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Mirella Freni (1935 – 2020)

Creato il 11 febbraio 2020 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Mirella Freni (1935 – 2020)Mirella Freni con Geraint Evans nelle Nozze di Figaro al Covent Garden, 1963. Foto ©Reg Wilson/Rex/Shutterstock

Che Mirella Freni fosse una cantante adorata dal suo pubblico anche a distanza di quindici anni dal suo addio ufficiale alle scene, lo testimoniano le centinaia di testimonianze e post commemorativi che non solo i media ufficiali, ma anche tanti semplici appassionati hanno pubblicato in rete da domenica sera, quando la notizia della sua scomparsa è stata resa pubblica. A me personalmente la morte di Mirella Freni ha portato una notevole dose di tristezza, come sempre accade quando ci lascia un artista che ha accompagnato la nostra vita di melomani tramite le esperienze di ascolto dal vivo e i dischi, che nel caso della grande cantante modenese documentano al meglio una carriera esemplare come poche altre nella storia della lirica. Dovendo tracciare un bilancio, direi che la parabola artistica di Mirella Freni è uno tra i più perfetti esempi di oculata gestone delle risorse vocali, perfezione di controllo tecnico e attenzione allo sviluppo dello strumento. Nata artisticamente come soprano lirico dotato anche di risorse non banali nel canto di agilità, testimoniate per esempio dalle sue notevoli interpretazioni di ruoli come Elvira nei Puritani e la protagonista della Beatrice di Tenda di Bellini, la Freni approcciò gradualmente ruoli di tessitura più spinta sotto la guida di Herbert von Karajan, che fu il suo principale mentore artistico e al quale era legata anche da una stretta amicizia personale, testimoniata dal fatto che lei fu una delle pochissime persone estranee ammesse alla cerimonia di sepoltura del Maestro ad Anif. Nata a Modena il 27 febbraio 1935, Mirella Fregni (questo era il suo nome alla’ anagrafe) anche se di origini familiari modeste era la nipote di Valentina Bartolomasi (1889-1932) cantante di carriera assai notevole, scomparsa prematuramente per un tumore all’ utero. La sua famiglia era in stretti rapporti di amicizia con quella di Luciano Pavarotti e la Freni fu probabilmente la migliore e più intima amica del grande tenore durante tutta la sua vita. Come la sua quasi coetanea Renata Scotto, la cantante modenese coltivò il suo talento vocale fin dall’ infanzia sotto la guida di Ettore Campogalliani e poi di Leone Magiera, che fu il suo primo marito. Dopo il debutto a Modena come Micaela in Carmen e la vittoria nel Concorso Viotti di Vercelli del 1957 subito seguita da una Bohème al Regio di Torino, la carriera di Mirella Freni prese gradualmente dimensioni internazionali. Del 1961 è l’ esordio al Covent Garden come Nannetta nel Falstaff diretto da Carlo Maria Giulini, seguito dal debutto alla Scala come Romilda nel Serse di Händel, che diede inizio a un rapporto artistico durato fino al 1996. Durante quelle recite, Mirella Freni fece un’ audizione con Karajan che stava cercando una protagonista per il suo nuovo allestimento della Bohéme con la regia di Franco Zeffirelli. Il successo di quello spettacolo fu travolgente e per diversi anni la Freni divenne letteralmente l’ impersonificazione del personaggio di Mimì, simboleggiata da una produzione che fece, nel vero senso della parola, il giro del mondo.

Mirella Freni (1935 – 2020)Mimì alla Scala. Foto ©E.Piccagliani

Negli stessi anni, la Freni si affermava come una fra le massime interpreti mozartiane della sua epoca nei ruoli di Zerlina e Susanna interpretati insieme a giganti del podio come Karajan, Giulini, Hermann Scherchen, Georg Solti e Colin Davis. Ecco la sua esecuzione dell`aria “Deh vieni, non tardar” dal quarto atto delle Nozze di Figaro, tratta dallo splendido film girato nel 1975 con la regia di Jean Pierre Ponnelle e la direzione di Karl Böhm alla guida dei Wiener Philharmoniker.

Oltre alle tante recite sotto la guida di Karajan, la Freni cantò Susanna anche in altre produzioni storiche come quella del 1973 a Versailles con la regia di Giorgio Strehler e la direzione di Sir Georg Solti. Un altro Paradenrolle della cantante modenese in quegli anni fu sicuramente quello di Micaela in Carmen, cantato al suo debutto sulle scene e poi anche alla Scala insieme a Mario Del Monaco, infine definitivamente fissato nella produzione salisburghese del 1966 allestita da Karajan poi ripresa anche in film. Questo è il video dell’ aria.

Vocalmente parlando, la vera grandezza di Mirella Freni è stata a mio avviso quella di far sembrare facili anche le cose più difficili. La perfezione nella normalità, potrebbe essere la frase che riassume in poche parole la sua cifra artistica. La sua tecnica, solidamente basata sui princípi della grande scuola italiana, le consentiva il dominio perfetto di qualsiasi tipo di tessitura anche nei ruoli più spinti affrontati nella seconda parte della carriera e preparati al meglio insieme a grandi della bacchetta come Karajan e Claudio Abbado, che la diresse alla Scala nel leggendario allestimento del Simon Boccanegra con la regia di Giorgio Strehler e poi nel Don Carlo messo in scena da Luca Ronconi per l’ apertura della stagione del bicentenario. In questa foto vediamo la Freni, Abbado e Strehler con Piero Cappuccilli, che in quel Simone era il protagonista.

Mirella Freni (1935 – 2020)
Foto ©E. Piccagliani

La svolta vocale nella carriera della Freni può essere simboleggiata dal debutto come Desdemona nell’ Otello salisburghese allestito nel 1971 da Karajan. Ascoltiamo il duetto del primo atto cantato insieme a Placido Domingo nella leggendaria inaugurazione scaligera del 1976 con Carlos Kleiber sul podio e la regia di Franco Zeffirelli, che fu anche il primo spettacolo trasmesso dal teatro milanese in diretta televisiva.

Di seguito, il duetto del terzo atto dalla produzione del 1991 al Metropolitan, diretta da James Levine.

Per completezza di raffigurazione vocale e interpretativa, la Desdemona di Mirella Freni appartiene di diritto alla storia del teatro d’ opera e l’ emozione che lei sapeva trasmettere in questo ruolo resta per me indimenticabile a distanza di quarant’ anni trascorsi da quando ebbi la fortuna di ascoltarla dal vivo in quelle mitiche recite scaligere sotto la direzione di Carlos Kleiber. Con una versatilità vocale che oltre a lei pochissime altre cantanti erano in grado di esibire, la Freni manteneva contemporaneamente in repertorio anche ruoli brillanti come quello di Adina nell’ Elisir d’ amore, cantato alla Scala per la prima volta nel 1964 al fianco di Giuseppe Di Stefano e poi ancora quindici anni dopo con Luciano Pavarotti. Insieme al suo grande amico e collega, ascoltiamo la Freni nel duetto del primo atto registrato durante un concerto tenuto nel 1976 al Teatro Comunale di Modena. Un’ esecuzione assolutamente esemplare per vivacità, brio e freschezza di fraseggio. Dirige Leone Magiera.

Circa un anno prima di questo concerto nella sua città natale, Mirella Freni aveva debuttato il ruolo di Elisabetta di Valois nel Don Carlo, a Sazburg sotto la direzione di Herbert von Karajan. La cifra stilistica della sua interpretazione, da me ascoltata alla Scala nel 1977 e 1979 e poi a Vienna nel 1990 sempre con Claudio Abbado sul podio, era secondo me la vena di umanità e di malinconico rimpianto che la Freni sapeva infondere nel fraseggio della giovane principessa francese obbligata a diventare la regina di Spagna in nome della ragion di Stato. Qui vediamo il duetto dal primo atto eseguito insieme a Josè Carreras in una recita alla Wiener Staatsoper, il 23 maggio 1982.

Ma per quanto mi riguarda, una delle esecuzioni in cui Mirella Freni mi emozionò maggiormente fu quella della Messa di Requiem di Verdi che Claudio Abbado diresse nel Duomo di Parma il 4 aprile 1980, con i complessi della Scala e un cast che oltre a lei comprendeva Elena Obratzsova, Luciano Pavarotti e Ruggero Raimondi. La perfezione strumentale del canto della Freni in quella serata indimenticabile e il tono di autentica, palpitante angoscia trovato dalla cantante modenese nel Libera me conclusivo appartengono di diritto ai miei più intensi ricordi della mia vita di melomane itinerante. In questo raro video, possiamo ascoltare il Requiem aeternam tratto da un’ esecuzione di Abbado con i complessi della Scala ripresa durante la tournée in Giappone del 1981. Accanto alla Freni cantano Lucia Valentini Terrani, Veriano Luchetti e Nicolai Ghiaurov.

Con il passare degli anni e sempre facendo scelte guidate da un’ intelligenza artistica davvero superiore, Mirella Freni arrivò ad affrontare ruoli del repertorio russo come Tatjana in Eugene Onegin e poi Lisa della Pikowaja Dama, entrambi risolti in maniera vocalmente straordinaria e con unanimi apprezzamenti da parte della critica anche per la sua ottima pronuncia di una lingua che lei non parlava. In questa foto, la vediamo come Tatjana nello spettacolo scaligero del 1986, diretto da Seiji Ozawa e con la messinscena di Andrej Končalovskij, il grande regista cinematografico russo celebre, tra le altre cose, per film come Runaway Train e Maria’s lovers.

Mirella Freni (1935 – 2020)
Foto: Silvia Lelli e Roberto Masotti ©Teatro alla Scala

L’ ultimo ruolo interpretato da Mirella Freni alla Scala fu quello della protagonista nella Fedora di Umberto Giordano, in uno spettacolo del 1993 diretto da Gianandrea Gavazzeni con Placido Domingo e Josè Carreras che si alternavano nel ruolo di Loris Ipanov.

Mirella Freni (1935 – 2020)
Foto: Silvia Lelli e Roberto Masotti ©Teatro alla Scala

Non ho avuto modo di conoscere da vicino Mirella Freni, ma dall’ idea che me ne ero fatto in occasione dei classici brevi incontri per la richiesta di foto e autografi dopo le recite, la mia impressione è sempre stata quella di trovarmi davanti a una donna equilibrata, dal carattere aperto e disinvolto e sempre cordialmente simpaticissima nel rapportarsi con i suoi fans. Potrei dire che la semplicità umana, coinvolgente del suo modo di rendere i personaggi si manifestava anche in queste occasioni, nelle quali molti artisti non riescono ad andare al di là di un’ educata ma distante compostezza formale. Dopo che ebbe concluso la carriera nel 2005 la Freni si dedicò all’ insegnamento nella sua città natale ma, come ho detto in apertura di questo post commemorativo, l’ affetto del suo pubblico non è mai venuto meno come testimoniano le innumerevoli espressioni di sincero dolore che ho letto scorrendo i social networks, in questi primi giorni trascorsi dalla sua scomparsa. Una carriera di tale livello, impreziosita dalla collaborazione assidua con quasi tutti i maggiori direttori d’ orchestra della nostra epoca, è fortunatamente ben documentata da una discografia e videografia che riproducono pressochè tutte le sue migliori interpretazioni, olte a decine di registrazioni dal vivo quasi tutte reperibili sul mercato abbastanza facilmente. Se proprio fossi obbligato a raccomandare un’ unica incisione fra le tante effettuate da Mirella Freni, sceglierei senza il minimo dubbio la celebre Bohème registrata a Berlino nel 1972 con Herbert von Karajan e Luciano Pavarotti, Elizabeth Harwood, Rolando Panerai e Nicolai Ghiaurov negli altri ruoli principali. Uno tra i migliori dischi di tutti i tempi e una registrazione talmente perfetta che basterebbe da sola a confermare la gloria di un cantante.

Grazie di tutto Mirella, e benvenuta nel Pantheon degli artisti immortali!


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