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Monselice e il santuario delle Sette Chiese

Creato il 30 maggio 2020 da Viaggimarilore

Nel territorio dolce del padovano, mentre si percorre l'autostrada in direzione da e per Padova, di colpo un colle fortificato colpisce la nostra attenzione. È Monselice. Monselice è una meta interessante da inserire in un itinerario nel territorio padovano.

Monselice: dal borgo al santuario delle Sette Chiese

La cittadina in realtà ci accoglie in pianura: una bella piazza rinascimentale, in cui dice la sua - e con una certa precisione - la Torre dell'Orologio e su cui affacciano ristorantini e locali.

La Torre dell'Orologio fu costruita nel 1244 per opera di Federico II. Dal 1504 è divenuta torre campanaria, la cui campana ha una storia curiosa: si chiama Martino, come recita l'iscrizione su di essa, e fu realizzata da un artigiano fiammingo, tale Walter Karives, nel 1482: spia degli intensi rapporti commerciali tra le Fiandre e Venezia, non deve stupire più di tanto la presenza di una campana di produzione fiamminga a Monselice.

Dalla piazza si diparte però una strada in salita, che percorre il pendio collinare su cui sorse la Monselice più antica: dapprima insediamento bizantino, poi longobardo dal VI secolo d.C. Il suo passato più antico è raccontato ed esposto nel museo allestito nel Castello di Monselice, il Castello Cini, proprio ai piedi del pendio.

Il Castello Cini ha una lunga storia. E la visita al museo è un vero e proprio percorso nella storia del borgo e del territorio, a ritroso nel tempo. E nella storia dell'edificio stesso, da casa romanica a villa patrizia a palazzo fortificato cinquecentesco.

Andando poco oltre su quest'unica strada in leggera salita, incontriamo Villa Nani-Mocenigo.

Si tratta di una villa privata, per cui non si può fare altro che buttare uno sguardo oltre la cancellata, da cui si intravvede una scenografica scalinata decorata con statue. Ma per capire il riferimento ai Nani nel nome della villa è sufficiente alzare lo sguardo sopra il muro di cinta della villa: tanti nani in pietra, nani e nane, grotteschi, buffi, che si riferiscono proprio al nome Nani della famiglia proprietaria.

Poco oltre, inizia il cammino spettacolare del Santuario delle Sette Chiese.

Monselice: il Santuario delle Sette Chiese

Superiamo dapprima una cancellata protetta da due leoni araldici, poi una porta monumentale: Porta Romana, o Porta Santa. Da qui una strada che si sviluppa in leggera salita, su un lato lo sguardo sia apre verso la Pianura Padana, dal lato monte invece la strada è costellata da sei piccole cappelle. Cappelle che richiamano nella loro titolatura altrettante importanti chiese di Roma, le famose Sette Chiese:

Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura, San Giovanni in Laterano, SS. Pietro e Paolo, San Sebastiano: queste sono le sei cappelle che accompagnano il pellegrino fino in cima. Qui davanti ai nostri occhi lo splendido prospetto di una villa, Villa Duodo, poi alla nostra destra, sul lato che dà sulla pianura, la chiesa di San Giorgio, mentre a sinistra una cavea teatrale, l'Esedra di San Francesco Saverio, ricavata nel pendio della montagna è la quinta scenografica perfetta per godere dall'alto del panorama.

Il santuario costituisce un tutt'uno architettonico con il progetto della Villa Duodo: su commissione di Pietro Duodo, nobile veneziano proprietario della villa, l 'architetto Vincenzo Scamozzi realizza all'inizio del XVII secolo questa passeggiata della fede, realizzando sei piccole cappelle corrispondenti ad altrettanti importanti chiese di Roma, e culminante nella cappella più grande, dedicata a San Giorgio, che accoglierà dalla metà del Seicento in avanti le reliquie di ben 25 martiri cristiani.

Pietro Duodo era ambasciatore della Serenissima a Roma, dunque conosceva bene non solo la città, ma anche gli intendimenti del papa. Quello che realizza nei suoi possedimenti è un vero e proprio "paesaggio devozionale": infatti egli importa in Veneto l'idea di un itinerario religioso che solo a Roma si poteva percorrere fisicamente. Tuttavia, per poterlo fare, Duodo ebbe il permesso papale.

Pietro Duodo, in effetti, avrebbe potuto ottenere qualsiasi cosa: egli fu uno dei protagonisti della Battaglia di Lepanto, combattuta dalla Lega Santa di cui facevano parte, insieme allo Stato Pontificio, i Veneziani contro i Turchi Ottomani infedeli nel 1571. Fu una battaglia epocale, ammantata di un forte significato religioso, dato che la vittoria fu della Lega Santa ai danni del nemico infedele sconfitto.

Qualche anno dopo la Battaglia di Lepanto, in cui egli si distinse per le artiglierie di cui dotò la flotta veneziana, Pietro Duodo volle far riedificare la chiesa di San Giorgio (per demolire la quale ebbe bisogno dell'autorizzazione papale!) e nel costruire questo santuario egli volle che i fedeli in pellegrinaggio ricevessero a Monselice gli stessi benefici di indulgenza di coloro che a Roma compivano effettivamente il cammino delle Sette Chiese.

Le cappelle sono arricchite al loro interno da tele del pittore Palma il Giovane, il quale raffigura per ciascuna il santo titolare della chiesa di Roma corrispondente, e dunque San Giovanni in Laterano, San Sebastiano, San Pietro, San Paolo fuori le mura, San Lorenzo fuori le mura, Santa Croce in Gerusalemme e Santa Maria Maggiore. Ciascuna di queste cappelle è piena di riferimenti alla sua basilica di riferimento a Roma.

Palma il Giovane, al secolo Jacopo Brunetti, è un pittore che vive e opera tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento in Veneto. Pittore fecondissimo, esponente della Scuola Veneta, si trovano opere sue persino agli Uffizi!

La chiesa di San Giorgio, più grande rispetto alle piccole sei cappelle che abbiamo incontrato, e in stretta connessione con la villa Duodo, parte integrante del progetto seicentesco di Scamozzi, accolse fin dalla metà del Seicento spoglie di santi e reliquie.

In fondo al percorso delle sei cappelle si arriva davanti al grande spiazzo che vede davanti ai nostri occhi Villa Duodo, alla nostra destra la bella piccola chiesa a pianta centrale di San Giorgio e a sinistra la cosiddetta Esedra di San Francesco Saverio: una cavea teatrale, sul modello degli antichi teatri greci, che guarda verso il panorama della pianura, oltre la chiesa di San Giorgio che si pone davanti, e in cima alla quale si trova una piccola cappella dedicata al passaggio a Monselice di san Francesco Saverio nel 1537. Sedere qui, godersi il panorama, il sole e il venticello è la giusta ricompensa dopo aver risalito il colle e prima di riprendere il cammino.


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