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Museo Filangieri di Napoli: riaperto dopo anni di silenzio

Creato il 29 novembre 2014 da Vesuviolive

Museo Filangieri di Napoli: riaperto dopo anni di silenzio

Dopo anni e anni di chiusura finalmente il Museo Civico Filangieri a Napoli torna a spalancare le sue porte per il pubblico, dal martedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 18.00, il giovedì riservato a eventi e incontri speciali, come concerti ed esibizioni di musica classica.

Il Filangieri è un museo privato situato precisamente lungo via Duomo, ubicato in Palazzo Como, un palazzo quattrocentesco riaperto alle visite di turisti e alla fruizione pubblica dopo ben 13 anni di chiusura. Nel luglio del 2013 infatti è nata l’Associazione Salviamo il Museo Filangieri ONLUS che promuove, valorizza e sostiene il museo in tutte le sue attività e ne diffonde la conoscenza e l’importanza storico-artistica.

Statua di Filangieri a S.Maria di Piedigrotta, Napoli.

Statua di Filangieri a S.Maria di Piedigrotta, Napoli.

L’allestimento del museo si deve a Gaetano Filangieri, Principe di Satriano, che nel 1881 propose al Consiglio del Comune di allocare le sue personali raccolte d’arte in quel che restava di Palazzo Como, rara testimonianza storica dell’architettura rinascimentale fiorentina a Napoli. Dell’edificio del ‘400 non rimaneva che la possente facciata realizzata in bugnato e i muri perimetrali laterali, mentre l’invaso era completamente vuoto e senza copertura. L’offerta del Principe venne valutata dal Municipio molto allettante in quanto la possibilità di poter istituire un “Museo Civico” venne subito valutata come un’ottima proposta. Nel 1883 cominciarono i lavori di riedificazione e di ripristino finanziati completamente dal Principe che videro principalmente l’allineamento del palazzo con l’arteria di via Duomo; i lavori terminarono nel 1888 e l’apertura al pubblico avvenne nello stesso anno.

Facciata Palazzo Como.

Facciata Palazzo Como.

A causa della guerra e di svariati incendi per opera dei tedeschi, parecchio materiale del Filangieri venne perduto o distrutto; del patrimonio del museo infatti si salvarono circa 40 dipinti e una cassa che conteneva armi antiche. Nel 1946 Bruno Molajoli, Sovrintendente alle gallerie napoletane, insieme a Riccardo Filangieri, allora curatore del museo e direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, rivolse un appello ai napoletani per tentare di reintegrare le raccolte andate distrutte. Nel 1948 per opera del Museo San Martino e del Museo Duca di Martina, il Filangieri fu riaperto al pubblico, grazie anche alle generose offerte e numerose donazioni di Filippo Perrone, Mario De Ciccio, Salvatore Romano (mercante d’arte e antiquario italiano che donò l’intera sua collezione alla città di Firenze – ndr) e ai prestiti effettuati dai depositi e magazzini del Museo di Capodimonte.

Sala Agata, Museo Filangieri.

Sala Agata, Museo Filangieri.

La collezione conservata al Museo Filangieri, eterogenea e variegata nella sua raccolta, vanta più di 3mila oggetti, differenti per datazione e provenienza. Vengono custoditi difatti esemplari di arte applicata, quali maioliche, porcellane, biscuit (tipo di porcellana bianca molto pregiata del XIX secolo – ndr), avori, medaglie, armature ma sopratutto moltissime armi antiche; è possibile ammirare inoltre dipinti e sculture del XVI secolo e pastori presepiali risalenti al XVIII secolo; meravigliosa è la biblioteca dotata di circa 30mila volumi e un archivio storico che protegge documenti risalenti al XIII secolo. La ricca quadreria raccoglie in primis dipinti del ‘600 napoletano e tra le opere più importanti spiccano quadri di Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Battistello Caracciolo, Mattia Preti; la punta di diamante della pinacoteca è senza dubbio Santa Maria Egiziaca dello “Spagnoletto” Ribera.

Interno Museo Filangieri.

Interno Museo Filangieri.

Per informazioni e/o prenotazione è possibile visitare il sito internet (www.salviamoilmuseofilangieri.org – ndr) o chiamare allo 081/203175 per poter prendere parte ai fascinosi concerti di musica classica; per quest’anno sono previsti: Mozart, Debussy, il tardo romanticismo, la scuola napoletana del ‘700 e tanto altro ancora.


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