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Napoli, sospetti sull’incendio in via Sedile di Porto: iniziano le indagini

Creato il 24 febbraio 2018 da Vivicentro @vivicentro
Napoli, sospetti sull’incendio in via Sedile di Porto: iniziano le indagini

Napoli, è scoppiato un incendio doloso, che non ha provocato danni alle persone, poichè in casa non c’era nessuno, ma che ha fatto scattare l’allarme, mettendo in campo – almeno nella fase iniziale – sia i carabinieri del comando provinciale sia gli agenti di polizia della Digos. Le fiamme hanno divorato la porta blindata, una parte del corridoio di ingresso, le pareti di fronte. Hanno annerito e reso inservibile la parte iniziale di un’abitazione, una sorta di disimpegno d’accesso, lì al quarto piano di via Sedile di Porto, dove vive una famiglia di persone oneste – genitori e due figli piccoli – lavoratori estranei a fatti di cronaca nera.

In questa casa abita la cognata del giornalista Francesco Piccinini, il direttore del sito Fanpage, regista e autore dell’inchiesta «soldi insanguinati», vale a dire la vicenda che sta mettendo in rilievo possibili zone di opacità nel sistema di smistamento dei rifiuti in Campania. Le forze dell’ordine stanno investigando sull’accaduto, ma dalle loro indagini , per ora è emerso che negli ultimi mesi, non c’è stato alcun litigio o episodio di violenza che possa aver giustificato un incendio doloso di simile portata. E anche a scavare nella vita privata della famiglia che risiede nella casa colpita dalle fiamme, non sono emersi elementi degni di nota, almeno fino a questo punto.

Nessuna pista è esclusa, compresa quella che con questo atto, si sia voluto dare un avvertimento al regista autore dell’inchiesta fanpage. Quella di Fanpage è d’altronde un’inchiesta che si avvale di 900 ore di «girato», riprese ricavate nel corso di sei mesi di indagini sotto traccia da parte dell’ex boss pentito del rione Traiano. Materiale da dieci giorni finito sul tavolo dei pm Sergio Amato e Ilaria Sasso del Verme, che stanno conducendo le indagini sulla Sma (e sul filone legato alle gare per la rimozione delle ecoballe), che puntano a identificare volti e ruoli di possibili complici o comprimari in una storia di malaffare.

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