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Music to light your joints to #17 – Italia, di terra bella uguale non ce n’è

Creato il 06 aprile 2016 da Cicciorusso

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L’Italia, tranne alcune nobili eccezioni, è da sempre ai margini del satanismo che conta ed ha spesso deficitato nell’elaborare un suono che potesse essere facilmente riconosciuto come italico e apprezzato come tale. Il nuovo numero di musica per farsi le canne vuole ribaltare questo assioma e vi propone una breve carrellata di eccellenze oscure del bel paese, nomi che vi renderanno fieri di sventolare il tricolore nelle tradizionali occasioni mondane fatte di sacrifizi umani e messe nere. In quest’ottica gli Abysmal Grief sono molto più di un semplice nome storico ma rappresentano al meglio quella che è la via nostrana al satanismo da supermercato. Se mai è esistita una qualche forma di sound italico, la band di Genova lo rappresenta in pieno: nel favoloso ultimo album intitolato Strange Rites of Evil la vocazione progressiva tipica di Goblin, Jacula, eccetera si fonde con il sound oscuro di Paul Chain e si sublima in maniera più che mai compiuta. Sì, va bene, l’album non è davvero nuovo (è uscito lo scorso novembre) ma non sarà certo qualche mese più o in meno il motivo per non segnalarvelo, tanto se leggete e apprezzate questo blog non credo lo facciate certo perché siamo gente che sta sul pezzo quanto piuttosto per le nostre ‘opinioni altamente competenti et ragionate’. Un lavoro solidissimo, si diceva, i cui i brani sono uno meglio dell’altro, a partire dalla ritualistica Nomen Omen fino al finale accelerato Dressed in Black Cloaks. Trova posto anche una ottima cover di Child Of Darkness dei Bedemon (oh ma quanto sono fichi i Bedemon?). All’oramai incombente prossimo Roadburn uno delle sovrapposizioni più dolorose sarà proprio il loro coincidere con i Black Mountain sul finale della prima serata. La scelta sarà ovviamente difficile, tra gli elementi che potrebbero far pendere l’ago della bilancia verso i nostri conterranei c’è sicuramente il racconto fatto dalla ragazza del Masticatore secondo la quale ad un recente concerto il cantante aveva un barattolone di vermi che lanciava sul pubblico, e capirete che cose così non si possono certo perdere. Vedremo, penso che deciderò all’ultimo in base alle sensazioni del momento e al quantitativo di stupefacenti in circolo nel mio sistema nervoso.

Non troppo tempo fa sono stato ad una delle serate più epiche della storia, anzi non era manco una serata perché era una cosa che si è svolta di pomeriggio, l’hanno fatto a quell’ora perché il pub non aveva i permessi per la musica allora i proprietari hanno inventato degli ipotetici lavori di ristrutturazione per giustificarsi del fracasso pomeridiano con i residenti. Ma non c’erano da rifare né gli impianti né i pavimenti e intorno alle cinque di pomeriggio hanno acceso gli ampli per permettere ai Nineleven di far ben più casino di qualsivoglia ditta di lavori edili. Su Spotify potete ascoltare il loro ep, cinque pezzi che vi consiglio vivamente, riff pesantissimi suonati a due all’ora ma anche qualcosa di più: il finale con Deep Space parte in divagazioni liquide abbastanza sorprendenti nel contesto mortuario generale. Al concerto l’ultimo pezzo in scaletta si intitolava Misantropus in onore ai maestri di Latina loro conterranei (su cui ritorneremo fra un attimo) con i quali hanno più di qualche affinità. La band a seguire erano i furibondi MalClango, tre tipi (una batteria due bassi) che suonano con delle maschere da scimmioni sulla faccia e ad ogni concerto rischiano di lasciarci la pelle perché le maschere gli rendono difficoltosa la respirazione. Onore. Eventi come questi non si possono non definire importanti mi auguro che al più presto sia pianificato l’ampliamento dei bagni del locale.

Dopo averci girato intorno arriviamo finalmente ai miei amati Misantropus, culto assoluto personale come ho già avuto modo di affermare varie occasioni. La band dei fratelli Sanniti dopo una latitanza discografica piuttosto lunga si è accasata presso la storica Minotauro records, etichetta il cui contributo al metallo nazionale non devo stare certo a ribadire. Il nuovo album (anche qui vale lo stesso discorso di prima, è uscito nel 2015) ci propone una quarantina di minuti della loro consueta ruralità elettrica in cui si alternano suoni tombali e la tipica propensione al riff più spinto. In The Gnomes le variazioni sono ridotte particolarmente all’osso, forse mi sbaglio ma ho l’impressione che l’album sia stato concepito come un unico brano diviso in quattro sezioni. Compratelo in massa che voglio ne facciano uscire ancora e ancora.

Chiudiamo questo numero patriottico con l’esordio sulla lunga distanza dei Funeral Mantra, esponenti della sempre più folta armata dello stoner capitolino, contesto rispetto al quale presentano anche alcune sostanziali differenze. Nello specifico ascoltando Afterglow sembra emergere un’estrazione più rozzamente metallara che rivolge lo sguardo anche alla parte pesante degli anni 90 (a me a tratti fanno venire alla mente gli Entombed). E’ una variazione sul tema che ci sta tutta anche perché si sposa bene con una capacità di scrivere pezzi dalla struttura classica che trovano il centro in chorus davvero parecchio efficaci nel bilanciamento di classicità e linee vocali belle massicce. Quindi in conclusione, Italia popolo di poeti, santi, navigatori e tutta quella roba lì ma da oggi anche terra di legioni devote al caprone. Pape Satàn, pape Satàn aleppe!



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