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Mummia, Djed

Creato il 08 aprile 2020 da Chinalski

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Mùmmia
Dal latino medievale mummia, e questo dall’arabo mūmiyya (forse derivato da mūm ‘cera’), nome che nell’uso degli Arabi d’Egitto indicò la materia adoperata per l’imbalsamazione, costituita di bitume, pece ecc.; con valore analogo il termine fu usato anche dagli alchimisti.
Sostantivo femminile.
1. Cadavere imbalsamato con il sistema della mummificazione usato nell’antico Egitto, dove la salma, dopo una serie di trattamenti volti alla sua conservazione, veniva generalmente avvolta in bende di lino e chiusa nel sarcofago.
(estensione) Cadavere trattato con qualsiasi altro metodo di imbalsamazione o conservatosi grazie a particolari condizioni climatiche e ambientali.
Sacco a mummia: sacco a pelo stretto verso la parte dei piedi e aperto solo parzialmente nella parte superiore, conformata in modo da costituire una sorta di cappuccio; ricorda l’aspetto con cui si presentano le mummie egiziane.
In similitudini e usi figurati, di persona dal corpo rinsecchito, generalmente a causa dell’età, con il viso grinzoso e segnato dalle rughe: le vecchie mummie dell’accademia; o di persona, specialmente anziana, chiusa in idee antiquate e anguste, incapace di comprendere le esigenze e lo spirito dei nuovi tempi: non voglio essere una mummia di fronte alla vita che irrompe (Palazzeschi); anche, di persona che, trovandosi insieme con altre, non parla, non partecipa alla conversazione o alla discussione, o si mostra assente, addormentata, ottusa: di’ anche tu il tuo parere, non stare lì come una mummia.
2. (antico, toscano) Maschera, persona mascherata: stare alla finestra a vedere il passaggio delle mummie; fare le mummie, mascherarsi.
Fare le mummie: con accezione particolare ma di non sicura interpretazione, cercare di nascondersi, di non farsi riconoscere, di passare inosservato: In questo Ganellon conosciuto hanno, Che faceva le mummie (Pulci).
3. In patologia vegetale, frutto alterato per effetto della mummificazione.

Una (parola) giapponese a Roma

Djed [dZed]
Voce egizia, propriamente ‘stabilità, presenza’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione, storia) Nella religione degli antichi Egizi è la rappresentazione della spina dorsale del dio Osiride, re dell’Oltretomba. Per gli Egizi la spina dorsale era sede del fluido vitale e simboleggiava la stabilità (ḍdi, parola da cui ha origine "Djed", significa appunto ‘essere stabile’) e la vita eterna. Il geroglifico che lo rappresenta somiglia a un pilastro.
Era un simbolo sacro importante per gli egizi, tanto che nei dipinti parietali è colorato col prezioso turchese, ed era già presente prima di venire associato ad Osiride: nel neolitico era rappresentato come una sorta di feticcio o di amuleto. Viene anche considerato una rappresentazione della vittoria del bene sul male, come accade dopo il mito della morte di Osiride, ucciso dal fratello Seth ma vendicato da Horus, o a un tronco. Talvolta, con in mano una verga o un bastone, era antropomorfizzato.


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