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Molestie sul lavoro: la mano morta che la fa sempre franca

Da Bambolediavole @BamboleDiavole

Secondo i dati Istat, in Italia, 1 milione e 308 mila donne tra i 15 e i 65 anni, nell’arco della vita, sono state vittime di violenze, ricatti e stupri sul posto di lavoro. Eppure tutto ciò rappresenta quasi un tabù e una vergogna che spinge tante donne a non denunciare i fatti avvenuti.  Ne abbiamo  parlato tempo fa con il libro della giornalista Olga ricci, Toglimi le mani di dosso.

Molte donne, inoltre, si ritrovano costrette a tacere poiché il capo che le ha molestate gode di forti appoggi e una denuncia non sortirebbe alcun effetto se non l’allontanamento della dipendente. E’ il caso di Michela (nome di fantasia) che ci scrive raccontandoci la sua esperienza: 

Salve a tutti,

in questi giorni ho letto del capo assolto dal tribunale dove era sotto processo per molestie sul lavoro. Questa storia mi ha spinto a scrivervi perché anche a me era successa una cosa simile, solo che io il coraggio di denunciare, all’epoca, non l’ho avuto.

Lavoravo in una multinazionale, con molti reparti e molte sedi in giro per l’Italia ed ero appena stata mandata,dopo essere stata per qualche tempo nella sede centrale, a circa 50 km da casa.

In quella nuova realtà ho avuto la fortuna di trovare una collega mia coetanea con cui mi son trovata subito  molto bene, che mi ha aiutato ad ambientarmi  e ad imparare il nuovo lavoro per cui, nonostante i km che percorrevo ogni giorno, il lavoro non mi pesava troppo. Unico neo era il capo: uomo di circa 45 anni, sposato con due figli e totalmente incapace sia dal punto di vista lavorativo che umano – basti dire che ogni volta che ci dava qualcosa da fare dovevamo farci le pulci per assicurarci che non ci fosse dietro qualcosa di poco chiaro.

Un giorno la collega mi ha confidato che il capo una volta le aveva toccato il sedere.  Io, in preda al disgusto, le ho chiesto se avesse  fatto qualcosa per segnalare l’accaduto, ma lei mi aveva risposto che dato che l’aveva fatto quando erano da soli ha preferito tacere anche perché questa persona aveva enormi protezioni politiche e ci avrebbe solo rimesso lei: avevano già cercato di segnalare irregolarità lavorative ma era stato tutto insabbiato e messo a tacere. Pochi mesi dopo lui ha fatto la stessa cosa con me: mentre stavo sistemando la mia scrivania lui mi era passato dietro senza nessuna buona ragione (l’ufficio era abbastanza grande) e mi aveva “strisciato” la mano sul fondoschiena.

Io mi son girata e gli ho chiesto a voce ferma e decisa cosa stesse facendo, di starmi lontano almeno 2 m o avrei piantato un casino. Lui è arrossito (viscido e in malafede e pure codardo) chiedendomi scusa e dicendomi di non averlo fatto apposta.

A fine giornata sono arrivata a casa sentendomi uno schifo, lui con la sua cavolo di mano si era permesso di invadere la mia zona personale e mi aveva messo in una posizione orribile: sarebbe stato giusto segnalarlo, ma era sempre il mio capo e sapevo quanto potere avesse. Il giorno dopo era un venerdì e decisi di stare a casa da lavoro perché l’idea di andare e vederlo mi nauseava. Il sabato ho preso quindi in mano il telefono e ho chiamato un’amica che lavorava al personale per chiederle un consiglio.

Dopo esserci trovate in un bar, le ho raccontato l’accaduto e il pregresso (la stessa cosa fatta alla collega). La mia amica è impallidita dicendomi che da addetta al personale mi avrebbe dovuto dire di unirci e denunciarlo, ma da amica me lo sconsigliava, perché non gli sarebbe fatto niente, mentre noi avremmo potuto rimetterci.

Io mi trovavo già in una posizione difficile, avevo problemi famigliari piuttosto grossi e non volevo avere altri pensieri. Volevo dimenticarmene al più presto, tanto più che non avrei avuto né l’appoggio della mia collega, né quello dell’ufficio del personale. Sapevo che non avrebbe più provato a farmi niente, perché era talmente viscido, limitato e codardo che difficilmente ci avrebbe riprovato.  Poco tempo dopo è stato trasferito, non so se in qualche modo il tutto è arrivato all’ufficio del personale ed hanno voluto evitare denunce, o se si sia trattato solo di un caso. So solo che è stato spostato in un ufficio più grande ed importante, il che significa aumento di livello e di stipendio. Io e la mia collega invece siamo rimaste per un bel po’ di tempo lì, a lavorare lontane da casa e nella paura che, se avessimo provato a parlare, ci avrebbero allontanato ancora di più.

Però anche se ora è passato tanto tempo ci penso spesso: io so di avere un carattere forte, ed avevo dalla mia anche l’avere un contratto a tempo indeterminato e una certa esperienza lavorativa, cosa che magari qualche donna più giovane, neo assunta magari con contratti di stage potrebbe non avere.

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