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Momenti ordinari con applausi veri

Creato il 04 novembre 2019 da Malvino


Non sapevo che «Lucca Comics & Games è una fiera internazionale dedicata al fumetto, allanimazione, ai giochi (di ruolo, da tavolo, di carte), ai videogiochi e allimmaginario fantasy e fantascientifico, che si svolge a Lucca, in Toscana, nei giorni tra fine ottobre e inizio novembre» (Wikipedia), lho appreso solo ieri sera, ma sarei ipocrita a fingere imbarazzo per il ritardo col quale sono arrivato a colmare la lacuna: fumetti, videogiochi e fantasy non sono mai stati fra i miei interessi, e le fiere, in generale, mi danno lorticaria. Poi cè che, come da tempo mi ripete il Mantellini, e ha ragione, io sono «vecchio», e qui le virgolette non stanno a mettere in discussione lincontestabile dato anagrafico di uno che è del 57, quanto a dar conto di una natura, una postura, uninclinazione, non saprei come definirla, che è mia da sempre (in tal senso direi che sono nato «vecchio»), e che mi ha sempre reso impossibile il freneticouptodating che è lo sport preferito dall’uomo di mondo: cos’altro poteva rendermi nota l’esistenza di qualcosa totalmente estraneo ai miei interessi se non l’eterna giovinezza di chi è perennemente immerso nel refreshing? Ma così divago, torniamo al Lucca Comics Ci arrivo grazie a un tweet di @repubblica che rimanda al video col quale ho aperto questo post, stralci degli interventi tenuti da Manuel Agnelli e Gian Alfonso Pacinotti (Gipi) nel corso di un dibattito pubblico ospitato da quella che così ho scoperto essere «la più importante rassegna italiana del settore, prima dEuropa e seconda al mondo, dopo il Comiket di Tokyo». Quel ha subito attirato la mia attenzione non è stato tanto il virgolettato che nel tweet si offriva a sintesi dellopinione espressa dai due («Internet è unoccasione sprecata»), che pure ha indubbio motivo di interesse, e che qui infatti mi ripropongo di affrontare, ma cosa potesse motivare laccoppiata, ancor più rispetto a un tema sul quale non mi pare che un musicista e un fumettista possano vantare particolari competenze. Il video non me ne ha dato spiegazione, mentre qualcosa in più mi è venuto dallintervista concessa dai due a Valeria Rusconi: «Cosa vi unisce? “Innanzitutto il fatto che siamo due appassionati di arti marziali”... “Fino a due anni fa non ci conoscevano”, spiega Gipi... “Io lo conoscevo, invece, e mi piacevano tantissimo le sue cose”, dice Manuel... Vista la vostra amicizia collaborerete, prima o poi? “Cè questo desiderio di fare qualcosa insieme... Il problema è cosa fare? Lo vedremo...» (repubblica.it). Tutto un po più chiaro, no? Il fumettista presentava il suo ultimo lavoro: trattandosi di una fiera dedicata al fumetto, mi pare la cosa più normale al mondo. E si era fatto accompagnare da un amico: anche qui, niente di strano. Ma lamico era anche lui un volto noto e, ancorché centrasse poco coi temi cui era dedicata la fiera, è comprensibile gli si porgesse il microfono: normale, forse, non tanto; ma comprensibile, senzaltro. Poi cè che ai volti noti si è soliti chiedere di esprimere un parere sui temi del momento, tra i quali oggi il web è senza dubbio uno dei più gettonati. Opinioni personali, comè ovvio, e spesso assai poco qualificate. Ma il vip è interessante di per se stesso, e anche questo, dunque, è comprensibile. Un po meno comprensibile, forse, è che, per il solo fatto di essere espresse da volti noti, a certe opinioni venga conferita unautorevolezza che non si capisce donde possa discendere, visto che lattore è interpellato sul fenomeno migratorio, il cantante sul global warming, lo chef sulla guerra dei dazi tra Usa e Cina, ecc. Ma il mondo va così, occorre farsene una ragione. Tutto in regola, dunque. Sullo stesso palco del Lucca Comics, al posto di Manuel Agnelli, a dire che «la nostra natura fa schifo» e che «Internet è una tragedia», potevano esserci a buon diritto – lo stesso identico diritto – anche, chessò, Walter Veltroni, Valentina Nappi, Alex Zanardi, il cardinal Ravasi, Nunzia De Girolamo, Claudio Cerasa e CiccioGamer89. Rettifico: CiccioGamer89 molto di più, perché il Lucca Comics è dedicato anche ai videogiochi e, in quanto allautorevolezza dovuta allessere un volto noto, CiccioGamer89 su Facebook ha 239.000 follower, tre o quattro volte in più di quanti ne hanno Veltroni, Ravasi e Cerasa messi assieme. Diciamo che, in quanto ad autorevolezza e a pertinenza di contesto, con Manuel Agnelli ci siamo dovuti accontentare.
Poco male, però, perché lopinione da lui espressa è emblematica di uno stato l’animo comune a tanti, quello della amara disillusione per una speranza tradita. Parla di Internet, ma, se ci fate caso, il modulo argomentativo è sovrapponibile a quello di chi lamenta che la democrazia è stata fatta fuori dal populismo: «Abbiamo avuto la possibilità di avere una libertà fantastica... e l’abbiamo sprecata, l’abbiamo buttata via... la gente ha dimostrato che quello spazio di libertà non lo sa usare»«Una tragedia»: potevamo star lì a chiacchierare, «io, Clinton e Putin», ma poi sono arrivati i bifolchi e – puf! – è scoppiata la bolla. Come non sentirci dentro la dolente eco di quanti ritengono che la «gente» faccia un buon uso della libertà solo quando in linea coi propri canoni etico-estetici, dimostrando di non meritarla quando non li rispetta? Direi che in buona sostanza siamo dinanzi al politico che plaude alla grande prova di democrazia data dalle elezioni che lo hanno visto vincitore, ma, quando perde, avanza qualche dubbio sul suffragio universale: non sarebbe il caso di concedere il voto solo a chi sa usarlo come si deve?
Gipi non arriva a tanto, anzi, sembra rivolgere perfino una critica a chi non sa stare al gioco democratico del confronto alla pari e sul web riproduce la «struttura feudale» del «signorotto che fa il suo tweet acuto» coi«servi della gleba che commentano e non ottengono mai una cazzo di risposta che sia una». Di più: lo fa da una posizione di relativo privilegio, perché può vantare «100.000 follower», e tuttavia risponde a tutti, sebbene i suoi pari cerchino di dissuaderlo («ma perché ti abbassi al loro livello?»). Niente, lui rimane un sincero democratico, e risponde a tutti, anche se è costretto ad ammettere che però «ci sono persone che decidono di dedicare la loro vita al peggioramento di sé», in sostanza a scendere ad un livello al quale davvero non vale la pena di scendere.
Questione di livelli, come è evidente. Ci sono quelli alti e quelli bassi, va da sé. E Internet ha il difetto di non riuscire ad evitare che possano intersecarsi. E quando si intersecano – ahilui! – il vip soffre. Verrebbe da chiedersi perché si senta costretto a tanto. In altri termini, perché sta sul web? Più brutalmente ancora: un vip che twitta, che ha una pagina su Facebook, che ha un blog aperto a commenti, ecc. – esattamente – cosa vuole? Che cerca? Cosa muove uno scrittore, un attore, un politico, un giornalista, un cantante, ad offrirsi, almeno nelle intenzioni, all’interlocuzione in rete? Ho già affrontato la questione in passato, sarò costretto a ripetermi.
Andiamo per esclusione. Un vip non dovrebbe essere affetto dalla smania che consuma il volgo nella disperata ricerca di un’occasione per affiorare con la punta del naso dall’anonimato e per dar sfogo in questo modo alle sue misere frustrazioni. Tanto meno mancano occasioni di socializzare, al vip, anzi, quasi sempre ne ha di eccezionali, quantitativamente e qualitativamente. Non twitta certo per vincere la solitudine, il vip, né sta su Facebook perché gli mancano opportunità di comunicare: a differenza di chi ha solo il web per aprir bocca, a uno scrittore, a un attore, a un politico, a un giornalista, a un cantante sono offerte di continuo mille occasioni per esprimere opinioni. Si è visto, no? Sei un rocker, coi fumetti non c’entri un cazzo, di Internet ne sai quanto chiunque, ma Lucca Comics pende lo stesso dalle tue labbra anche se non hai altro da offrire che una sgangherata geremiade.
E allora? Cos’è che spinge un vip a darsi pubblicamente, oltre che in cambio di un compenso, per le sue prestazioni professionali, anche a gratis, per il dichiarato intento di socializzare? Dalla prontezza a retwittare ogni complimento a loro indirizzato – ogni dichiarazione di stima o di simpatia, ogni dimostrazione di ammirazione o di affetto – si supporrebbe sia per vanità, ipotesi che non vacilla neppure al constatare che spesso retwittano anche gli insulti, perché si sa che i meccanismi della vanità spesso sono perversi. Ma la conferma che il vip frequenta i social per mera ingordigia di attenzioni, travestita però da quel bisogno di contatto col pubblico che fa tanto democratico e alla mano, e che perciò è un efficace strumento di autopromozione professionale, oltre che di fidelizzazione dei fan, la troviamo ovunque. E si tratta di momenti ordinari con applausi veri.


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