Napoli: la t-shirt “meglio vivi e contro la camorra” in-veste anche il progetto della Pennarola

Creato il 18 ottobre 2011 da Yourpluscommunication

«Meglio vivi e contro la camorra» questo il messaggio stampato sulle magliette presentate ieri pomeriggio alla libreria Trevis di piazza del Plebiscito a Napoli.

Oltre al numeroso pubblico, presenti anche il commissario regionale dei Verdi Francesco Borrelli, il segretario nazionale Angelo Bonelli e il coraggioso prete anti camorra Don Aniello Manganiello, (presente solo con lo spirito perché bloccato dai fastidiosi quando consuetudinari ritardi dei treni della Circumvesuviana).

La t-shirt, promossa dai Verdi ed esposta già in alcuni punti vendita, nasce in risposta alla vergognosa maglietta esposta in un negozio di Castellammare di Stabia, comune dell’hinterland napoletano, che riportava la scritta “meglio morto che pentito”.

La presentazione è stata più interessante del previsto infatti, il commissario regionale dei Verdi Borrelli, ha approfittato dell’occasione per annunciare una mobilitazione degli ecologisti al fine di raccogliere fondi per la benzina delle macchine della polizia e dei magistrati in Campania «è inammissibile che per mancanza di fondi si fermi l’attività di contrasto alla criminalità organizzata e alla ricerca di boss e di latitanti come il boss del cartello criminale dei Casalesi Zagaria».

Angelo Bonelli,segretario nazionale dei Verdi, invece, ha ribadito come il movimento ecologista sia schierato, senza se e senza ma, contro la camorra e per la vita ed ha invitato il neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ad essere protagonista di una forte campagna di sensibilizzazione contro la criminalità organizzata « è intollerabile che in una città che vuole definirsi di “respiro europeo”, si consumino scene vergognose come quella del camorrista che sfila in Rolls Royce nel rione, venendo anche calorosamente acclamato dalla folla. I verdi- ha continuato Bonelli- sono pronti a dare il proprio sostegno a quei giornalisti che quotidianamente raccontano storie di camorra e per questo sono minacciati dai clan, come nel caso dei cronisti di Metropolis che più volte sono stati intimiditi dai parenti del pentito Salvatore Belviso».

Alla presentazione della maglietta anti camorra è intervenuta anche Rita Pennarola, giornalista de “La Voce della Campania”, che ha presentato «La Via d’Uscita dalla camorra un percorso protetto di uscita dalla camorra per i minori e per le madri di Napoli».

Rita Pennarola ha posto l’attenzione sulle leggi attuali e le pratiche burocratiche connesse che oggi rendono impossibile (sia per il minore entrato nei giri della camorra sia per le loro madri) solo ipotizzare percorsi di rientro nella legalità evitando di esporsi a terribili rappresaglie.

Infatti se il giovane o la madre vogliono recarsi al commissariato, devono compilare una serie di moduli, esporsi a viso aperto, firmare con proprio nome e cognome un documento che può segnare, in molti casi, una condanna. Pratiche normali ma che diventano legate a quella ”ordinaria amministrazione” che mette a rischio la via della legalità.

Chi, invece, scoraggiato dalle possibili conseguenze di una denuncia diretta preferisce rivolgersi ad uno dei tanti preti anti-camorra, che ringraziando Dio esistono ancora, resterebbe ugualmente sotto il mirino della camorra. Il prete, infatti, non avrebbe materialmente gli strumenti per prevenire le conseguenze della dissociazione in termini di vendette sul giovane e la sua famiglia tenendo conto che diventerebbero un monito per gli altri.

Un velo pietoso, infine, è stato steso sulla scuola che, tranne per rare eccezioni, non offre un riferimento concreto rispetto all’ipotesi di scelte coraggiose ma rischiose.

Per ovviare a questi problemi oggettivi, “Il percorso protetto di uscita dalla camorra per i minori e per le madri di Napoli” proposto da Rita Pennarola, si struttura in 3 fasi.

La prima, chiamata dell’anonimato, garantisce al giovane ed alla madre l’anonimia (ciò che in passato si faceva con il numero verde anti-camorra che tanti ottimi risultati aveva procurato).

La seconda fase è caratterizzata dai centri d’ascolto e di aiuto che con il loro incessante lavoro sul territorio, sostengono i percorsi dei giovani per uscire dalla camorra.

Ed infine, la terza fase denominata “via d’uscita e conseguente riserva di posti”, prevede che il minore, dopo attente valutazioni, venga avviato ad un percorso scolastico altamente professionalizzante in altre località italiane e all’interno di strutture come quelle facenti capo all’Opus Dei ( che svolgono tale compito per chi è in grado di pagare).

All’interno di tali strutture, sarà necessario stabilire una riserva di posti, quindi, da destinare a quei giovani che vogliono uscire dalla camorra.

La finalità del nobile progetto non è di tipo investigativo: né i giovani, né le loro famiglie saranno chiamate a rivelare particolari sulla camorra.

Le risorse economiche volte a sostenere tale progetto, secondo Rita Pennarola, dovranno essere attinte principalmente dallo Stato attraverso il Viminale. Questo non vuole dire che anche altri enti, organizzazioni, istituzioni, come la Chiesa, non possano offrire sostegno a questa iniziativa con misure di carattere materiale e spirituale.

Giuseppe Parente


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