di Iannozzi Giuseppe
Una bionda mozzafiato sta attraversando sulle strisce pedonali, mentre noi aspettiamo che il semaforo ci dia il via per continuare la nostra folle corsa. E’ bella davvero, e non posso fare a meno di gridarle, con tutto il fiato che c’ho nei polmoni, almeno una genuina volgarità: “Ciao bella bionda, beato chi ti monta!” E lei, gettando leggermente indietro la testa orocrinita, tutta divertita mi grida: “Mi monta il mio ragazzo, attaccati a ‘sto cazzo!” Mio fratello scoppia a ridere e pure io; e nell’intanto il semaforo s’è fatto buono per noi, e così la macchinina via veloce a incontrare altre meraviglie.
Prende a piovere, all’improvviso, una pioggia sottile sottile: le ragazze allarmate fuggono a cercare riparo sotto la pergola d’un’edicola o sotto a una più modesta tegola d’una comune abitazione come tante ce ne sono in città. Dio, quanto sono belle tutte quelle gambe seriche e leggere che sembra danzino nella pioggia. Potrei morire per una visione così. Potrei dirmi in paradiso per finire sotto i loro teneri eccitati piedini. Apro i finestrini, li apro tutti e invito ogni bella a salire in macchina, a farsi un giro con noi. Ma niente. Però ridono: sono ninfe, sono vergini, tornano bambine, perché la pioggia lava via il passato dai loro cuori, o forse è solo la manifesta illusione del cuore d’un poeta pensare che sia così. Il cerchio alla testa me lo son quasi dimenticato: però c’ho sempre l’idea fissa, la solita, moglie ubriaca e botte piena. Un raggio di sole squarcia le nubi: non è divino, è solare, e si riflette nelle pozzanghere. E intanto la macchina continua a correre veloce spruzzando sulle pozzanghere simili ad accesi occhi puntati contro il cielo. Oh, tutto è così follemente bello e veloce. Tutto è così bello che non c’ho proprio voglia di mettere la testa a posto e farmi saggio.