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Mi hai chiesto: ”chi sei?”Ti ho risposto: ”sono Francesca...

Da Perla

Mi hai chiesto: ”chi sei?”Ti ho risposto:  ”sono Francesca”Mi hai chiesto:  ”qual è il tuo senso della vita? “Ti ho risposto: ”la vita ha senso solo se la vivi; se sei capace di giocarti le tue lacrime ogni giorno, se sei capace di interrogare la tua anima, se riesci a entrare nella magia dell’ironia e dell’autoironia,  se lasci che vicino a te scorrano due rivoli dove far defluire in uno le cose belle, che vorresti fossero sempre compagne dei tuoi passi, nell’altro quelle meno belle ma non per  questo evitabili.Nell’uno scorrono le emozioni positive, l’amicizia, l’amore, la carezza che non ti aspettavi, il sorriso che ti scalda il cuore, la tenerezza , la gioia, la bellezza di un’alba e il colore di un tramonto, il canto della montagna e la voce del mare, la poesia di un cuore, il richiamo di un gabbiano, il volo di una rondine, la magia di un arcobaleno, il profumo di un fiore, la musica di una voce, un fiocco di neve sul tuo viso, il calore di una mano nella tua.Nell’altro scorrono le emozioni negative, la menzogna, il tradimento, l’ipocrisia di chi ti si dichiara amico senza esserlo, la meschinità di chi dice di amarti e invece vuole usare solo la tua anima, la cattiveria fine a se stessa, l’arrivismo, l’affettazione, l’egoismo che ferisce, i guaiti di un cane, la violenza fisica e psicologica, i guasti inferti alla natura, il pianto di un bimbo.Due rivoli differenti dove  attingere alternativamente.Nel primo nei momenti bui, nei momenti di tristezza infinita che pervade la tua anima, nei momenti che vedi le luci della tua vita spegnersi una a una.Nel secondo solo quando devi ricordarti che sei un essere umano tra gli umani”Un lungo silenzio ha accompagnato il tuo sguardo.Poi, chinando il capo e  gli occhi, hai sussurrato: ” e qual’è il confine tra il tuo vivere e il tuo respirare?”Una nebbia ha invaso i miei pensieri togliendo certezza ai miei orizzonti.Ogni cosa - d'improvviso -  non aveva più margine e  ogni forma aveva perso i suoi limiti percettibili. Ombre sinistre, indecifrabili, vagavano per il mio animo inquieto, alla ricerca febbrile di una risposta. Ma la risposta non c’era.Rincorrevo quei fantasmi strattonandoli, implorando anche un flebile suono che potesse darmi la traccia di me stessa. Niente, un niente totale.Rimosso ogni dolore, rimossa ogni sofferenza era rimasta solo la paura. Una belva che dilania da dentro e blocca ogni percorso di rinascita.Ho alzato gli occhi su di te, sconfitta. Sconfitta, ma di nuovo consapevole dell’importanza dei miei desideri. Era come se all’improvviso un raggio di sole di estremo fulgore avesse squarciato la spessa coltre di nubi che oscurava la verità.Mi hai guardato a lungo e, dolcemente, mi hai teso  una mano. Una mano che non ho saputo stringere.Piano, molto piano l'hai fatta ricadere nel vuoto.Poi, lentamente, ti sei avviato nella nebbia intonando un vecchio canto navajo:Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua lunaVoglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere, se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo, senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua; se puoi danzare con la natura e lasciare che l’estasi ti pervada dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti, di essere realistici o di ricordare i limiti dell’essere umani.Non mi interessa chi sei e come sei arrivato quiVoglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiatoVoglio sapere chi ti sostiene all'interno, quando tutto il resto ti abbandona.Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto….”Ogni parola arrivava dritto al cuore, poi scendeva in basso a sconvolgere e allo stesso tempo placare le viscere. Un movimento circolare che dalla terra arrivava in alto per poi ridiscendere in basso, attraversando la mia anima come le fiamme di un fuoco inestinguibile.Pura alfine, come la fenice che risorge dalle sue stesse ceneri ho seguito ogni tua orma, ogni tuo passo e  ti ho rincorso, ma con l’ansia e l’anelito del mio smarrimento.Ti ho chiesto: ”chi sei?”Hai interrotto quel canto dolce e lacerante e mi hai risposto: ”sono Oblio. Anche se un tempo il mio nome era Sogno”Parole secche, precise, anche se pronunciate con indulgenza infinita. Non mi hai guardato; hai preferito continuare a tenere i tuoi occhi fissi dinanzi a te.Una pausa di silenzio ha scosso il mio animo. Un silenzio pieno di mille parole che le parole avrebbero potuto inquinare, rendendo vani  la sua forza e il suo incanto.Poi hai di nuovo mosso i tuoi passi sul tuo sentiero -  a me  ignoto eppure già amato -  e, lento come un sussurro d’ombra, hai ricominciato il tuo canto:“Non mi interessa se la storia che racconti è veraVoglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso; se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre bella; e se puoi ricavare vita dalla sua presenza.Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d’argento “Sì!!”…..”E mentre scomparivi al di la dell'orizzonte, seguito da  quel canto - che  lenisce e rinnova le ferite del vivere - le tue ultime parole raggiunsero, sospinte dal vento,  la mia mente e il mio cuore:
“Denuda la tua anima e culla i tuoi sogni Francesca.  Un giorno ritornerò e il mio nome sarà Cammino”

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