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Mr. Ciak - Speciale Halloween: 1922, It Comes at Night, Leatherface, Annabelle 2, Berlin Syndrome

Creato il 27 ottobre 2017 da Mik_94
Mr. Ciak - Speciale Halloween: 1922, It Comes at Night, Leatherface, Annabelle 2, Berlin Syndrome Il sommo Stephen King ha potuto soffiare sulle sue settanta candeline con la pace nel cuore. Quest'anno, l'autore horror storicamente maltrattato nel passaggio dalla carta alla pellicola è stato infatti fortunatissimo. Non soltanto un It all'altezza delle aspettative, infatti, a scacciare i prevedibili flop di The Mist e La Torre Nera. Complice Netflix, hanno gridato lunga vita al Re prima Mike Flanagan, poi questo 1922 uscito all'ombra del più pubblicizzato Pennywise. Ispirato a un racconto non di mia conoscenza, il film del promettente Zak Hilditch è la tragedia americana che forse non ci si aspetta. Un irriconoscibile Thomas Jane, uomo avido e tutto d'un pezzo, sgozza Molly Parker con la complicità del figlio adolescente. Se la moglie sognava la di città, i negozi alla moda, i protagonisti – strenuamente legati a una terra che neanche era la loro, a relazioni di buon vicinato che purtroppo non passeranno l'inverno – salvaguardano quella loro esistenza umile, dimessa, a costo della vita altrui. Il cadavere della donna di casa è lì, che si deteriora nel pozzo. Il tarlo dell'ossessione somiglia a un'orda di ratti che si riversano dagli interstizi e dalle tubature. Rosicchiano i nervi, tormentano le anime. Tutto precipita, e la violenza chiama violenza. Non se ne esce: mai. Il bene che fai porta fortuna, si dice. E il male? Dramma della coscienza lugubre e marcescente, che di horror ha soltanto i picchi della colonna sonora e le significative visioni di morte, 1922 è il King rètro che aspettavamo senza ansie. A tratti, eppure, sembra John Steinbeck. Di uomini e topi si parla, letteralmente. E della confessione senza fondo di un uxoricida messo a dura prova dagli agenti atmosferici e dal senso di colpa, in un quattro lunghe stagioni che, mentre sei impegnato a contarle, ti rubano sotto gli occhi i membri della famiglia – uno per uno – e l'illusione fantasma della prosperità. (7)
Mr. Ciak - Speciale Halloween: 1922, It Comes at Night, Leatherface, Annabelle 2, Berlin SyndromeUn padre, una madre, un figlio. La minaccia del bosco e, quando il sole picchia, passeggiate con i fucili puntati. Contro un misterioso contagio che ha condotto gli Stati Uniti alla rovina, si resiste facendo affidamento alle leggi della famiglia e alle maschere anti-gas. Finché non bussa un estraneo, sano come un pesce, che propone una proficua collaborazione: si trasferisce lì con bambino e consorte. La convivenza mette a confronto due mondi, due coppie unite contro lo stesso pericolo senza nome. Come in un film di Shyamalan, tra gli alberi fruscia un male che non si svela mai. Il cane, intanto, latra. It Comes at Night, realizzato con costi ridotti e un cast esiguo (segnalo la presenza di Joel Edgerton, burbero patriarca, e Riley Keough, ospite così bella da spingere a pensieri maliziosi l'adolescente di casa), è un survival festivaliero girato in gran segreto. La critica americana parlava di Trey Edward Shults con un senso d'attesa parzialmente ingiustificato e paragoni esaltanti ma ingannevoli. Per quanto solido e ben scritto, assolutamente apprezzabile, il suo è un film senza grandi misteri, con la sintassi consueta del cinema indie e le ambientazioni di Into the Forest e Z for Zachariah – prodotti forse meno significativi, ma con gli stessi ritmi lenti, spaccati psicologici di insindacabile accuratezza e un'amarezza diffusa. Cosa succede se, in un cottage con le finestre sbarrate e le assi alla porta, in realtà è notte anche in pieno giorno? Fanno il loro ingresso il disagio, lo stare fissi sul chi va là, e non c'è arma che possa proteggerti dal sospetto dell'altro e dagli equilibri che, inevitabilmente, la novità della convivenza infrange. La paura dell'esterno li confina in un ambiente teso, claustrofobico, in cui il mostro è un loro simile. Riflessioni sparse, non troppo originali ma mirate, di un horror psicologico (o meglio, sociologico) che diventa prima campo di battaglia tra il dentro e il fuori; poi guerra civile che, in pochi metri quadri, logora e divide. (7)
Mr. Ciak - Speciale Halloween: 1922, It Comes at Night, Leatherface, Annabelle 2, Berlin SyndromeRicevere una motosega come regalo di compleanno. E, tra gli applausi e le incitazioni dei parenti, metterla in moto e rivolgerla contro il primo malcapitato. Piccoli assassini crescono, nell'ennesimo film ispirato ai mostri del compianto Tobe Hooper. Ci si guadagna, così, una scontata adolescenza in un ospedale psichiatrico, nonostante il gran scalpitare della matriarca Lili Taylor. E da quell'istituto che non disprezza l'elettroshock e le maniere forti, una notte, si scappa in tanti con un piccolo pretesto, trascinandosi dietro un'infermiera costretta suo malgrado a fidarsi del più docile tra loro. La struttura on the road e i personaggi depravati, trucidi, ricordano il primissimo Rob Zombie o Robert Rodriguez. Sulle loro tracce, gli agenti Stephen Dorff e Finn Jones – senza troppe sorprese, più selvaggi e cattivi della gang di psicopatici in libertà. C'è un interessante cambio di rotta nel momento in cui prima si invertono i ruoli di potere, poi cambiano bruscamente le preferenze dello spettatore. Gli inseguitori diventano inseguiti, o viceversa. I cattivi tenenti del profondo Texas degli anni Sessanta ci tentano, quasi, con il crimine preferito alla legge. Leatherface, film a sé sul primo amore e la cruenta adolescenza del membro più famigerato della famiglia Hewitt, è un horror dalla parte dei cattivi. Reboot trascurabile, sì, ma con la mano pesante dei registi del cult francese A l'interieur. Più europeo che americano: sporco, con sangue a fiumi, necrofilia e una trama che abbozza perfino un colpo di scena, nel tirare le conclusioni. C'è del buono, insomma, nel cattivo gusto di Alexandre Baustillo e Julien Maury. Adesso, prego, apritegli porte che non somiglino più a questa qui. (5,5)
Mr. Ciak - Speciale Halloween: 1922, It Comes at Night, Leatherface, Annabelle 2, Berlin Syndrome Il prequel di uno spin-off: pessime premesse, e invece. Come il dignitosissimo Ouija 2 – con cui ha in comune, oltre alla cura degli interni e al fascino della ricostruzione storica, anche la presenza della piccola Lulu Wilson –, Annabelle: Creation sceglie atmosfere vintage e gli anni Cinquanta. Ci sono una casa di campagna, una famiglia addolorata per la perdita dell'unica figlia, uno spettro che utilizza il lutto e un'inquietante bambola di porcellana come canale. Ne viene fuori un horror classico, derivativo, certamente perdibile, che ha il pregio di saper cosa fare dei silenzi, dei coni d'ombra, del suo assurdo senso di attesa. Cosa si muove negli angoli bui? Perché i bambini, candidi e vulnerabili, sanno risultare eppure tanto inquietanti? Fedele alla mitologia a cui ha dato il via James Wan che qui si limita a produrre, ma presta il suo sguardo al Sandberg dell'orribile Lights Out –, il prequel gioca con lo spazio filmico e tutti i cliché del caso. Ecco le luci ballerine, i montacarichi tremolanti, le storie di fantasmi sotto le coperte, un pozzo nero in cui si rischia di essere tirati giù; le rarissime concessioni allo splatter e, nonostante la pochezza della trama, una cura che ipnotizza lo spettatore più attento alla forma che alla sostanza. Creation si prende il suo tempo. Troppo, forse, per approfondire le storie – melense, a tratti – di un gruppo di sfortunate orfane dickensiane. Troppo poco per chiudere il cerchio o colmare le falle. Fa sobbalzare, ma non spaventa. Convince ugualmente, se la paura è sopravvalutata e ci si accontenta di altro. Qualcuno, infatti, ha confezionato per Annabelle – vedasi la cura del comporto tecnico, l'eleganza degli interni, la studiata suggestione che si annida nei segreti dei campi lunghi – un gran bel pacco regalo. Scartatelo in fretta. Prima che Halloween e la voglia di accontentarsi passi in fretta. Prima che l'orrida bambola, impaziente, trovi da sé uno strappo attraverso cui tormentarvi. (6,5)
Mr. Ciak - Speciale Halloween: 1922, It Comes at Night, Leatherface, Annabelle 2, Berlin SyndromeUna turista australiana con lo Reflex al collo incontra un ragazzo di quelle parti, rispettabile professore di inglese. Siamo nella stessa Germania affascinante e sgranata di quel Victoria girato d'un fiato. Berlin Syndrome, presentato in anteprima al Sundance e immancabilmente al Festival di Berlino, sembrerebbe un boy meets girl di quelli che tanto mi piacciono. Si passeggia chiacchierando, ci si conosce ingannano il poco tempo a disposizione. Teresa Palmer e Max Riemelt (sì, proprio il biondo del compianto Sense8) sono belli, bravissimi, presi. Lei sta per tornare a casa e lui, innamorato già al primo sguardo, vorrebbe che restasse. Nessuno ti potrà sentire, le sussurra al culmine della passione. Un invito ad abbandonarsi al piacere, o una minaccia? Berlin Syndrome sembrerebbe una rilettura europea, indipendente, di un'Attrazione fatale a rovescio. Riemelt la chiude in casa, la lega alla tastiera del letto e, dopo un tentativo di fuga, le spappola le dita. Sembrerebbe, ancora, un rape and revange: ci sono le violenze fisiche e psicologiche, infatti, e il desiderio costante di insorgere. Il thriller psicologico di Cate Shortland è niente di tutto ciò, ma anche tutte e tre le cose insieme. Ha un occhio interessante, due ottime performance, un sociopatico dal profilo insolito – rispettato dai suoi studenti, popolare tra i colleghi, premuroso con il padre morente. Fa sì che lei abbia bisogno di lui, che diventi il suo mondo – usando ora la carota e ora il bastone, ammaestrandola. Il sesso non sembra più stupro. La cattività appare una scelta di vita. Accurato e sottile, Berlin Syndrome è però di una lentezza e una ripetitività snervanti. Una prigionia resa nel dettaglio: troppo? Difetti grandi e piccoli, forse, di una regia a lungo indecisa tra il dramma e la vendetta? (6)

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