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MGLA – Age of Excuse

Creato il 10 settembre 2019 da Cicciorusso

MGLA – Age of Excuse

È inutile negare come i MGLA siano stati un fulmine a ciel sereno nell’inflazionatissima scena black metal post 2000: un entità nata semplicemente come side project del polistrumentista M. che poi, dopo l’uscita del secondo lavoro (con l’entrata in pianta stabile del fenomenale batterista Darkside), è diventato un gruppo a tutti gli effetti, cominciando anche ad esibirsi dal vivo. Il botto vero e proprio c’è stato con il clamoroso Exercises in Futility, un disco diventato fenomeno di massa che ad oggi conta tipo 3 milioni di visualizzazioni di youtube, contribuendo a dare al black metal un’esposizione mediatica come mai era successo in passato. La cosa paradossale è che tutto questo parlare dei MGLA è totalmente in antitesi con la “filosofia” comunicativa portata avanti in questi anni, considerando che i polacchi non rilasciano alcun tipo di intervista, non hanno un sito ufficiale, dal vivo non spiccicano un vocabolo e incidono per la label del tizio dei Clandestine Blaze, abbastanza nota per non essere molto politically correct, diciamo così. E le cose non sembrano affatto cambiate in relazione a questo nuovo Age of Excuse, uscito così da un giorno all’altro senza alcun tipo di annuncio o campagna promozionale, una vera sorpresa, considerato anche che giravano voci sempre più insistenti di un’ibernazione del progetto fino a data da destinarsi.

MGLA – Age of Excuse

Ma insomma alla fine, andando al sodo, com’è questo Age of Excuse? Domanda semplice ma al tempo stesso dannatamente complicata, anche se una cosa posso dirla senza dubbio alcuno: il successo incredibile di Exercises in Futility ha avuto il suo peso nella creazione di questo disco, nel senso che riprende in tutto e per tutto le sue atmosfere sinistre, ma accentuando ulteriormente il fattore melodico e le parti cadenzate, come se abbia voluto essere un po’ più arioso e meno claustrofobico rispetto al precedente. Se vi aspettate che i MGLA abbiano voluto osare qualcosa lasciate perdere: con questo non voglio dire che si siano auto-copiati, ma diciamo che il concetto formula che vince non si cambia è stato tenuto ben presente (e non solo da loro, considerato la miriade di cloni che stanno generando, Uada su tutti). Detto questo parliamo sempre di black metal, e il black metal oltre a saperlo suonare devi farlo anche “vivere” nell’inconscio dell’ascoltatore, e su questo c’è poco da dire: i MGLA sono dei maestri. Non s’inventano nulla, ma non è detto che questo sia necessariamente un difetto. Sentitevi un brano come Age of Excuse II per capire di cosa parlo, con un riff portante che sono giorni che non ha alcuna intenzione di levarsi dalla mia testa. La bravura (e anche furbizia) dei polacchi o proprio quella di alternare di continui parti feroci in classico blast beat (come la parte III) ad altre più introspettive ed emozionali, a cui si aggiungono come ciliegina sulla torta i superlativi testi ultranichilisti di M., che consiglio di leggere con molta attenzione.

Non voglio dire che i MGLA riescano a riportarti con la mente al periodo d’oro del genere, perché oramai è tutto troppo diverso rispetto ai gloriosi anni ’90, sia per la musica che per tutto quello che le gira intorno: 25 anni fa i gruppi black adoravano Satana e bruciavano chiese, oggi si incappucciano o frignano perché non riescono ad accedere al proprio profilo Instagram. I MGLA ovviamente non possono portare indietro le lancette del tempo, ma possono limitarsi a creare del black metal che sappia emozionare e che ti faccia venire voglia di riascoltarlo in continuazione. E lo sanno fare dannatamente bene. (Michele Romani)


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