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Monsanto ha schedato illegalmente politici e giornalisti

Creato il 13 maggio 2019 da Informasalus @informasalus

pesticidi

Monsanto ha schedato illegalmente giornalisti, scienziati e politici creando una “black list” dei nemici del glifosato. Questa l'accusa della procura di Parigi che ha aperto un'indagine in seguito alla schedatura illegale di personalità francesi da parte della multinazionale.

Secondo il quotidiano Le Monde e la tv pubblica France, il colosso dell'agribusiness in pratica aveva compilato elenchi di giornalisti, scienziati e politici in base alla loro posizione sul pesticida glifosato, una sostanza cancerogena secondo alcuni studi scientifici, e sulla loro presunta disponibilità a essere influenzati.

A presentare la denuncia è stato un cronista del quotidiano francese, il cui nome appare negli elenchi illegali. I reati ipotizzati sono “raccolta di dati personali con mezzi fraudolenti o illegittimi”, “registrazione di dati personali sensibili senza il consenso dell'interessato e il trasferimento illecito di dati personali”.

Nelle liste che Monsanto aveva fatto compilare segretamente dall'agenzia di comunicazione e lobbying Fleishman Hillard figurano centinaia di politici, scienziati e giornalisti, le loro posizioni sui prodotti più controversi della multinazionale, ma anche i loro indirizzi e numeri di telefono privati. Vengono evidenziati 74 "obiettivi prioritari" suddivisi in quattro gruppi: gli "alleati", i "potenziali alleati da reclutare", le personalità "da educare" e quelle "da sorvegliare". Nel rapporto segreto vengono anche suggerite tecniche per isolare gli avversari politici, come l'ex ministra Ségolène Royal.

La Bayer, gruppo tedesco proprietario della Monsanto, ha affermato di non essere a conoscenza di questi elenco.

"Questo documento è un'ulteriore prova che le lobby delle multinazionali non si fermeranno davanti a nulla per proteggere i loro affari, credendosi al di sopra delle regole", hanno commentato Karine Jacquemart e Ingrid Kragl, direttore generale e direttore della comunicazione della ONG Foodwatch. "Questo è un uso fraudolento dei nostri dati personali. È scandaloso".


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