Credo che Wes Anderson sia uno dei pochi registi immediatamente riconoscibili anche guardando una sola sequenza. E questo perchè la sua visionarietà ormai si è tradotta in una cifra stilistica ben consolidata, originale. Se da una parte questo è un gran merito perchè nel cinema d'oggi è difficilissimo essere così particolari, d'altra parte i detrattori possono affermare che il bravo Wes improvvisi sempre sullo stesso spartito senza esplorare troppo altri territori.
In un certo senso è così perchè i suoi film battono tutti più o meno gli stessi territori, hanno una certa continuità nel descrivere famiglie disfunzionali, personaggi talmente assurdi da sembrare alieni scesi in terra, oltre che possedere un' impronta visiva personale fatta di una fotografia calda e avvolgente che privilegia un cromatismo color pastello molto accentuato.
Moonrise Kingdom da questo punto di vista non dice molto di più degli altri film di Anderson.
Ma se nelle sue ultime pellicole stava affiorando il sospetto di un pericoloso autocompiacimento, sinonimo di pigrizia creativa, in questa sua ultima opera il regista spazza via queste congetture maligne.
Moonrise Kingdom è un film assolutamente delizioso, stracolmo dei personaggi sbilenchi classici del cinema di Anderson ma con l'aggiunta di due ragazzini meravigliosi che danno luogo a una delle storie di amore adolescenziale più dolci e poetiche alle quali abbia mai assisitito.
Sam e Suzy si sono fidati dello sguardo, della loro prima impressione e il tratto di percorso che fanno assieme è un continuo conoscersi e sorprendersi l'un l'altra.
Se il futuro è dei giovani, il presente non può essere di questi adulti inetti e infantili molto più dei loro figli.
La casa delle bambole costruita dai genitori di Suzy più che un sogno per i loro figli è una sorta di incantesimo da cui è impossibile uscire. Il campo degli scout da cui fugge Sam è organizzato come una caserma a cielo aperto in cui la forma domina nettamente sulla sostanza, con tutte quelle divise cachi ben stirate, tutti i fazzoletti ordinati e la gerarchia militaresca a offuscare i rapporti umani.
La fuga è praticamente scontata. La ribellione un obbligo.
Moonrise Kingdom è anche il rapporto di un percorso formativo che porta dall'infanzia all'adolescenza.Sam e Suzy crescono di più nelle poche ore che trascorrono assieme che in tutta la loro vita precedente .
Il loro rapporto è tratteggiato in modo delicato, con quella punta di malizia che lo rende ancora più plausibile.
Eccellenti i due piccoli protagonisti mentre il luminoso cast di supporto ( consueto nei film del regista americano) si adegua senza problemi al dolce stil novo di Anderson che aggiunge un altro tassello prezioso alla sua carriera.
Personalmente fino ad ora ho guardato al suo cinema con quella punta di sospetto legata alla sua presunta autoreferezialità.
Vedendo Moonrise Kingdom mi sono pienamente convinto.
Sarà autoreferenziale ma chissenefrega!
( VOTO : 8 / 10 )