Musica corsara: le canzoni di Pasolini

Creato il 03 novembre 2014 da Annalina55

In occasione dell’anniversario della tragica, violenta e assurda scomparsa (avvenuta il 2 novembre 1975) di Pier Paolo Pasolini, gigante della cultura italiana e mondiale, vorremmo provare a ricordarlo lasciando per un momento da parte il Pasolini poeta, scrittore, regista, intellettuale per soffermarci su un lato artistico poco considerato, Pasolini paroliere e amante della musica. Nella lingua italiana il termine paroliere ha un che di dispregiativo in quanto lo si abbina solitamente alla musica leggera, alla “canzonetta”, ma è d’uopo ricordare quali meravigliosi versi hanno saputo scrivere, negli anni, artisti quali Mogol, De Andrè, Guccini, Di Giacomo, abbinandoli ad altrettanto efficaci melodie.

Non potevano certo sfuggire le potenzialità di questo connubio ad un sensibilissimo intellettuale come Pasolini, sempre in cerca di nuove modalità di espressione che gli consentissero di allargare il suo orizzonte culturale. Nascono cosi delle composizioni in versi che si sublimano nelle note di maestri quali Ennio Morricone o Piero Piccioni e prendono vita grazie alla voce di interpreti come Laura Betti, Domenico Modugno e Sergio Endrigo.

Pasolini, che considerava la musica come l’unica azione espressiva alta e indefinibile, amava la musica colta, Bach e Mozart in particolare, ma al contempo non poteva non allontarsi dalla passione per la canzone popolare: il dialetto, lingua materna e ancestrale, è contrapposta all’italiano, lingua del padre e simbolo di un ordine borghese. Afferma lo stesso Pasolini nel 1956:

“Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Personalmente, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia”. (Pierpaolo Pasolini- Intervista ad “Avanguardia”-1956)

E ancora: “Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni… non mi si è presentata l’occasione… credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia”.
Questa fascinazione per il mondo delle sette note lo spinge a comporre piccoli gioielli quali Il valzer della toppa, Cristo Al Mandrione, Macrì Teresa detta Pazzia, Cocco Di Mamma, scritte in romanesco ed incise da artiste come Laura Betti e Gabriella Ferri, che si inquadrano perfettamente nella poetica pasoliniana fatta di periferie, “ragazzi di vita”, miseria, fame e violenza. Il corrispettivo in musica di capolavori cinematografici quali Accattone e Mamma Roma, dove i vinti, gli emarginati, i disadattati sono descritti in maniera molto più che realistica escludendo qualsiasi possibilità di riscatto o redenzione.

Ma non solo Roma, le sue periferie, le sue contraddizioni, il suo linguaggio sono fonte di ispirazione per Pasolini, ma anche la tematica pacifista, l’antimilitarismo, la pura poesia forniscono ottimo materiale per liriche stupende. Nascono così Il Soldato Di Napoleone, tratta dalla raccolta di poesie La Meglio Gioventù e musicata da Sergio Endrigo, Che Cosa Sono Le Nuvole, composta con frammenti tratti dall’Otello di Shakespeare e affidata alla voce di Domenico Modugno, Danze Della Sera (Suite In Modo Psichedelico), tratta dalla poesia Notturno ed interpretata dal gruppo Chetro & Co, C’è Forse Vita Sulla Terra, scritta a quattro mani con Dacia Maraini e riproposta dalla misconosciuta Daniela Davoli. Alcune composizioni pasoliniane si sono prestate, nel tempo, ad essere musicate da numerosi artisti,come La Recessione elaborata da Mino De Martino per Alice, a dimostrazione dello straordinaria compatibilità tra il suo modo di fare poesia e lo spartito.

Entrando nello specifico, soprattutto analizzando la musica in alcuni film diretti da Pasolini, si va dall’ascetismo di Accattone alla fisicità decadente di Salò, da una fase nazional-popolare (che si presenta come studio dell’epos degli umili) caratterizzata dall’apporto della musica classica di Bach, la quale “sacralizza” il proletariato, come si può notare anche ne Il Vangelo secondo Matteo, dove Pasolini al Coro della Matthäus Passion, affianca senza pregiudizi il Gloria dalla Missa Luba congolese: religiosità celeste e religiosità terrena si confondo meravigliosamente.
La musica sacra di Bach, inoltre, come nota Alessandro Cadoni, è tradizionalmente emblema di una classe colta borghese, ma viene applicata da Pasolini al modo della borgata creando un punto di rottura con la convenzionalità descrittiva imperante nel cinema, che prevedeva musiche popolari per commentare scene di gente comune, musiche di chiesa per scene religiose, ecc.. Strategia “eversiva” che accredita Pasolini come uno dei principali artefici del rinnovamento linguistico e dell’abbattimento dei luoghi comuni che investono il cinema d’autore negli anni ’60.

La vita, l’arte e, soprattutto, la morte di Pasolini hanno ispirato numerosi artisti che hanno dedicato al poeta friulano canzoni bellissime e commoventi: Lamento Per La Morte Di Pasolini di Giovanna Marini, Una Storia Sbagliata di Fabrizio De Andrè, A Pà di Francesco De Gregori, manifestano l’impatto che la forte personalità di Pasolini ha avuto anche sul mondo della musica. L’influenza in termini di tematiche, stile di scrittura e valenza letteraria è rintracciabile in molti autori contemporanei specie di scuola romana quali Franco Califano (Semo Gente De Borgata), Edoardo De Angelis (Lella), Francesco De Gregori (La Leva Calcistica Della Classe ’68), Antonello Venditti (Sora Rosa), Gabriella Ferri (Sempre) e Claudio Baglioni (E Me Lo Chiami Amore). In tutti loro è presente un scintilla del genio pasoliniano ogni qualvolta tentano di descrivere un certo tipo di realtà legata indissolubilmente al mondo delle periferie, della difficoltà del vivere ed a un tipo di umanità più povera materialmente ma più ricca spiritualmente. Chissà cos’altro avrebbe potuto fare Pasolini se quella lontana notte di novembre del 1975 non fosse mai arrivata…

Di Gabriele Gambardella


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