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Minori a coppie gay: il vaticano contro la sentenza della cassazione

Creato il 17 gennaio 2013 da Postpopuli @PostPopuli

di Claudia Boddi

Il 2013 si è aperto con una sentenza storica – sia dal punto di vista di chi la sostiene, sia da quello di chi ne è detrattore – della Cassazione secondo la quale un bimbo può crescere bene anche in una famiglia gay. Nella fattispecie i giudici avrebbero scelto il male minore – come appare sul quotidiano della Cei, (Conferenza Episcopale Italiana) – ovvero l’affido esclusivo di un figlio a una madre che convive con un’altra donna, rispetto a lasciarlo crescere con un padre violento. Un passaggio sensazionale, che spacca a metà l’opinione pubblica e non solo. Immediate infatti le reazioni del Vaticano che si scaglia contro il tribunale per la sua “pericolosa decisione” – come l’ha definita sull’Avvenire monsignor Vincenzo Paglia, presidente del dicastero vaticano per la famiglia.

MINORI A COPPIE GAY: IL VATICANO CONTRO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

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Il caso specifico racconta di una madre, ex tossicodipendente che ha deciso di andare a convivere con un’educatrice della comunità di recupero presso la quale era stata ospite, e di un padre, di religione musulmana che ha compiuto atti violenti anche di fronte al figlio. I giudici, secondo il padre ricorrente, non avevano approfondito se la nuova famiglia, quella a cui la sua ex compagna aveva dato vita, potesse garantire “l’equilibrato sviluppo del bambino”, in relazione “ai dirittti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” di cui all’articolo 29 della Costituzione, all’equiparazione dei figli nati fuori dal matrimonio con i figli legittimi di cui all’articolo 30 e al diritto fondamentale del minore di essere educato in base ai principi educativi e religiosi di entrambi i genitori”. Con la sentenza depositata nei giorni scorsi, la Cassazione ha bocciato il ricorso del padre adducendo che a fondamento dello stesso si trovasse solo il mero pregiudizio poiché veniva dato per scontato ciò che invece era da dimostrare, ovvero il fatto che vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale fosse dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino.

A questo proposito, sempre attraverso le parole di monsignor Paglia, il Vaticano sottolinea che “il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che, da che mondo è mondo, è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto”. E prosegue affermando che, se capita di nascere con un solo genitore, si tratta “di situazioni drammatiche che non fanno testo”. “Inficiare questo principio infatti è pericolosissimo per il bambino anzitutto, ma per l’intera società”. Lungamente intervistato poi dall’emittente pontificia, il ministro del Papa per la famiglia continua dicendo che “con formule che promuovono un linguaggio neutro che portano quindi a non parlare più di padre e madre ma di genitore A e genitore B, rischiamo solo il ridicolo” perché “l’uguaglianza è una cosa, il rispetto della diversità è altro poiché proprio per avere un’uguaglianza robusta è necessario rispettare le diversità”.

Uno dei temi più complessi che il panorama sociale e civile ci propone e rispetto al quale, è obbligo ricordare, a fronte di chi grida alla modernità e alla lungimiranza dei giudici supremi, che siamo nell’ambito di un caso circoscritto, di una situazione specifica: con questa sentenza infatti la Cassazione non ha aperto l’adozione alle coppie gay – come poteva essere equivocato senza soffermarsi con attenzione sulla notizia – .


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