine Diario personale

#metoo

Da Iomemestessa

Dilaga in questi giorni. E forse non ne avrei neppure scritto, perché non era tra le mie intenzioni aggiungere i miei two cents. Poi lei ed Arya hanno dato il via, ed eccomi qua.

Perché, certi giorni, il silenzio è ignavia. E complicità. E allora #metoo, in italiano #quellavoltache, che ci riguarda tutte, nessuna esclusa.

#quellavoltache, avrò avuto undici anni, era estate, un tizio ha abbassato il finestrino e ha fatto un commento sul mio culo. Ed ero una bambina. E mi sono sentita sporca e sbagliata. E non l’ho detto a nessuno. Ovviamente.

#quellavoltache, sul tram, su quello stesso culo ci è finita una mano. E invece di gridare, o di fare scene, mi sono spostata. E si è spostato anche lui. E mi ha rimesso la mano sul culo. E a quel punto gli ho mollato un ceffone, ma questa é un’altra storia.

#quellavoltache, anzi, #tuttequellevolteche nonostante l’età e l’assertività e tutte quelle cose lí, con cui ci riempiamo la bocca, sola, in una cittá lontana ho cambiato programma per la cena, per una via troppo buia, per un parcheggio male illuminato, perchè avevo semplicemente paura.

#quellavoltache, un collega anziano, che potrebbe essere mio padre, mi ha guardato per la centesima volta le tette. E non ci sará cattiveria, ma fastidio, quello sí, quello sempre.

#tuttequellevolteche guardo mia figlia e penso che qualcuno lá fuori si sentirà in diritto di guardarle le tette, di toccatle il culo. Facendola sentire sporca. E sbagliata.

#tuttequellevolteche cambieremo ancora strada, allungheremo il passo, ci metteremo a fare chiacchiere vuote in un cellulare mentre camminiamo sole, in una notte buia.

#metoo, perché se non mi é sin qui accaduto nulla, non é merito, ma, tanta, fortuna. E privilegio di poter dire dei no.

#metoo, per non dimenticare che se non c’è consenso, è violenza. Comunque.

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