Michael Ende: Momo

Creato il 08 luglio 2012 da Martinaframmartino

Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il Tempo.

Esistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci può sembrare un’eternità, e un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quest’ora.

Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.

E nessuno lo sapeva meglio dei Signori Grigi.

Michael Ende, Momo, pag. 57.

Spesso mi lamento che ho poco tempo per fare tutto quello che vorrei, e ogni tanto sogno di poter avere anch’io la mia Gira Tempo, magnifica invenzione di J.K. Rowling nella sua saga di Harry Potter. E invece mi sembra di dover continuamente avere a che fare con i Signori Grigi, anche se io sono assolutamente sicura di non aver firmato alcun contratto. Grigi, non Neri, perché spesso più che con il male assoluto dobbiamo combattere con la mediocrità e con il lasciarsi andare.

I Signori Grigi, come gli Uomini grigi di Robert Jordan, passano inosservati, ma sono mortalmente pericolosi. Di solito il loro attacco arriva in quei “momenti in cui niente ha importanza”, e anche se chi si trova in loro presenza prova improvvisamente un freddo inspiegabile l’apparenza è tale che tutto sembra tranquillo e assolutamente normale.

Nel capitolo Conti falsati e risultati giusti l’agente Nr. XYQ/384/b (notata l’assenza di un nome?) fa una serie di calcoli sulla vita del signor Fusi, barbiere. Se un minuto ha 60 secondi e un’ora 60 minuti, il totale è di 3.600 secondi. Calcolando le ore della giornata e i giorni dell’anno arriviamo a trentunmilionicinquecentotrentaseimila secondi annui, con la cifra scritta in lettere che fa più impressione. Di calcolo in calcolo il signor Fusi può aspettarsi, nella sua vita, di avere un patrimonio di 2.207.520.000 secondi. Ora però inizia la parte inquisitoria, con il tempo sprecato a dormire e quindi perduto, quello destinato alle necessità personali e ai rapporti umani, compreso uno segreto sminuito dall’agente Nr. XYQ/384/b con un “nel nostro mondo moderno non c’è posto per i segretucci”. Occhio, psicologicamente siamo a livello di Grande Fratello, e non mi riferisco alla trasmissione televisiva.

Da tutti i calcoli viene fuori una terrificante tabella:

Sonno 441.504.000 secondi

Lavoro 441.504.000 secondi

Pasti 110.370.000 secondi

Madre 55.188.000 secondi

Pappagalletto 13.797.000 secondi

Spesa, scarpe ecc. 55.188.000 secondi

Amici, canto ecc. 165.564.000 secondi

Segreto 27.594.000 secondi

Finestra 13.797.000 secondi

Totale 1.324.512 secondi.

Il che è più della metà del capitale iniziale, sprecato senza che il signor Fusi facesse niente della sua vita. Il peggio, naturalmente, è il calcolo finale. Visto che Fusi ha 42 anni ha usato fino a quel momento unmiliardotrecentoventiquattromilionicinquecentododicimila secondi e quindi

1.324.512.000 secondi –

1.324.512.000 secondi =

0.000.000.000 secondi.

Terrorizzato così il suo futuro cliente il Signore Grigio gli prospetta la possibilità di mettere da parte il tempo risparmiandolo in ogni sua attività. Raggiunto l’accordo l’agente se ne va e sparisce dalla memoria del cliente, convinto da quel momento il poi di aver preso da solo la sua decisione.

E poi arrivò il primo cliente della giornata. Il signor Fusi lo servì di malavoglia, tralasciò i convenevoli superflui, non parlò e, in effetti, invece di mezz’ora finì in venti minuti.

Allo stesso modi si comportò da allora in poi con tutti i clienti. Eseguito così, il suo lavoro non gli dava più alcun piacere, ma ormai questo non contava.

Pag. 68.

Con tutto il resto si comporta allo stesso modo: invia una lettera al “Segreto”, la signorina Daria, per dirle che non passerà più a trovarla, vende il pappagallo, piazza la mamma in un ospizio e via dicendo, ma nonostante questo

era sempre più nervoso e angustiato perché accadeva una cosa inspiegabile: Di tutto il tempo che risparmiava non glie ne restava mai un po’. Ecco, spariva in modo misterioso e non c’era più.

Pag. 69.

Il tempo sparisce, a lui come a noi. Quello che conta è che sparisca perché lo consumiamo, non perché pensiamo che il momento per vivere arriverà in futuro. Se non lo si usa, il tempo è perduto per sempre. Io ho solo troppe cose da fare, ma nel mondo di Momo

Nessuno si rendeva conto che, risparmiando tempo, in realtà risparmiava tutt’altro. Nessuno voleva ammettere che la sua vita diventava sempre più povera, sempre più monotona e sempre più fredda.

Se ne rendevano conto i bambini, invece, perché nessuno aveva più tempo per loro.

E quanto più ne risparmiavano, tanto meno ne avevano.

Pag. 71.

E questo viene ancora considerato solamente un libro per bambini. Cercando l’immagine da inserire qui sopra mi sono imbattuta in una bellissima recensione, il link è questo: http://www.cittadellaspezia.com/Verba-Manent/La-recensione-Momo-di-Michael-Ende-52574.aspx.



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