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Mino Jotta finalmente lo ammette: “Abbiamo vinto le elezioni nel 2009 per un colpo di fortuna”. Ma l’origine di Forza Italia da Publitalia 80 a Cremona? “Non ne so niente”. Berlusconi? “Leader disinteressato, forte e generoso” (Ma come?!?)

Creato il 06 novembre 2012 da Cremonademocratica @paolozignani

Ci avrei giurato. Invocando la protezione della dea Iside, di Pancho Villa e del caos che domina indecentemente l’universo, dunque difeso su più fronti, mi sono recato in via Palestro 42, nel Laboratorio di Visioni contemporanee in via Palestro 42 e ivi ho incontrato lui: l’uomo dai capelli bianchi, lucenti come la luna, Giacomo Jotta detto Mino, cordiale, cortese, Mino Jotta finalmente lo ammette: “Abbiamo vinto le elezioni nel 2009 per un colpo di fortuna”. Ma l’origine di Forza Italia da Publitalia 80 a Cremona? “Non ne so niente”. Berlusconi? “Leader disinteressato, forte e generoso” (Ma come?!?)con un simpaticissimo sorriso che emana una luce radiosa, specialmente quand’è intento, come ieri sera, a leggere – sì, sì, leggere, proprio lui che fino all’altro ieri era coordinatore provinciale dei berlusconiani legge il suo bignamino! Ma come! – leggeva la storia nazionale essenziale di Forza Italia, anzi la prospettiva propagandistica del partito fondato dal noto imprenditore televisivo. Perché non ci racconta non dico i segreti inverecondi se mai ve ne furono, ma almeno la storia locale di Forza Italia, la nascita del partito a Cremona dall’iniziativa di Publitalia ’80 a Cremona. Nulla. Silenzio. Ci sarà pure qualcosa di poco noto di cui Mino Jotta sarà felice di ricordare: ce lo dica, ci racconti, siamo lì, numerosi, tutti per lui e anche contro di lui, ci faccia capire qualcosa di più, senza parlar male del suo partito! No, niente, bocca cucita ermeticamente su Cremona. Peccato.

Ho alzato la mano per sottoporre due domande al presidente dell’Aler della provincia di Cremona, che è sempre lui, l’uomo dai capelli bianchi, insegnante e ingegnere professionista con studio privato. Si vede che lavora tutto il giorno. Bravo. Gli ho chiesto perché ha definito Silvio Berlusconi “leader disinteressato, forte e generoso”, e come faceva costui “a essere disinteressato se grava sul personaggio un immenso conflitto d’interessi, e un’attività che ha condotto alla sua condanna”.

Ha risposto che “la condanna non è definitiva”, ma ci manca. Però lo Jotta sostiene con garbo che è stata creata un’immagine positiva adatta al grande pubblico delle famiglie, per dare fiducia, infondere ottimismo. D’accordo. Dunque ammette che un lavoro di costruzione dell’immagine è stato fatto. Anche Publitalia ’80 si è interessata di Cremona, la macchina da marketing televisivo si è dedicata con un’efficienza fuori dall’ordinario nel produrre marketing politico (cliccare qui per leggere un articolo in proposito). Senza le tre tv, arrivate fino alla legge Mammì del ’90 dopo a una legge giudicata incostituzionale (ahi, Craxi!), Berlusconi mai e poi mai avrebbe potuto disporre di un esercito simile, composto da efficienti uomini di mercato. Allora perché non parlare di questa decisiva realtà?

Invece niente. “Io non so niente di Publitalia 80 a Cremona” ha risposto Mino Jotta.

“Ma se lo so io come fa non saperlo lei?” ho ribattuto. Del resto il tema della serata è proprio “la discesa in campo” con quel che ne è seguito della storia di Forza Italia: il relatore ha parlato solo del partito nazionale, e ignorando le origini del partito.

E dire che poteva essere un aspetto interessante e nemmeno polemico verso Forza Italia. Come si costruisce dal nulla un partito in pochi mesi? Ci sarebbe molto da raccontare, dal punto di vista dell’organizzazione aziendale del partito nascente. E’ un passaggio chiave, che mostra come la politica sia diventata prodotto di mercato, assorbita com’era dalla produzione di messaggi dei massmedia. Berlusconi ha sfruttato con grande efficacia questa trasformazione, disponendo di tre tv ottenute dal pentapartito.

Una delle domande più interessanti poste dal pubblico riguarda la spaccatura interna di Forza Italia, quando Ferdinando Quinzani s’è andato per costruire una lista liberaldemocratica, Cremona per la libertà, arrivata terza alle comunali del 2009 e al ballottaggio alleatasi a Gian Carlo Corada (Pd).

Anche in questo caso però Jotta parla addirittura di privacy, non risponde. “Se ne sono andati perché non volevano restare in minoranza”. Mah. Forza Italia voleva mettere in frigo il giovane e brillante Quinzani aspettandosi che restasse buono buono in un angolo? E Laura Carlino? Nessuna risposta chiara. Come avete fatto a vincere le elezioni nel 2009 dopo le lacerazioni interne, ha chiesto un arguto signore dal pubblico? “Scusate la volgarità, ma ci è andata di culo. Qualche volta c’è anche bisogno di fortuna, e poi il traino nazionale aiuta”. Viva la sincerità.

Jotta, presidente Aler, ha voluto evitare ogni possibile polemica e dirci che il centrodestra ancora esiste, e non può essere trascurato. D’accordo. Ma un po’ più di libertà nella conversazione non avrebbe fatto male a nessuno, anche perché il centrodestra, finita l’era di Berlusconi, avrà pure qualcosa da proporre e da dire.

Fra gli altri, in consiglio provinciale il capogruppo di Forza Italia Panvini ha lasciato il partito e si è alleato con Giuseppe Torchio, il cui Patto per lo sviluppo, che aveva unito tutte le associazioni economiche e le parti sociali cremonesi, è stato cancellato incomprensabilmente da Massimiliano Salini.

Il prossimo incontro sarà giovedì sera, proprio con Giuseppe Torchio.


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