L’avvio della terza Repubblica appare ed è giusta la nota evidenziata da Nichi Vendola, come improntata alla restaurazione piuttosto che al riformismo. Il Presidente della Repubblica garantirà una continuità istituzionale, e ciò è implicito, ma sarà in grado di imporre la rivisitazione di Legge elettorale, giustizia, sanità, lavoro, impresa e politiche giovanili? Riconoscerà quella percentuale del 30% degli italiani che ha votato il M5S? Sbeffeggi ed epiteti del tipo “buffoni” di certo non rispondono alla correttezza istituzionale da assumere nei riguardi di neo parlamentari. Il Presidente della Repubblica ha sempre tenuto alto il valore e il significato della Res publica e ha evidenziato in diversi discorsi pubblici come i giovani debbano interessarsi ed occuparsi di politica. Ma per fare buona politica bisogna essere prima di tutto onesti cittadini e lavoratori. Interessarsi alla politica non può significare oggi procacciare voti per partiti che hanno deluso le aspettative della vecchia generazione, della nuova, con ovvie ripercussioni su quella che verrà. La politica oggi viene contestualizzata storicamente, studiando e leggendo si possono cogliere le difformità o le cesure storiche avvenute nel corso delle stagioni politiche. Riaffiorano quei gangli di unione e continuità che tentano di sconoscere medesima dignità parlamentare e politica a quel nuovo, finora rimasto incorruttibile all’ingresso nella stanza dei bottoni in quanto fautore di un interesse di un popolo non meramente considerato secondo estrazione sociale o protezione di partito. Il popolo odierno legge, si informa e non si lascia distrarre dall’informazione pilotata ma attraverso essa riesce a creare idee e innovazione. Il popolo odierno non è violento, odia la violenza e il compromesso, è più votato all’istituzione e alla legittimità di quanto si possa pensare, non si lascia trasportare dall’emotività del momento ma è riflessivo perché crede nelle proprie capacità e conosce gli strumenti per metterli alla prova. La lettura di libri come “Dalla Costituente a Tangentopoli, storia di leggi sbagliate” di G.Gargani; “Il giudice e lo storico” di C.Ginzburg, vedere lungometraggi come “Il divo” di P.Sorrentino o “Il muro di gomma” di M.Risi, solo a titolo di esempio, non sono forse dei modi legittimi per riappropriarsi di quella fetta di democrazia di cui oggi ci sentiamo un po’ tutti defraudati?