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Mozziconi, Talvera e cinismo

Creato il 28 marzo 2019 da Gadilu

Mozziconi, Talvera e cinismo

L’editore Quodlibet ha mandato da poco in libreria la ristampa di un vecchio volumetto di Luigi Malerba, originariamente pubblicato da Einaudi alla metà degli anni Settanta, che parla di uno straccione romano un po’ filosofo, chiamato Mozziconi, il quale a un certo punto decide di andare a vivere sotto un ponte, sul Tevere. La filosofia praticata da questo strampalato personaggio è ovviamente quella cinica, della quale può essere fatta valere la definizione datane da Oscar Wilde: «Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere».

Considerando le cose per quello che sono, e non come dovrebbero essere, si produce un proficuo abbassamento del punto di vista secondo il quale noi, in genere, tendiamo invece a prenderci sempre molto sul serio, e soprattutto a prendere sul serio tutto ciò che ci riguarda, con l’effetto di sminuire o denigrare il resto.

A ben vedere ogni discriminazione, ogni emarginazione comincia proprio quando abbandoniamo la considerazione delle cose per quello che sono e vi sovrapponiamo un dover essere irrealistico e pretenzioso, una vera e propria maschera dell’esistente. Per mettere in pratica una lezione del genere consideriamo adesso il destino di altri Mozziconi, meno poetici ma più vicini a noi. La scorsa settimana, per esempio, a Bolzano, sotto il ponte Talvera, si sono incendiati alcuni materassi o cartoni usati come giacigli.

Una vampata, per fortuna subito spenta dai vigili del fuoco, che ha riproposto alla cittadinanza il problema della discrepanza tra le cose come sono e come dovrebbero essere. Chiaramente, che qualcuno dorma sotto un ponte è qualcosa che non dovrebbe accadere. Al di là del delicato riferimento letterario dal quale siamo partiti, non c’è infatti molta gloria nel passare la notte al freddo, tra privazioni di ogni genere. Anche se qualcuno può finire sotto un ponte o sotto un porticato per scelta, magari perché tenacemente fedele a una propria imperscrutabile ostinazione a perseguire le cose come sono, la maggior parte di quelli che ci finiscono preferirebbe trovare una sistemazione più confortevole ed è (non solo sarebbe) compito dell’amministrazione comunale adottare le soluzioni necessarie al fine di ridurre il numero dei clochard al minimo indispensabile. Perché ciò non accade? Le risposte sono molte e mescolano pigri richiami alla tolleranza (in questo senso le cose non vengono prese per quello che sono, ma sono lasciate nello stato, spesso deplorevole, in cui sono) o ancora più irrealistici sogni di cancellare la povertà, la disperazione o anche semplicemente la diversità e la solitudine dalla faccia della terra. Alla fine del breve romanzo di Malerba, Mozziconi combina un bello scherzo all’amministrazione comunale di Roma. Riesce infatti a scrivere una parola (non sveliamo quale) usando dei cespugli di ciliegio marino, per rivolgere così il suo messaggio di denuncia a tutti coloro che usavano le rive del Tevere — ma potrebbe essere anche il nostro Talvera — per nascondere le proprie debolezze.

Corriere dell’Alto Adige, 28 marzo 2019

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