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Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi: la recensione

Creato il 07 gennaio 2019 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi: la recensioneChi ha paura d’invecchiare?

Veronesi realizza un’avventura guascona e cialtrona, che sprizza d’ironia grossolana e cerca di prendersi gioco (senza riuscirci) della vecchiaia, con cui inevitabilmente bisogna fare i conti. Moschettieri del Re è un prodotto di genere (cappa e spada linguisticamente modernizzata?) ben confezionato e brillantemente interpretato. Eppure la scena conclusiva si rivela una pessima decisione artistica, che confonde, rimescola le carte ed è un evidente stucchevole cambio di rotta di cui si poteva fare decisamente a meno.

Dopo trent’anni di onorata carriera, i quattro moschettieri hanno lasciato la corte di Sua Maestà. D’artagnan è diventato un maialaro, Athos un “principe” bisessuale con l’alluce valgo, Aramis un abate dedito alla preghiera e Porthos è schiavo del vino e dell’oppio; tuttavia quando la Regina chiederà loro di tornare in servizio, sarà il momento di una nuova missione.

Avventura dei famosi quattro moschettieri partoriti dalla penna di Dumas e interpretati da un cast di tutto rispetto (Favino, Papaleo, Rubini e Mastandrea), Moschettieri del Re è un film che cerca di ritrovare un linguaggio da classica commedia all’italiana. Non è un caso che il prodotto di Veronesi abbia fatto riaffiorare il ricordo dell’Armata Brancaleone di Monicelli capitanata da Vittorio Gassman, laddove la rappresentazione storica era dissacrante e tagliente.

Moschettieri del Re è in grado di accostarsi all’Armata di Monicelli ma non sembra in grado di replicarla; certamente l’approccio cialtrone che il regista decide di cavalcare per rappresentare i quattro moschettieri ormai invecchiati e alle prese con emorroidi, alluce valgo e ubriachezza molesta è un valore aggiunto a una vicenda che vorrebbe (e il condizionale è d’obbligo) essere una riflessione moderna sulla vecchiaia e la sua inevitabile ascesa. Eppure l’epica cavalleresca (sporcata da una diffusa rozzezza e da un’approssimazione nella realizzazione della missione) si perde volutamente in una comicità grossolana (che sa far sorridere), con cui Veronesi innaffia l’intera sceneggiatura e, di conseguenza, tutti i personaggi coinvolti.

Una scelta che può apparire azzardata, ma che in fin dei conti, è il vero punto fermo di una pellicola che possiede un gigantesco difetto, su cui è impossibile soprassedere. Infatti è la chiusura ad affossare la pellicola, a rendere il tutto un divertente, superficiale e fantasioso viaggio decisamente inconcludente. Veronesi si lascia catturare dalla voglia di rendere (in maniera smaccata) il film uno specchio di una realtà familiare dei nostri tempi, laddove solamente la fervida immaginazione di un bambino è in grado di creare eroi e cattivi.

Insomma Moschettieri del Re possiede il fascino della commedia all’italiana, ma perde di spessore in conclusione. Un peccato (mortale) per un film in cui il divertimento affiorava autonomamente.

Uscita al cinema: 27 dicembre 2018

Voto: **1/2

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